Semplice dibattito politico durante la stagione estiva o si tratta di qualcosa di più? Difficile, al momento, dare una risposta. Sta di fatto, come pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, che è esplosa una polemica intorno al Centro Cardiologico Pediatrico Mediterraneo-Bambino Gesù Taormina. “La Repubblica” afferma che la gestione del Centro costa alla regione 9 milioni di euro l’anno, di fronte a un risparmio di 200 mila euro sulla mobilità extra-regionale. Di fronte a una situazione del genere, a quanto pare, il neo assessore alla Sanità Baldo Gucciardi ha intenzione di mettere in discussione la convenzione firmata dall’ex governatore Raffaele Lombardo su nuove basi economiche, «ma non è escluso che si arrivi alla chiusura definitiva del centro di Taormina», fanno sapere dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

L’idea sembra piacere all’onorevole di “Sicilia democratica”, Salvatore Lentini: «E’ fondamentale riportare a Palermo il centro di cardiochirurgia pediatrica dove, peraltro, giacciono ancora imballate nei magazzini dell’Ospedale Civico strumentazioni nuove e ancora funzionali. In seconda istanza vanno recuperate alla funzione originaria le professionalità formate in passato dal professore Marcelletti che, assunte con regolare concorso pubblico, sono sparpagliate in altri reparti del Civico. Quanto al personale oggi in servizio alla struttura di Taormina, va ricordato che è stato assunto dal Bambin Gesù facendo ricorso alla libertà contrattuale propria di una struttura privata e alla chiamata diretta in una partita di giro in cui i costi, però, sono rimasti comunque a carico della Regione Siciliana. Va da sé che, ove il Bambin Gesù ritenesse di non aderire alle nuove condizioni contrattuali proposte dall’Assessore Gucciardi e decidesse di lasciare la struttura siciliana, la Regione non avrebbe motivo di farsi carico dei rapporti contrattuali con il personale stipulati dall’Ospedale Bambin Gesù».

Questa idea, però, non sembra essere condivisa dal capogruppo del Pdr all’Ars, Beppe Picciolo: «In merito alla vicenda del Bambino Gesù di Taormina appare opportuno fare alcune riflessioni: tutto il sistema Sanitario regionale che regolamenta i rapporti tra i grandi gruppi imprenditoriali ed la Regione va profondamente rivisto dalle fondamenta. Ciò premesso, per quanto riguarda nello specifico il servizio di Cardiochirurgia pediatrica che a suo tempo venne avviato con enormi costi di attivazione (18 milioni di euro ) e ristrutturazione del reparto ospedaliero del Siriana (11 milioni di euro) in base ad un ‘ regolare ‘ protocollo a suo tempo sottoscritto, il solo pensare di poter azzerare oggi il tutto rappresenterebbe un gravissimo autogol politico e medico. Lo stesso assessore Lucia Borsellinonell’esercitare, nei termini di legge, il diritto di recesso dalla predetta convenzione con nota dell’8 aprile 2015, per evitare il perdurare di condizioni poco sostenibili dalle casse regionali, ribadiva la necessità di mantenere ovviamente operativo il reparto e ridiscutere i termini dell’accordo su nuovi e più convenienti parametri allo scopo di ultimare l’iter formativo a suo tempo iniziato! In altre parole ” dopo aver gustato la carne adesso bevete anche il brodo”. Cioè non lasciamo oggi uno scatolone vuoto a Taormina senza professionalità siciliane formate ed operative. E facciamolo solo quando sarà in via definitiva e quando si crederà il Polo pediatrico di eccellenza a Palermo. Ragionamento che nessuno potrà contestare a meno che non si desideri gettare qualche ulteriore milione di euro per allestire soluzioni transitorie al Civico di Palermo e non si voglia fare l’ennesimo regalo al Bambino Gesù non facendo sottoscrivere loro una nuova convenzione, stavolta del tutto conveniente per la Regione siciliana . Di fatto, con la proposta effettuata dall’Asp, verrebbe riconosciuto a Roma solo il 7% rispetto alla produzione chirurgica e garantite solo 3 figure professionali di altissimo profilo ( meno di 1,5 milioni di euro ).E ciò consentirebbe il perfezionamento del know how avviato sino ad oggi, peraltro a cifre enormi , e la definitiva attivazione del reparto cardio chirurgico compreso il lancio del servizio di radiologia pediatrica ad esso collegato e solo marginalmente operativo ( da cui si potrebbero recuperare ulteriori risorse per circa un milione di euro ).Ed in più si richiede il rispetto delle obbligazioni a suo tempo assunte per far si che tutti i piccoli pazienti che approdassero direttamente a Roma venissero re inviati e/o trattati a costo zero per la Regione Siciliana. Smantellare un sistema collaudato e profumatamente pagato da noi tutti, perdendo quanto già costruito e speso ( oltre 20 milioni di euro) per ricominciare tutto a Palermo senza aver dato una collocazione definitiva della struttura di eccellenza du riferimento regionale per la Pediatria non ha alcun senso clinico e politico. Sarebbe come sperperare, oltre a quanto già speso, ulteriori milioni di euro per allestire un mezzo reparto di transizione in cui mancherebbero attrezzature e soprattutto le professionalità da riformare nuovamente. Oltre al danno ci sarebbe davvero la beffa. Prima si realizzi in via definitiva il centro regionale di eccellenza pediatrica a Palermo e poi si trasferiscano le professionalità siciliane nel frattempo formate! Evitiamo un nuovo caso analogo a Sicilia & Servizi”».

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