Rosario Crocetta

“Dalla Sicilia che vorrei all’Italia che verrà” – Era il 2013 quando Rosario Crocetta ultimava il suo libro, “E io non ci sto”, che avrebbe dovuto sancire la sua ascesa politica in Sicilia e in Italia. Un testo biografico, pieno di sogni e di speranze. “Dalla Sicilia che vorrei all’Italia che verrà” era il sottotitolo, mentre molti politici ed esponenti della società civile si esponevano in prima persona per sottolineare la coerenza e la bravura dell’ex sindaco di Gela. Tra di loro c’erano personaggi che nello scenario comune consideriamo come uomini al di sopra degli scontri politici, delle rivalità. Potremmo accostarli a una parola che nella politica contemporanea sembra ormai smarrita: etica. Il riferimento è al cantautore catanese Franco Battiato e al prete antimafia don Ciotti. Sono stati proprio loro a esporsi in prima persona e senza troppi giri di parole in favore del governatore Rosario Crocetta.

Le parole di Battiato, don Ciotti e Pietro Grasso – Battiato, che è stato anche assessore per qualche mese, sosteneva: «Ho visto Crocetta e l’ho trovato travolgente», mentre il fondatore dell’associazione Libera era stato ancora più esplicito: «Riesce a intercettare i bisogni che emergono dalla strada e ad ascoltare la gente, sempre pronto a pagare di persona quando è in gioco la giustizia». E ciò che stupisce è la prefazione del libro scritta, addirittura, dall’attuale presidente del Senato Pietro Grasso. La seconda carica dello Stato dava del “tu” a Rosario e scriveva: «Posso ben dire che hai le dosi giuste di follia, incoscienza, passione civile e amore per la nostra terra per sfidare incrostazioni culturali, pregiudizi e quella propensione all’assuefazione che ha reso la nostra gente troppo chiusa e poco ribelle. Sei stato un uomo contro che però ha sempre amato le regole». Il presidente Grasso lo definiva come «un combattente dell’antimafia» e credeva nella forza del cambiamento della sua azione politica, in quel periodo ai suoi primi mesi di vita.

Soliti nodi – Oggi, con ogni probabilità, nessuno di questi tre esponenti della politica, della musica e della società civile italiana si esporrebbe in maniera così esplicita in favore del governatore della Sicilia. Sono trascorsi anni e l’azione politica di Crocetta si è ripiegata su se stessa, da rivoluzione si è trasformata in restaurazione e forse gli unici che lo sostengono in pubblico sono quei politici che qualche anno fa erano a fianco dell’ex presidente Raffaele Lombardo. Dalla sanità alle riforme regionali, passando per le autostrade (con l’incredibile vicenda del Cas che liquida in maniera sbrigativa un colosso come la Technital pur di gestire la direzione dei lavori della Siracusa-Gela), fino alla miniera della sanità e del turismo. La lista è lunga e Crocetta non è riuscito a sciogliere questi nodi. Anzi, in alcuni casi li ha ingarbugliati ancora di più. Curioso che nel suo libro, “E io non ci sto”, il presidente dedichi un capitolo alla criminalità organizzata e lo intitoli “conoscere la mafia”.

Discontinuità? No, continuità con il recente passato – Una sorta di professionista, di quelli che dopo la vicenda dell’ex assessore Lucia Borsellino (in realtà anche prima), hanno gettato la maschera e aperto un’ampia riflessione sul danno alla società da parte della mafia e di chi cerca di costruirsi un curriculum e una carriera (senza avere altri meriti) con la lotta al crimine. Infine il presidente, nel suo libro, parlava di segnale di discontinuità con il passato. “La Sicilia che vorrei”, dichiarava nell’ultimo capitolo. E la Sicilia che oggi esiste, però, è sin troppo legata con il suo recente passato. Lo è nei suoi storici problemi e nella classe politica che la governa. La sfortuna del governatore è aver scritto quel testo, che può essere confrontato, a distanza di due anni, con l’attuale situazione regionale. Già, verba volant scripta manent.

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