Isidoro Raciti il pittore della carta a Casa Cuseni

Casa Cuseni è una villa straordinaria baciata dalla sorte per vari motivi. È incastonata come una pietra preziosa in un panorama dalla bellezza sconfinata, e Taormina, il gioiello che la contiene, è a sua volta una città ricca di storia e suggestioni che abbracciano tutti gli aspetti dello scibile umano. Nata dalla intuizione del pittore britannico Robert Hawthorn Kitson, nel 1900, era già monumento nazionale dal 1998 per via delle straordinarie tracce lasciate al suo interno dalle eccellenti presenze che si sono succedute tra quelle mura. Personalità del calibro di Tennessee Williams, Greta Garbo, Bertrand Russell, Picasso, oltre tanti altri nomi della letteratura, della filosofia, e della cinema hanno goduto con piacere dell’incanto del luogo, facendone negli anni un punto di riferimento per chi amava frequentare i territori dell’arte e della cultura.

Centro artistico internazionale e grande cenacolo culturale, aveva un attimo perso l’aura che aveva sempre contribuito a fare di Taormina e della Sicilia intera il centro del mondo per l’arte. Oggi finalmente è diventata, grazie anche all’opera infaticabile di Francesco Spadaro, il museo della città di Taormina, ricco già di una collezione di opere che lo rendono unico, ma soprattutto si è trasformata in una struttura museale viva, destinata ad accogliere eventi culturali e artistici che riflettono lo specchio del mondo contemporaneo. Nell’ambito di queste manifestazioni si è conclusa il 30 agosto la mostra dell’artista Isidoro Raciti. Il pittore nasce a Giarre nel 1957. La sua carriera che lo vede nascere come espressionista astratto, si può riassumere soltanto nella parola poliedrico. Dai primi anni settanta ad oggi si è mosso come attivo e stimolante operatore culturale, come presentatore, come attivista ecologico, come giornalista e come poeta, mantenendo costantemente viva la sua ricerca pittorica che nel 2003, lo ha visto approdare a “I 1000 anni della Carta in Sicilia”, opere realizzate su carta fatta a mano, per ricordare i mille anni della introduzione, da parte degli Arabi, della carta in Sicilia. Nel 2013 su invito del prestigioso Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano, presentò la collezione “Tracce”, dedicata appunto alla storia della produzione della carta artigianale.

La sua mente vulcanica lo ha portato a pubblicare e curare una quarantina di volumi di arte e poesia, a pensare alla possibilità di creare il Mate, un museo d’arte tematico dell’Etna, ma sempre facendo vibrare sotto le sue dita la magia del dipinto su carta, e infatti, negli ultimi anni, realizza le sue opere soprattutto su carta fatta a mano. Le trame della carte carta possono essere considerate il filo rosso che collega il suo modo di esprimere le sensazioni. Fungono da supporto per le parole nella poesia, andando a sollecitare, con la sua poesia di contatto, fatta a volta di immagini crude e a volte sognanti, l’immaginazione del lettore che spesso si identifica nelle sue tematiche liriche e fantastiche, eppure quotidiane. Allo stesso modo diventano sostegno e telaio per le pennellate di colori che inseguono e si confrontano con i sogni del grande maestro Jackson Pollock. Anche nel grande contesto di Casa Cuseni, Raciti, l’artista della carta fatta a mano, ha esposto insieme alle sue opere, per la prima volta, la collezione di sette opere dedicata al pittore statunitense Jackson Pollock, realizzata nel 2012, in occasione del centenario della nascita del capostipite dell’”Action Painting”. Nella stessa occasione, durante l’inaugurazione, è stato presentato “Il destino comune degli artisti”, catalogo della collezione stessa , e il volume di poesie “inSolito Amore”, dello stesso Autore. Non sappiamo se con le sue opere letterarie, ci è dato di arrivare alla scoperta del destino comune degli artisti, ma senza dubbio osservando le sue opere su carta, i segni di quei lucidi smalti, raccontano del suo destino. I colori sopravvivono sempre sullo sfondo, anche quando con i vorticosi giri che ricordano l’action painting, le linee, trame sottili come quelle della carta, tentano di cancellarli o di imprigionarli. Sono i segni della continua ricerca che prova ad ampliare le possibilità della parola che spesso si vede impotente nel dire il tutto. Forse perché questo è il destino che gli appartiene, tendere sempre alla ricerca di un segno che dica qualcosa di più, che aggiunga senso alla ricerca e alla vita. La tensione è il senso, il gesto è la verità. La poesia si chiude nel segno e il segno si apre nella poesia.

© Riproduzione Riservata

Commenti