Taormina li aveva già calorosamente accolti in occasione della cerimonia di premiazione dei Nastri d’Argento 2015, durante la quale si erano esibiti sulle note di “Cocciu d’amuri” (tratta da “Andiamo a quel paese” e valsa, tra l’altro, la candidatura come “miglior canzone originale”). Stiamo ovviamente parlando dei Tinturia, storica band siciliana nata nel ’96 a Raffadali, nell’hinterland agrigentino. Sono passati appena due mesi e il gruppo capitanato da Lello Analfino torna al Teatro antico con “Precario Tour”, facendo registrare il sold out in platea e il pienone delle grandi occasioni in ogni settore della cavea, con oltre 2000 spettatori: in tantissimi i siciliani accorsi per l’evento. Pubblico di ogni età e provenienti da ogni parte d’Italia ha abbattuto ogni barriera imposta dai regionalismi. Il tour prende appunto nome dall’ultimo album dei Tinturia, firmato da Roy Paci: “Precario non ha bisogno di una presentazione” – commenta sarcasticamente Analfino – “basta che il pubblico ci guardi in faccia”. Una tappa, quella taorminese, che ha voluto festeggiare i dieci anni di partnership tra Taormina Arte e Videobank, florida realtà dell’imprenditoria siciliana. Concerto che i fan, grazie a Videobank, potranno scaricare e rivedere a casa digitando sul sito web il codice del biglietto in loro possesso. E il concerto nella location mozzafiato, dove si sono esibiti i più grandi, ha di fatto la fisionomia di una grande festa: lo spirito delle ballate è quello di sempre, il genere “sbrong” è mix particolare (pop, rock, folk, ska, funk, rap, reggae), gli arrangiamenti non convenzionali e le serenate d’autore non mancano. I testi, emblematici e pregnanti, trasudano amore per la Sicilia e per il dialetto. Un progetto che ha oggi assunto toni più completi e dinamici. Lello va controcorrente, protesta e ribella, rivolgendosi, con un linguaggio semplice, alle coscienze dei fruitori. Un “concerto culturale”, forse uno dei pochi degni della location e della programmazione estiva taorminese. Con leggerezza, estro e irriverenza Lello racconta le contraddizioni della nostra società, invita alla riflessione e responsabilizza. Molto più di una semplice band, oramai conclamata eccellenza isolana.

