Un post e due foto – Due foto pubblicate sul suo profilo Facebook e una breve frase che sintetizza il pensiero dell’onorevole Nello Musumeci: «Una città turistica con punte d’eccellenza non può permettersi i vu cumprà sul corso». Vacanze di ferragosto a Taormina per il presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana? Non è questo il punto. Ciò che attira l’attenzione è la riflessione del politico catanese che richiama la parola chiave del suo impegno sociale: bellezza. Diventerà bellissima, con tanto di hashtag, è lo slogan che sintetizza il messaggio che campeggia nelle manifestazioni e negli eventi a sostegno dell’ex presidente della provincia di Catania. E quando si parla di bellezza, termine ormai preso in considerazione tanto da alcuni esponenti politici di destra che di sinistra, nella città di Taormina si sfonda una porta aperta. Per la Perla dello Jonio, infatti, la bellezza rappresenta la carta d’identità.

Bellezza vuol dire riconoscere il senso delle cose, l’identità delle relazioni – Del resto per una località a vocazione turistica, la principale della Sicilia con buona pace di qualche assessore regionale, questo termine ha un significato diverso rispetto ad altri luoghi. Il concetto di bellezza, per noi occidentali che affondiamo le radici storiche e culturali nella filosofia ellenica prima e in quella tedesca poi, la bellezza assume un’importanza fondamentale. Bellezza vuol dire riconoscere il senso delle cose, l’identità delle relazioni. Ad esempio, per conoscere la storia di una città facciamo affidamento alla sua architettura e all’arte, quindi alla bellezza che trasmettono simili creazioni. Queste generiche speculazioni filosofiche riescono a porre in primo piano l’idea di bellezza, che dovrebbe tornare al centro delle nostre città dopo gli anni delle cementificazioni, dei condoni e dell’assenza di bene comune tra la popolazione.

I vu cumprà e l’idea di turismo – Qualcuno parla di educazione estetica nei confronti delle nuove generazioni, ma in realtà anche le vecchie avrebbero bisogno di risvegliare questo senso ormai smarrito. Ma la bellezza può diventare un termine che appartiene alla politica in quanto tale? Si, non ci sono dubbi. Prendersi cura del bello vuol dire rammendare le città in cui viviamo, sia dal punto di vista culturale che civile. Quindi il collegamento con i vu cumprà sul Corso Umberto di Taormina è azzeccato. Non c’entra il razzismo, ma il buon gusto. Non c’entrano le discriminazioni, ma l’idea di turismo che dovrebbe essere perseguita nella terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo. Per un turismo di massa, quello che ormai caratterizza Taormina e tutte le altre mete italiane, i vu cumprà che fuggono quando passa una volante e tornano al loro posto tre minuti dopo (dove nascondono la loro merce? Hanno degli appoggi? E in cambio di cosa?), sono l’elemento che completa al meglio il contesto. Invece per chi vuole perseguire un altro tipo di turismo, i vu cumprà non fanno altro che contribuire al degrado cittadino e di conseguenza compromettono l’idea di bellezza. Taormina, turismo, bellezza e vu cumprà. Per la serie: trova l’intruso.

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