Lettere al direttore

Caro direttore,
desidero consegnare a lei ed ai suoi lettori questi pensieri di fine estate con l’auspicio che non risultino, né per lei né per loro, particolarmente prolissi e tediosi. Come è noto a tutti, l’estate che ci stiamo lasciando alle spalle ha rappresentato un momento davvero delicato per la comunità cui appartengo, flagellata da 5 anni di stagnazione politica e con l’onere di un debito plurimilionario che saremo costretti a pagare per molto tempo ancora. Mi riferisco ovviamente al momento elettorale che sta ancora trascinandosi, a mio modo di vedere, lungo una scia velenosa dipanatasi dal 2 giugno a questa parte. Che sia ormai superfluo entrare nel merito di un risultato ormai acquisito (salvo clamorose sorprese dalla sentenza che arriverà a novembre sui due ricorsi presentati) penso sia un’ovvietà su cui chiunque possa concordare. Quello che avevamo da dirci ce lo siamo detti, apertamente e liberamente, in campagna elettorale. I cittadini, quei pochi (non trovo a mio parere aggettivo più adatto considerato che stiamo parlando di elezioni comunali per le quali è lecito aspettarsi una percentuale non di molto inferiore al 75-80%), che sono andati a votare hanno preso una decisione che tutti abbiamo l’obbligo di rispettare pur nella libertà di poterla anche non condividere.

Ciò che chiamiamo democrazia si concretizza proprio nella possibilità di scegliere e di assumersi le responsabilità della scelta compiuta (cosa che, ad esempio, a livello nazionale ci è negata da quasi tre anni). Abbiamo dunque una maggioranza che deve amministrare nel rispetto delle prerogative che le leggi dello stato e i regolamenti istituzionali assegnano alle opposizioni. E’ ancora presto per trarre un primo giudizio su questo punto, ma la mia sensazione è che l’attuale amministrazione (simile alla precedente con solo alcuni elementi di discontinuità) debba ancora riuscire a cambiare passo se vuole lasciarsi alle spalle l’immobilismo degli ultimi anni, magari dopo la tradizionale festa dell’otto settembre, da sempre spartiacque nella storia del nostro paese. Sull’altra riva del fiume abbiamo invece l’opposizione, quella istituzionale e quella extra-istituzionale a cui, nonostante l’atona ironia di qualcuno che mi lascia totalmente indifferente, mi sento di appartenere in toto. Se qualcuno pensa che il ruolo dell’opposizione sia quello di erigere delle barricate sulle proprie posizioni e trincerarsi dietro di esse rimanendo fermi mentre l’ambiente che ci circonda continua ad evolversi e mutare, delegittimando nel frattempo le istituzioni (le istituzioni, appunto, non le persone, questo ci tengo ad evidenziarlo), ebbene credo proprio che abbia sbagliato mestiere.

Ho apprezzato moltissimo, a questo proposito, un recente intervento del capogruppo di minoranza, Alessandro Costantino, il quale affermava, giustamente, che l’opposizione non siede in Consiglio Comunale soltanto per alzare un braccio o dire sempre di “no”. Il ruolo dell’opposizione è invece quello di proporre una visione politica alternativa rispetto a quella della maggioranza, vigilando con solerzia e precisione su come vengono gestite le istituzioni ma senza metterne in dubbio ruolo e legittimità.

Sul ruolo della cosiddetta “società civile”: La politica non ha, tuttavia, un primato assoluto all’interno della società, che io immagino in chiave organicistica. Anche la cosiddetta “società civile” o, se più vi aggrada, il cosiddetto “capitale sociale” svolge un ruolo fondamentale nella crescita, nella maturazione, nel radicamento di una collettività. Esso è costituito dal mondo dell’associazionismo di ogni tipo, culturale, orientato al volontariato, sportivo. Anche le iniziative dei singoli vanno annoverate in questa categoria. Forse è questa la prospettiva attraverso la quale è possibile essere più ottimisti a Giardini Naxos. E’ difficile non notare in questo campo, rispetto al recente passato, un fiorire di attività ed iniziative dall’ottima ricaduta sul territorio portate avanti sia da associazioni sia da singoli volontari che si spendono per Giardini senza troppa pubblicità e attenzione mediatica. A tutti costoro è inoltre demandato l’essenziale compito dell’elaborazione di un progetto, una visione, un’identità culturale che garantisca un futuro prospero e radioso per Giardini Naxos. Non esiste alcun progetto politico valido che non si fondi su un retrostante progetto culturale. Questo è bene non dimenticarlo. Vorrei infine concludere che le prospettive di sviluppo future non potranno dipendere che dal corretto funzionamento di ogni componente della nostra società cosi come il corpo umano ha bisogno del corretto funzionamento di tutti i suoi organi per sopravvivere a lungo. In fede,

Giuseppe Leotta

© Riproduzione Riservata

Commenti