Grande partecipazione – Una celebrazione eucaristica molto partecipata. Numerose le persone in piedi nonostante il grande caldo. Le cittadine e i cittadini di Taormina si sono recati nel Duomo per salutare e ringraziare i padri Salesiani e i fratelli Maristi. Oltre cento anni i primi e venti anni i secondi. Hanno vissuto più di un secolo di storia taorminese, ne hanno viste di tutti i colori e hanno cresciuto diverse generazioni. Ieri sera la città ha voluto salutare con un velo di tristezza, ma nello stesso tempo un desiderio di andare avanti, sia i Salesiani che i Maristi. Il primo a prendere la parola, durante la celebrazione, è stato Monsignor Carmelo Lupò. In tempi non sospetti l’esponente del clero aveva affermato che le tradizioni salesiane (festa della Madonna Maria Ausiliatrice, di San Giovanni Bosco e di San Domenico Savio) appartengono ormai alla comunità di Taormina. In sostanza, quello che aveva voluto evidenziare Monsignor Lupò, è che le tradizioni salesiane proseguiranno fin quando la comunità dimostrerà di rispettarle.

La Tavola bizantina e le coincidenze che fanno riflettere – Nella serata di ieri Monsignor Lupò ha ricordato che si è trattato di «un momento di fede. Non ci sono altri aggettivi. Non è un momento di gioia, festa, ma neanche un momento di dolore. La definizione più cristiana è vivere insieme nell’eucarestia, ovvero dire grazie in un momento di fede». In questo periodo di incertezze, Monsignor Lupò ha voluto esternare il proprio credo per le coincidenze. «Talvolta ci sono tristi coincidenze che fanno soffrire, quando le cose accadono in momenti strani. Talvolta, invece, le coincidenze sono felici. Quello che stiamo vivendo è un momento doveroso, dobbiamo dire grazie mettendo da parte la tristezza. Incastrando i nostri impegni, guarda caso, siamo arrivati a svolgere questa celebrazione il 1° settembre. Una data significativa, perché la comunità ricorda il ritrovamento della Tavola bizantina che possiamo ammirare nella nostra Chiesa. Sono felici coincidenze, perché ci aiutano a riflettere. In primis Maria ci indica la moralità. La nostra comunità deve dire “si” alla volontà di Dio, proprio come ha fatto Maria. È lo stesso “si” che stanno dicendo i padri Salesiani e Maristi. Noi siamo qui per essere grati non solo a loro, ma anche ai loro fondatori. San Giovanni Bosco, san Marcellino Champagnat, li abbiamo conosciuti negli anni tramite le varie attività».

«C’è un tempo in cui possiamo fare qualcosa per custodire quello che abbiamo» – Il pensiero di Monsignor Lupò va ai fondatori di queste congregazioni e ricorda come «in questi cento anni la comunità è cresciuta ed è cambiata, anche grazie al loro impegno. In secondo luogo pensiamo alla Tavola bizantina come qualcosa fatta da Dio, quindi in grado di andare oltre la sua materialità. L’opera di questi anni, nella nostra comunità, è opera di Dio che abbiamo sperimentato attraverso i santi Giovanni Bosco e Marcellino Champagnat. Quindi quell’opera continua. Sarà difficile coglierla, ma va oltre le semplici strutture. L’opera di Dio che continua a vivere è questa comunità. Infine la tradizione dice che la Tavola è stata fatta dagli angeli, mentre la storia la ricollega ai Bizantini. Ma quando i Saraceni potevano distruggerla, i taorminesi la nascosero nel pozzo della Badia Vecchia per proteggerla. Ecco, queste storie ci ricordano che c’è un tempo in cui possiamo fare qualcosa per custodire quello che abbiamo, come i nostri valori. È il momento di imparare dai nostri padri».

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