Il frontman del gruppo si presenta al gremito pubblico della Perla dello Jonio definendo ironicamente la tappa taorminese “la più grande soddisfazione dai tempi del diploma”. Una serata in cui non mancano le emozioni, tra “classici” dei Tinturia e i sette brani del nuovo album. “Di mari e d’amuri” viene dedicata agli stranieri tra le schiere di spettatori, che “possono capire cosa significa vivere nella nostra terra”. Ed è sempre Lello a interagire con gli spettatori, a provocarli, a presentare i brani. Con “I don’t know” viene intonato un inno alla terra pulita, affinché si comprenda che “il diritto di proprietà non trova un limite nel cancello di casa nostra” e che “prima o poi finiremo per mangiare la nostra munnizza”. Un invito a lasciare ai posteri un pianeta meno inquinato. Lello canta, intrattiene, balla, salta, corre su e giù per il palco, con dirompente vitalità ed energia. Non mancano “Jovanotto” e l’attesissima “Cocciu d’amuri”, che ha visto la partecipazione straordinaria dell’Orchestra a plettro Città di Taormina, eccellente compagine affermatasi nella tradizione musicale pizzicata. E’ Massimo Minutella, invece, a intrattenere il pubblico durante brevi pause. E’, quindi, il turno degli omaggi a Lucio Dalla e Fabrizio De André, rispettivamente con “Felicità” e “Il Bombarolo”. Ma durante un concerto dei Tinturia è lecito aspettarsi di tutto: baci, inviti a salire sul palco, invenzioni come il “retroselfie” scattato dalla sommità della cavea e con le mani degli spettatori rivolte al cielo. Accade tutto quello che non ti aspetteresti da un convenzionale concerto: “l’effetto Tinturia” è dilagante, coinvolge la folla, che si alza a ballare. Merito della singolarissima sonorità ma anche di uno spontaneo e genuino showman come Lello Analfino. Tuttavia, quando vengono affrontate tematiche sociali, come l’immigrazione (“Extra”) e il respingimento dei profughi, l’atmosfera si ricompone: “ogni essere umano”- tuona il frontman – “è extraordinario ed è degno del diritto alla vita e di essere soccorso”. Non tarda ad arrivare, quindi, l’esecuzione di “Una vita normale” e “92100”. E anche un imprevisto e momentaneo guasto tecnico a un cavetto del basso si tramuta in un’occasione per fare spettacolo: prontamente improvvisata “Quando quando quando”, andando ad anticipare una scimmiottata “Cicale”. Ma Lello non le manda a dire: dice “no alla mafia”, invita Salvini a fare il collaudatore di supposte e punta il dito contro le “chiacchiere” del governatore Crocetta. Non è mancata l’allegria con “La donna riccia” e “Abballu senza sballu”. In prima fila anche uno scatenato Salvo La Rosa. Un’incontenibile esplosione di colori, decisamente fedeli alla nostra anima isolana. Insieme a Lello, Angelo Spataro (batteria), Domenico Cacciatore (basso), Edoardo Musumeci e Peppe Milia (chitarre), Andrey Re (rapper) e Dario Assenzo (deejay set & suoni). Dal palco del Teatro antico, Lello & Tinturia conducono una vera e propria rivoluzione, musicale e culturale. A differenza dei “troppi rivoluzionari sui social che non hanno capito niente” e dei “molti rivoluzionari a casa che invece hanno capito tutto”. Abbiamo avuto il piacere di incontrare in camerino Lello Analfino poco prima del concerto.

Ci racconti un po’ l’ambizioso progetto di “Precario”? Cosa dobbiamo aspettarci da questo live sicuramente singolare come tutti i vostri concerti?
Il nostro “Precario Tour” è partito nel 2014, dopo il lancio del singolo e del disco, ed è stato seguito dall’Uniweb Tour durante la stagione invernale. Abbiamo anche avuto l’opportunità di inserire nel film di Ficarra e Picone “Cocciu d’amuri”, brano però non contenuto nell’album. Questo ha dato una grande amplificazione al nostro progetto musicale. Da un lato “Precario Tour”, dall’altro la promozione di “Cocciu d’amuri” e del progetto acustico che sto portando avanti anche con gli elementi dei Tinturia, sebbene abbiamo deciso di diversificare le due cose. Il concerto dei Tinturia, infatti, è elettrico, tosto, energico. Tutt’altra storia rispetto alle serenate. Stasera assisterete alla fusione di questi due elementi. Per quanto riguarda i contenuti, continuiamo a occuparci di tematiche sociali, nel tentativo di renderle più fruibili alla gente, attraverso l’umorismo, il sarcasmo, l’approccio sornione con il quale ci poniamo davanti alla gente.

Lello, con un pubblico sempre così eterogeneo, come ci si sente a essere ormai considerati “big” nel panorama musicale italiano?
I Tinturia si confermano come una band che riesce a parlare al pubblico. In pochissime ci riescono. Mi permetto di farne un vanto solo perché sono i dati a darci ragione. In Sicilia riempiamo le piazze. Non credo ci siano altri gruppi che abbiano un seguito paragonabile al nostro. Siamo il gruppo più ascoltato in Sicilia perché, su due città monitorate dalle classifiche Spotify, i Tinturia figurano sia a Palermo che a Catania. Ai concerti ci capita di dover uscire scortati, come le rockstar. Ma in realtà siamo semplicemente gente del popolo, esattamente come i nostri fan. E questi ultimi se ne accorgono e non ci fanno mancare il loro affetto. Abbiamo sulle spalle quasi vent’anni di storia e una lunga gavetta. I parametri del successo di una band e di un artista fanno sempre giri pazzi, contrassegnati da sali e scendi. Ci ascoltano ragazzini che vent’anni fa non erano ancora nati. Gli stessi che magari non conosco gruppi che hanno fatto la storia della musica.  Ma ci ascoltano anche i loro genitori. Il nostro pubblico è incredibilmente variegato.

