La situazione di Taormina si intreccia con quella nazionale – Mentre il comune di Taormina sta affrontando mesi drammatici in cui si sta cercando di evitare il dissesto economico e finanziario tramite l’aumento di alcune imposte, nel resto d’Italia la situazione non è delle migliori. «Pesanti e ripetuti» tagli, rivela la Corte dei Conti, «hanno raggiunto gli 8 miliardi negli ultimi cinque anni, e hanno portato la tassazione locale ormai fino quasi al limite della sua “capacità fiscale”, arrivando a un peso del fisco che supera i 618 euro a testa». In un contesto del genere la Perla dello Jonio sembra essere obbligata, per una serie di motivi non solo legati ai tagli nazionali e regionali, a innalzare l’imposizione fiscale per evitare il default e quindi rischia di gravare ancora di più sui suoi cittadini. In attesa del giudizio settembrino della Corte dei Conti, l’organo dello Stato parla della finanza comunale e rivela una situazione difficile, al limite della sopportazione. In un contesto del genere non è un caso che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, abbia annunciato la prossima abolizione della tassa sulla prima e ha rassicurato sul fatto che i comuni saranno «integralmente» rimborsati.

La quota più bassa di riscossione fiscale si registra nei comuni tra 5 e 10 mila abitanti, come Taormina – «I soldi in meno della Tasi/Imu saranno restituiti integralmente ai Comuni, ha dichiarato il premier. Smettere di tassare la prima casa è giusto e anche equo in un Paese dove l’81 per cento degli italiani ha sudato per acquistarsi un’abitazione». Nel frattempo, dalla Corte dei Conti, hanno fatto sapere che i magistrati contabili hanno osservato come nonostante l’incremento consistente delle entrate proprie delle città (+15,63 per cento rispetto al 2013), questo non si traduce in efficienza delle gestioni, non sembra produrre benefici né sui servizi, né sui consumi e sull’occupazione locale, in assenza di una adeguata azione di stimolo derivante dagli investimenti pubblici, compresi quelli dell’ultimo periodo. La quota più bassa di riscossione fiscale si registra nei comuni tra 5 e 10 mila abitanti, come Taormina, (511,76 euro pro capite) e comunque tutte le fasce intermedie si collocano sotto i 600 euro a testa.

Le parole della Corte dei Conti – «Per bilanciare la riduzione dei trasferimenti correnti dallo Stato, gli enti locali hanno inasprito la pressione fiscale – spiega la Corte dei conti – grazie, peraltro, a una disciplina del patto di stabilità interno ancorata al criterio dei saldi finanziari; mentre le Regioni, non potendo azionare la leva fiscale in mancanza di sufficienti spazi finanziari concessi dal patto per spese aggiuntive, hanno compresso le funzioni extra-sanitarie e sacrificato, soprattutto, le spese di investimento». La Corte spiega che «il radicarsi di un meccanismo distorsivo, per cui il concorso degli enti locali agli obiettivi di finanza pubblica pesa, in ultima istanza, sul contribuente in termini di aumento della pressione fiscale, trova origine nei pesanti e ripetuti tagli alle risorse statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, cui fa eco il cronico ritardo nella ricomposizione delle fonti di finanziamento della spesa, necessaria per garantire servizi pubblici efficienti ed economici».

© Riproduzione Riservata

Commenti