Proseguono gli sbarchi – Un fine settimana a mare, lungo le coste della Sicilia, può sembrare uno di quei momenti che ti mettono in pace con il mondo. Sole, acqua cristallina e foto panoramiche. Eppure, a pochi chilometri di distanza, proseguono gli sbarchi di migranti in Sicilia. A Messina, nelle ultime ore, sono arrivate 683 persone e la polizia ha arrestato due scafisti. Il prezzo di un viaggio si aggira sui 300 euro e questa volta sono arrivate nella città dello Stretto gente dal Senegal, Gambia e Nigeria. Un esodo incessante. Qualcuno ci vede un complotto in tutto ciò, ma è sufficiente scorgere le situazioni critiche in Africa e nel Medio Oriente per comprendere che si tratta di qualcosa di molto più complesso. Il semplicismo serve davvero poco per spiegare queste continue migrazioni. Guerre, fame, miseria sono i motivi principali che stanno spingendo centinaia di migliaia di persone ad arrivare in Europa. Il vecchio continente è considerato l’Eldorado.

L’Europa in crisi è l’Eldorado per qualcuno – Curioso, soprattutto in questo momento storico in cui l’Unione Europea non riesce a uscire dalla logorante crisi economica che si trascina dal 2008 e fa fatica a raggiungere un’unità politica in senso federale. Eppure, tra le rovine di Atene, Roma e le paure di Parigi e Budapest, molta gente pensa che questo sia sempre un posto sicuro per rifarsi una vita. Se le mete preferite sono quelle dei paesi scandinavi, i quali hanno abbandonato la loro storica ospitalità, non viene disdegnata neanche l’Europa centrale e quella meridionale. Sta di fatto che siamo di fronte a un evento epocale. L’Europa cambia pelle e tra venti anni molti capisaldi della civiltà occidentale, ottenuti dopo secoli di battaglie e morti, potrebbero essere messi in discussione a causa di un mutamento demografico. In un contesto del genere si trova anche la Sicilia, considerata come zona di passaggio, ma in realtà è un punto d’arrivo per centinaia di migranti.

L’insediamento dei migranti nelle periferie delle città siciliane – Confinati al porto di Messina in un’area ben delimitata, non molto lontana dagli imbarchi degli aliscafi, mentre sbarcano dalle navi della Capitaneria di porto (e non solo), i migranti stanno provando a inserirsi nei tessuti delle periferie cittadine. Molti di loro vivono in case abbandonate nei paesi, oppure nei ruderi di negozi e vecchi centri commerciali chiusi per incendi e crolli. Passeggiano sulla strada statale con un carrello del supermercato, preso chissà dove, e trasportano acqua raccolta con pazienza alla fontana più vicina. Non c’è bisogno di guardare la miseria nei telegiornali. La possiamo notare ai semafori, quando un migrante si trova sdraiato su qualche muretto, oppure chiede un aiuto economico. La Sicilia si trova catapultata nell’orrenda realtà dei nostri giorni. Così, accanto allo yacht di qualche magnate russo che ha sostato anche nella baia di Taormina, a qualche chilometro di distanza ci sono barconi di poveracci che sfidano la morte pur di scappare dall’inferno dei loro paesi. Aiutarli nelle loro nazioni di provenienza, aiutarli qua, fare i muri, respingerli, isolarli nelle piattaforme dismesse nel Mediterraneo? Le ipotesi più fantasiose servono davvero a poco. Siamo di fronte a un evento storico, che cambierà la pelle della Sicilia e di tutta l’Europa in generale. Un qualcosa che può travolgerci, soprattutto se abbiamo smarrito la nostra identità.

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