In ormai quasi vent’anni di Tinturia avete affrontato significative evoluzioni, anche a seguito del restyling nella vostra formazione…
Io per primo sono consapevole che non si può riproporre sempre lo stesso prodotto a chi ci ascolta. Tanta gente è ancora eccessivamente legata al nostro primo disco. Mi riferisco a quelli che dicono “I Tinturia sono quelli di Abusivi”. Un pubblico affezionato a quel determinato tipo di musica. Lo stesso genere di pubblico, per intenderci, che è arrivato a sostenere che Pino Daniele non sapeva più scrivere canzoni. Un artista si deve evolvere, non può fossilizzarsi a scrivere sempre le solite cose. E’ necessario aggiornarsi. La gente ha bisogno di un tipo di comunicazione sempre diversa. E mentre io racconto le storie di quanto accade nell’Italia di oggi, c’è un ragazzino di nome “Re Andrew” Brefo che viene in giro con noi a rappare. E questo è qualcosa che fa spettacolo. La modernità è costituita dalla presenza di dj e rapper.

Qual è secondo te il limite dell’industria culturale, e discografica, italiana?
L’industria culturale italiana non ha un limite. E’ il fruitore ad averlo. L’italiano medio non è colui che entra in un negozio e compra il disco di un gruppo nuovo. I Tinturia non possono lamentarsi, vendono 150-200 dischi a concerto. La gente ci vuole bene e compra il nostro album per portare a casa un ricordo. Ma quando poi il prodotto è al negozio di dischi, succede che la scelta del cliente ricade troppo spesso su Mina, Ramazzotti, Renato Zero, ecc. Tutti artisti che adoro e che stimo ed è giusto che continuino a vendere e a essere ascoltati. Ma se hai già lo stesso disco in cassetta e in vinile, compra il cd di una nuova proposta! Va corso il rischio di scoprire qualche nuovo talento! Il limite è che non si ha abbastanza coraggio di aprirsi al nuovo. E questo vale per la letteratura, per la discografia… Vale lo stesso anche per la politica. Non tollero più l’assenza sul territorio dei partiti, del governatore della nostra isola. Anche lì bisogna avere il coraggio di cambiare chi ci sta governando e di non votare sempre gli stessi.

Cantautore, paroliere, poeta. Come si definirebbe Lello Analfino?
In che veste mi trovo più a mio agio? Credo in quella di minchiataro. Fortunatamente, o per sfortuna, la gente mi tratta da tale. Io non ho studiato musica. Tutto quello che esce è frutto di quanto ho ascoltato e di quanto vedo. In ogni caso, deve essere la gente a esprimersi su di me e a giudicare. In Italia poi è frequente che dopo centocinquant’anni che sei morto si ricordano di te. Insomma, gratificatemi adesso!

Progetti in cantiere? Cosa c’è nei sogni di Lello e dei Tinturia?
Uscirà un Best Of Tinturia, ma non voglio fare anticipazioni di alcun genere. Nel 2016 compiremo vent’anni, per cui ci sarà tanta carne al fuoco… Uscirà anche una produzione di musica elettronica che sto curando insieme ai ragazzi. Un disco nato da un semplice hobby. Nei miei sogni c’è fare musica sempre, occuparmi di musiche per film e concerti. La mia vita è questa e mi diverto un sacco. E noi ci divertiamo a fruire di un prodotto musicale – e culturale – straordinario, capace di coinvolgere emotivamente e di far vibrare le corde più recondite dell’animo umano.

E noi di Blogtaormina ringraziamo Lello Analfino per la piacevole chiacchierata, Filly De Luca e Filippo Alessi per la disponibilità.

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