Emily Lowe

Lontane dagli stereotipi sociali del tempo le viaggiatrici dell’Ottocento, relegate a un ruolo marginale rispetto ai più noti viaggiatori maschi, sono entrate in contatto con una Sicilia antica, apprezzandone la bellezza e raccontandone  le caratteristiche intrinseche nei loro diari. La loro a differenza dei racconti tecnici e scientifici degli uomini sono racconti narrativi fitti di consigli, suggerimenti su come viaggiare, come comportarsi con i nativi, come scegliere l’abbigliamento e il giusto albergo. I loro diari parlano soprattutto delle donne siciliane, persone ospitali, attaccate alla famiglia ma per lo più succube di usi e costumi arretrati. Il viaggio in Sicilia per tutte queste donne è un’esperienza intensa una scoperta continua “Sentii che era arrivato il momento in cui due delle meraviglie della creazione, un vulcano innevato e la curiosità di una donna, si mettevano alla prova l’uno contro l’altra” scrive Emily Lowe nel suo “Unprotected femmales in Sicily, Calabria and on the top of  Mount Etna” datato 1859. Emily Lowe accompagnata dalla madre, era impensabile a quel tempo per una donna viaggiare sola, giunge in Sicilia nel 1857 esattamente a Palermo proveniente da Napoli. Dopo aver girato il capoluogo siciliano, e vissuto il macabro rito del cambio dei vestiti da parte dei parenti dei defunti nelle catacombe dei Cappuccini il 2 novembre, le due donne noleggiano un mezzo di trasporto che le conduce all’interno dell’isola. Quindi partono per Agrigento ma non seguono il tradizionale  itinerario che passa per Castellammare, Marsala, Castelvetrano e Selinunte. Preferiscono invece avventurarsi attraversando le impervie Madonie fino a Caltanisetta, utilizzando la carrozza della posta e accontentandosi di mangiare e dormire in misere locande.

In questo lungo pellegrinare madre e figlia giungono a Catania e dopo aver visitato la cattedrale, il museo Biscari, il convento dei Benedettini, iniziano la scalata sull’Etna che diventa più difficile del previsto. A metà tragitto infatti la neve le costringe a lasciare i muli e proseguire a piedi . Di fatto solo Emily continua nell’impresa, sua madre resta ad aspettarla nella Casa degli Inglesi. «L’Etna è una piramide che domina tutta la natura e tutto l’orizzonte intorno, i miseri esseri sulla sua sommità sono sospesi in aria e si limitano a tenersi in equilibrio con la loro povera coppia di piedi sulla cenere mobile, mentre tutta la Sicilia aspetta di ricevere le loro ossa quando, storditi per la caduta, rotolano sotto. […]. Il terreno anche se instabile è piacevolmente caldo sotto i nostri piedi, se non ci restiamo troppo a lungo. Qua e là il fumo che proviene dalle fessure della terra gialla sulfurea, chiamata «Papone del Cratere» e che dà una sensazione terribile di precarietà sottostante. […]. Ascolta, un suono! Dev’essere l’incudine di Vulcano». Meta successiva Siracusa dove visitano i luoghi della classicità e poi si suppone di un breve passaggio anche a Taormina, non documentato però nel libro, prima di giungere a Messina  che agli occhi delle due donne vittoriane appare una città povera ma molto pulita e con una nobiltà dignitosa. Ė Natale, Emily e la madre sono alla fine del loro tour siciliano, in viaggio verso la Calabria la giovane lady saluta la Sicilia definendola “Isola che possiedi tutto ma non godi di nulla”.

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