Calogero Serraino di Santo Stefano di Camastra, mentre modella vasi con l'argilla
Calogero Serraino di Santo Stefano di Camastra, mentre modella vasi con l'argilla

Santo Stefano di Camastra e la tradizione delle ceramiche – Non c’erano le grandi file come al padiglione Italia o a quello tedesco, dove per entrare si doveva aspettare almeno tre ore, ma il Cluster Bio-Mediterraneo ne ha fatti di passi avanti rispetto ai primi giorni dell’Expo, quando le critiche per l’organizzazione avevano fatto fare una figuraccia, in primis, alla Sicilia. Organizzazioni, esposizioni e cibo dell’area mediterranea. È questo, in sintesi, l’essenza del Cluster. All’ingresso c’era Calogero Serraino di Santo Stefano di Camastra, che si trova all’Expo dal 29 agosto è ha concluso la sua esperienza proprio ieri insieme al suo paese in provincia di Messina. Molte persone si fermavano ad assistere al lavoro del ragazzo del Liceo artistico, che modella vasi con l’argilla. Una vera e propria tradizione a Santo Stefano di Camastra, che ha approfittato dell’evento mondiale per farsi conoscere e sponsorizzare il proprio marchio.

Tra Ferdinando Scianna e l’opportunità dell’Expo – Già, se la città di Taormina, con il trascorrere delle settimane, è andata ridimensionando la propria presenza a Milano, considerando non prioritaria la partecipazione all’Esposizione universale, altri paesi e borghi di Sicilia credono all’Expo e non serve chissà cosa per capire che fanno bene. Tra i padiglioni e i Cluster, infatti, nascono delle relazioni tra delegazioni di vari paesi, che approfittano dell’Expo 2015 per tessere rapporti commerciali ed economici in generale con altre nazioni o regioni d’Italia. È un’occasione unica, perché qua, in questo momento storico, si trova l’ombelico del mondo. Tra questi stand del Cluster Bio-Mediterraneo c’era il fotografo Ferdinando Scianna che ha parlato del Mediterraneo come di un mare di storie: «Un luogo geografico è fatto di spazio e di tempo. Il tempo collettivo e quello degli individui che ne hanno costruito il volto e la storia. È questo quello che ne fa un luogo di appartenenza un luogo dell’anima».

Una parte di Sicilia al centro del mondo – E a proposito di luoghi dell’anima, come non ammirare i diversi padiglioni del Cluster Bio-Mediterraneo. Il più interessante è quello dell’Egitto, mentre curioso è quello di Malta modellato come se fosse un grande alveare. Serbia da un lato e Montenegro dall’altro, invece, mostrano la loro storia recente e Tunisia, Algeria e Libano fanno di tappeti e spezie il contesto principale degli spazi. Niente di particolare si nota in Grecia e a San Marino. Poi c’è la Sicilia tra granite e cannoli, ma non solo. C’è il Parco dei Nebrodi, che sponsorizza le proprie bellezze e invita i passanti a trascorrere qualche giorno immersi nella natura, c’è la città di Tusa con i propri negozi e ristoranti, non mancava qualche cartellone che ricordava l’unicità di Pantelleria, una piccola esposizione del Museo del mandorlo della Valle dei Templi. In sostanza c’erano alcune zone della Sicilia e un cartello recitava: «Sicilia, patrimonio di cultura, crocevia di popoli e civiltà al centro del Mediterraneo». Taormina, tu ci sarai?

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