Lettere al direttore

Caro direttore,
le scrivo queste parole con le terribili immagini dell’alluvione di ieri ancora ben vivide ai miei occhi e con la tristezza nel cuore per le condizioni in cui versa la città di Giardini Naxos. Fare delle analisi a caldo significa cimentarsi in un esercizio difficile ed insidioso, si rischia di essere poco equilibrati, poco razionali, si rischia di cadere vittima della passione, tuttavia non mi asterrò dalle seguenti osservazioni. Probabilmente il punto più importante in tutta la vicenda riguarda la gestione del territorio che dagli anni 80’ a questa parte è stata implementata dalla classe politica locale. Sono d’accordo con chi dice che sarebbe troppo semplice liquidare la questione puntando il dito contro gli attuali (o passati, la differenza è assai sottile) amministratori, le radici dell’evidente speculazione edilizia di cui è stata vittima Giardini Naxos sono profonde e ben ramificate nel corso degli anni. Progetti quali quelli del porto turistico della Tecnis, la cooperativa “Il Gattopardo”, il centro polifunzionale (ex-bowling) in contrada Pallio, le recenti costruzioni/ampliamenti di locali sulla riva del mare in zona San Pancrazio sono solo delle appendici della pervicace, violenta, pericolosa opera edificatoria che ha interessato il nostro comprensorio. Le responsabilità, morali e politiche, sono ampie, e ben distribuite. Pur non essendo un tecnico (non mi avventurerò infatti in analisi ingegneristiche che non rientrano nelle mie competenze) non credo ci sia bisogno di referenze particolari per affermare le suddette osservazioni.

Un secondo elemento riguarda l’entità dei fenomeni atmosferici verificatisi nel comprensorio, l’ANSA stima in circa 200mm i picchi di pioggia che si sono abbattuti nella zona (circa il doppio della media stagionale), che anche in caso di encomiabile gestione del territorio non avrebbe permesso di evitare bensì di limitare la gravità dei danni subiti. Un terzo, e secondo la mia modesta opinione decisivo, elemento inerisce il funzionamento delle nostre moderne democrazie rappresentative (in ciò sta soprattutto l’analisi politica). La democrazia rappresentativa così come l’abbiamo sempre concepita non funziona più, fenomeni come l’eccessiva personalizzazione della politica, la rilevanza acquisita dai mezzi di comunicazione di massa, la mancanza di spazi e processi di aggregazione all’interno della comunità, spingono il cittadino/elettore ad essere sempre più oggetto e non soggetto della vita politica ed istituzionale del proprio paese, spettatore e non attore della stessa, e alimentano un progressivo depauperamento del capitale umano e sociale del territorio. Andare a votare (attività che fra l’altro coinvolge drammaticamente sempre meno persone) si inquadra già ad un livello di partecipazione molto basso, se noi concepiamo il voto come la firma di un assegno in bianco al politico di turno, anche la classe politica più sana ed efficiente andrà incontro prima o poi ad episodi di corruzione e decadimento. Il cittadino deve tornare ad essere il centro dell’attività politica, serve un nuovo umanesimo della politica raggiungibile solo attraverso nuove forme di partecipazione attiva (bilancio partecipato, referendum o altro tipo di consultazioni periodiche, comitati di quartiere, consigli comunali all’aperto con possibilità di intervento da parte di membri della società civile etc.) che stimolino e incentivino anche il controllo diretto degli elettori sugli eletti.

Nella mia esperienza politica locale ho dovuto mio malgrado fare i conti con il basso grado di partecipazione presente sul territorio, vedere una piazza semi-vuota, o riempita a prezzo di enormi fatiche, è sempre uno spettacolo triste e per certi versi allarmante specialmente in occasione di manifestazioni senza un colore politico di fondo come le recenti organizzate per fare informazione sul Porto Turistico della Tecnis. Mi piace immaginare che con un diverso grado di partecipazione e controllo politico da parte dei cittadini questa speculazione edilizia che tanto male ha fatto a Giardini sarebbe stata fortemente limitata.

Passata la tempesta occorre tuttavia anche pensare all’immediato futuro, leggendo il programma triennale delle opere pubbliche apparso all’albo pretorio il 4 di settembre si può notare l’assenza di grandi opere strutturali a salvaguardia del territorio, se è vero che esse richiedono un ingente quantità di fondi credo che occorrerebbe dirottare quelli necessari dai quasi 63 milioni di euro (per la quasi totalità composti da capitale pubblico) previsti dal piano su questo tipo di manufatti. Credo che sarebbe moralmente di forte impatto vedere TUTTI gli amministratori lavorare fianco a fianco con i cittadini per rimuovere tutti i detriti che ingombrano ancora strade e negozi e per portare il necessario aiuto e conforto alla comunità (come peraltro alcuni, pochi, stanno già facendo). Ritengo inoltre doveroso esplorare se vi siano le condizioni per richiedere la proclamazione dello “stato di emergenza” come previsto dall’art. 5 della legge 225 del 1992 possibilmente con un’azione comprensoriale al fine di ottenere risorse finanziarie volte ad aiutare soprattutto chi più duramente è stato colpito dall’alluvione. Desidero concludere con il più sentito auspicio che Giardini Naxos possa tornare alla normalità il più presto possibile, la cosa che più mi dispiace è di non poter essere lì a dare il mio contributo insieme ai tantissimi che si stanno spendendo per la comunità. Vorrei rivolgere un grosso abbraccio ed un invito a tener duro a tutti gli amici/concittadini di Giardini.

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