Tra tecnologia e tradizione – In fila per venti minuti, non di più. È questo il tempo impiegato per entrare nel padiglione di Israele situato a fianco del padiglione Italia. Sotto il sole c’è da attendere poco, ma non perché il padiglione è visitato da poche persone, ma la velocità è dovuta alla perfetta organizzazione israeliana. Entrano almeno cinquanta persone alla volta, le quali non vengono abbandonate a se stesse. Anzi, sono indirizzate nel percorso dall’alta tecnologia che ricorda la Silicon Valley made in Tel Aviv e da spiegazioni dettagliate che fanno di questo padiglione uno dei migliori di tutto l’Expo 2015 di Milano. Un Paese giovane, ma vecchio di tremila anni. In questo paradosso si snoda l’esperienza di Israele all’Esposizione universale. La nazione mediorientale, con semplicità e un’ottima comunicazione, fa conoscere al mondo le proprie eccellenze e la sua ricerca nel campo dell’agroalimentare e della bonifica dei deserti che fornisce assistenza in diverse parti del mondo, come in Canada e in Africa.

L’ingegneria agricola di Israele e il legame di questo popolo con la sua terra – Se l’agricoltura è un nuovo terreno fertile per gli universitari e i ricercatori, Israele con la sua ingegneria agricola ne è un esempio. Fuori dal padiglione, per tutti coloro che si trovano in fila e per i semplici passanti, si può ammirare il giardino verticale (presente in foto). Si tratta di una parete lunga 70 metri e alta 12 metri, in cui si trovano piante vive che cambiano fiori e colori con il trascorrere delle stagioni. Nel viaggio all’interno del padiglione i visitatori sentiranno parlare della grande opera di rimboschimento realizzata dal Fondo Nazionale Ebraico. Non mancheranno i riferimenti alla lotta contro la desertificazione, che fa di Israele uno dei paesi mondiali più avanzati di tutto il mondo. Il forte legame degli ebrei con la terra è un concetto che emerge con forza da questo padiglione, dove la sacralità della nazione è un tratto distintivo.

In linea con il tema dell’Expo – Altre sensazioni che possono essere recepite dai visitatori sono quelle legate all’importanza della ricerca nel settore agricolo. Un ambito cruciale per il mondo attuale e per quello che verrà. Israele, in questo settore, si dimostra un Paese pioniere, all’avanguardia e coglie nel vero senso della parola il tema “nutrire il Pianeta energia per la vita” dell’Expo 2015. Il percorso, all’interno del padiglione israeliano, si conclude nel migliore dei modi: appena si aprono le porte c’è un piccolo punto ristoro kosher in cui è possibile degustare alcune tipicità della cucina israeliana che racchiude le esperienze di diverse cucine, tra cui quella italiana. Si, vale la pena visitare questo padiglione. Sicuramente uno dei migliori dell’Expo milanese. Infine una curiosità per gli appassionati e non solo: sapevate che i pomodorini ciliegini, conosciuti anche come “pomodorini di Pachino, sono “un’invenzione” israeliana? È proprio così. Fu nel 1989 che l’azienda sementiera biotech israeliana, Hazera Genetics, introdusse in Sicilia attraverso Comes S.p.A, divenuta poi Cois 94 S.p.A, due nuove varietà di pomodori: il ciliegino Naomi e la varietà Rita a grappolo.

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