Foto di Domenico Vecchio

Il Volo e il Premio internazionale “Rosario Livatino-Antonino Saetta” – Il concerto popolare che ha animato e riempito il Teatro greco di Taormina, durante le esibizioni de “Il Volo”, è stato uno degli eventi più significativi dell’estate taorminese. Oltre la musica e il gossip da spiaggia delle ultime ore, però, i tre tenori hanno ricevuto il XXI Premio internazionale “Rosario Livatino-Antonino Saetta”, dedicato alla memoria dei due magistrati, entrambi nativi di Canicattì, vittime della mafia. La cerimonia si è svolta nella terrazza dello storico Hotel Timeo, poco prima di una delle performance dei celebri cantanti italiani. Il Dirigente del Commissariato di Polizia di Taormina, Vincenzo Coccoli, ha consegnato a Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble l’attestato. Si tratta di un Premio organizzato dal comitato spontaneo Antimafia di Riposto, presieduto da Attilio Cavallaro, il quale ha deciso di premiare diverse personalità di vari ambiti che “spendono la loro vita e il loro impegno per l’affermazione dei valori della legalità, della lotta alla mafia, alla criminalità organizzata e per l’affermazione di una libera informazione.

Le solite etichette – L’obiettivo del Premio, inoltre, è ricordare e onorare i due coraggiosi e indimenticati magistrati assassinati dalla mafia. “Tutto molto bello”, direbbe Bruno Pizzul. Ma cosa c’entra il gruppo de Il Volo con simili tematiche? Certo, questo non vuol dire che i ragazzi non dovrebbero interessarsi ad argomenti così importanti e delicati, ma questo premio sembra tanto un’etichetta difficile da comprendere. Nel momento storico e politico in cui l’antimafia ha gettato la maschera e si è dimostrata solo una parola da curriculum per fare carriera e niente di più, un premio di questa portata risulta incomprensibile. La verità è che Il Volo non hanno nulla a che fare con la lotta alla mafia. Forse sarebbe stato più sensato conferire l’onorificenza a qualche esponente delle forze dell’ordine, della magistratura o dell’opinione pubblica. Già, ma avrebbe fatto lo stesso rumore? Una domanda che nasconde il secondo problema della vicenda.

La lotta alla mafia è quotidianità e non spettacolarizzazione – La lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, per caso, è diventata un fenomeno mediatico fine a se stesso? Non è questo un assist a chi vuole delinquere e denigrare chi contrasta il malaffare? Leonardo Sciascia, con i suoi professionisti dell’antimafia, ci aveva visto lungo. Come ci aveva visto lungo anche Andrea Camilleri tramite il Commissario Montalbano, che dimostra nelle pagine dei libri sempre un certo fastidio verso la spettacolarizzazione di tematiche così delicate. Si, perché in tutto ciò c’è qualcuno che si fa i selfie, le passerelle e le foto e altri, invece, che ogni giorno rischiano la vita e sono costretti a vivere con la scorta, oppure hanno il timore di vedersi bruciato il negozio in quanto non pagano il pizzo. Il premio datelo a loro, oppure impegnatevi nel coltivare la parola legalità nella quotidianità di tutti i giorni. Il gruppo Il Volo, invece, lasciatelo cantare (e basta).

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