Fratelli Maristi Taormina
Un momento della serata di chiusura del Follest 2015

Tra ottimismo e malinconia – Si è concluso il Follest dei Maristi. L’edizione 2015 è finita la sera del 28 agosto. Un venerdì come altri, potrebbero pensare in molti, ma in realtà si è trattato di un momento unico che non si ripeterà mai più. Già, come annunciato in questi giorni i Fratelli Maristi andranno via da Taormina. Una decisione maturata negli ultimi anni, a causa del crollo delle iscrizioni al Liceo classico e alla Scuola media e ai pochi Maristi presenti sul territorio. Quindi la serata che ha messo la parola fine al campus estivo, non è stata una delle tante. È vero, c’era ottimismo, sorrisi dovuti al solito divertimento che chi frequenta il Follest conosce bene. Però, al di là, del momento gioioso, era innegabile una certa malinconia. La si leggeva negli occhi dei genitori, che ad agosto, come ormai d’abitudine, accompagnavano i loro figli alla “Folle estate” marista e dal prossimo anno, purtroppo, dovranno rinunciare a questo clima familiare che si era venuto a creare.

Ora inizia la corsa contro il tempo – Dopo la festa, che ha mostrato l’affetto dei bambini e dei più grandi nei confronti di Fratel Claudio, è iniziata la corsa contro il tempo. Un’altra vicenda si è ufficialmente aperta nella realtà taorminese e del suo comprensorio, considerando che al Follest e a scuola partecipavano anche ragazzi di altri paesi limitrofi. Una corsa per capire dove potranno giocare e stare insieme i ragazzi. Un altro spazio, destinato ai bambini di Taormina, viene meno. La struttura, come avevo specificato nell’articolo “Ecco perché i Maristi vanno via da Taormina”, era in comodato d’uso alla Congregazione e dunque, con il loro addio, torna nelle mani delle suore francescane che vorrebbero dargli una finalità sociale. Staremo a vedere come evolverà la vicenda. Intanto servirà trovare degli spazi per non smarrire l’eredità che i Maristi hanno lasciato alla città, dopo la loro esperienza ventennale. I giovani volontari hanno ribadito di voler continuare nelle loro attività, dunque spetta alla comunità taorminese impegnarsi per trovare dei luoghi adatti per campus e varie attività.

Quale tipo di società considera il proprio futuro un pericolo? – Magari potrebbero essere le scuole disseminate sul territorio a ospitare il Follest, oppure la politica, dopo il colpevole silenzio di questi anni, dovrebbe fornire una soluzione al problema. È suo compito tutelare la comunità e i suoi membri. Non è giusto parlare solo delle esigenze dei turisti, ma serve concentrarsi anche sul cittadino locale. Si potrebbe iniziare a porre l’attenzione sui più piccoli, che in questa città caotica hanno difficoltà ad avere spazi propri. Secondo l’architetto e senatore a vita, Renzo Piano, per “rammendare” le nostre città ci si deve adoperare dai luoghi dove si intrecciano relazioni, progetti, idee. Si deve partire dai luoghi in cui giocano i bambini, o meglio dove dovrebbero giocare. In quanto, nella nostra società, e Taormina ne è un esempio, i bambini vengono ghettizzati come fossero un problema, una minaccia per tutto ciò che sta intorno. Ma quale tipo di società considera il proprio futuro un pericolo? Forse una società che ha smarrito l’etica della responsabilità.

Il gioco è qualcosa di serio – Prima i Salesiani e dopo i Maristi. Una coincidenza che mostra il profondo cambiamento verso il quale sta andando incontro Taormina. Privata della sua anima umana, sta lasciando spazio solo ed esclusivamente al commercio. Quando, invece, due aspetti del genere dovrebbero convivere tra loro. Per provare a porre fine a questa degenerazione, la politica deve impegnarsi a guardare oltre la linea delle prossime elezioni. Non può essere schiava di percentuali e gradimento, ma deve pensare al futuro della città. In un’ottica del genere si potrebbe immaginare uno spazio nuovo per i bambini, magari immerso nel verde. Non certo quelle “aree attrezzate” (già il nome è orribile) in cui tra un’altalena e l’altra si può respirare lo smog delle automobili. Occorre “rammendare la città”, ovvero renderla a misura di cittadino senza deturparla. Seguendo un principio del genere si potrebbe creare uno spazio in cui giocare, perché il gioco è qualcosa di serio. È un concetto, come mostra la storia della filosofia, in grado di influenzare diversi momenti del nostro vissuto. È sufficiente pensare a Immanuel Kant che dava al gioco anche un’accezione biologica, ovvero lo intendeva come forma di apprendimento che ha una funzione importante nel processo di sviluppo dell’uomo. In sostanza, privare i più piccoli del gioco vuol dire privarli del loro futuro e senza futuro Taormina rischia di mettere in discussione la propria esistenza.

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