Prendersi tutto per non lasciare niente – Una mucca da spremere fino all’ultimo voto. Poco importa se si tratti del Partito Democratico o delle tante sigle che in questo momento storico gli gravitano intorno per opportunismo. La Sicilia, nel giro di pochi anni, è diventata la terra che ha subito il berlusconismo e adesso potrebbe diventare quella del “renzismo degenerato”. Cambi di casacca che farebbero confondere chiunque, anche in pieno calciomercato. Passaggi da una parte all’altra senza troppi giri di parole. Così i veri renziani dell’isola si possono contare sulle dita di una mano e il palermitano Davide Faraone è uno di quelli che si può vantare di essere stato sempre dalla stessa parte. Per il resto, invece, c’è poco da aggiungere. Tutti nel vortice renziano pur di rimanere nella zona dove soffia il vento. Si sta più freschi e non si soffre il caldo. Addirittura molti massoni siculi, prima nel centrodestra, si sono avvicinati al Partito Democratico.

Dalla scelta di Raciti alle decisioni attuali. Tutta una rovina – In realtà un partito di centrosinistra non dovrebbe permettere simili trasformismi che farebbero impallidire l’epoca della destra e della sinistra storica. Ma, a quanto pare, accade l’esatto contrario. Che la Sicilia sia considerata sempre e soltanto un bacino di voti per esercitare il potere ed emanare leggi in altre parti del Paese, è un qualcosa di risaputo. Persino nell’epoca renziana si persegue un simile intendimento. Poveri militanti illusi. Dovevano capirlo quando, sull’altare delle riforme romane, Renzi sacrificò la Sicilia dando la segreteria regionale a un cuperliano di ferro e nemico dichiarato del concetto di “meritocrazia”, ovvero Fausto Raciti. Da quel momento in poi è stata tutta una rovina. Le continue indecisioni del governo regionale, gli scandali che hanno coinvolto il presidente Rosario Crocetta, le dimissioni in massa degli assessori, l’assenza di riforme e l’immobilismo in cui si trova la Sicilia, sono aspetti scivolati in secondo piano perché il premier Renzi non può permettersi di perdere anche l’isola, ovviamente da un punto di vista politico.

Un’elemosina per far tornare a mangiare le mucche e proseguire a mungerle – Quindi è meglio proseguire sulla propria strada, sulla pelle dei siciliani. Per la serie: tenetevi Crocetta, c’è sempre qualcosa di più urgente da fare. La Sicilia viene dopo, ma ne riparleremo in vista della prossima tornata elettorale. È la stessa storia. Ogni tanto arriva qualche politico, fa delle sceneggiate e i siciliani, amanti delle commedie, lo votano in massa. È stato così anche per Berlusconi e per Grillo che attraversa lo Stretto di Messina. Al siciliano piace essere preso per il culo. Essere prosciugato e maltrattato oltre ogni limite di sopportazione. È per questo modo di pensare che la regione più a sud d’Italia è solo un insieme di numeri, di voti da sbandierare nei sondaggi e nelle elezioni di turno. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a quanto pare, non ha rottamato un simile ragionamento e le sue ultime proposte per risollevare la Sicilia, accennate dai principali quotidiani nazionali, sono un’elemosina per far tornare a mangiare le mucche e proseguire a mungerle come accade da mezzo secolo a questa parte.

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