Un po’ di malinconia nel presente e molta speranza nel futuro – Che tristezza. Ieri pomeriggio, percorrendo via San Pancrazio e passando davanti al cancelletto arrugginito che funge da porta d’ingresso al sito archeologico, è emerso un sentimento di malinconia. Si, perché fino a poche ore fa c’era un nutrito gruppo di ragazze e ragazzi dell’Università di Messina che, insieme ai vari studiosi, si sono occupati nel mese di luglio di ripulire l’area e realizzare alcuni scavi. Questa volta, quando i turisti e i taorminesi si fermeranno davanti al cancelletto per chiedere delucidazioni o per provare a entrare, non troveranno nessuno che gli spiegherà i motivi del divieto di accesso al personale non autorizzato. Vedere giovani appassionarsi, sotto il sole e con temperature nordafricane, a un sito archeologico è qualcosa che fa bene al cuore e ti fa capire come, dopo tutto, ancora c’è speranza anche in questa terra disgraziata. Come avrete capito, il 31 luglio si sono concluse le attività di ispezione scientifica alla Domus san Pancrazio. Un primo step è finito, con la speranza che non debbano trascorrere altri trent’anni per prendersi cura del sito archeologico.

Professor Campagna: «Si tratta di una parte della città antica ben conservata» – Sarebbe una mancanza di rispetto per il territorio, per la storia di Taormina (e non solo) e per le persone che ci hanno lavorato in queste settimane. Il responsabile scientifico dei lavori, il professor Lorenzo Campagna, è apparso piacevolmente sorpreso dopo la conclusione di questi lavori: «E’ stato un lavoro che ci ha donato delle sorprese che non ci aspettavamo di avere, perché si tratta di un’area archeologica d’interesse rilevante dal punto di vista storico e monumentale. Da un semplice lavoro di pulizia e riscoperta delle strutture, sono venuti fuori elementi di interesse straordinario. Questa era la casa di un patrizio taorminese. Non ci sono altre ville nel centro di Taormina con un simile potenziale archeologico. Si tratta di una parte della città antica ben conservata». Il professore dell’Università di Messina, nello stesso tempo, pensa al futuro e crede che da sinergie tra i vari enti possa emergere un buon risultato per continuare i lavori nella Domus san Pancrazio: «Ognuno con le sue competenze dovrà fare il massimo sforzo per far si che quest’area venga conservata e resa disponibile sia per il pubblico che per i taorminesi».

Vicesindaco D’Agostino: «Indispensabile muoversi con le autorità che già si stanno adoperando» – Nell’ultimo giorno, per ringraziare i ragazzi e gli studiosi del lavoro svolto, è arrivato sul posto anche il vicesindaco e assessore alla Cultura Mario D’Agostino, il quale ha mostrato il proprio entusiasmo per la Domus san Pancrazio: «Quello che stiamo vedendo è la storia dietro la storia. Siamo abituati a scorgere la storia nelle strade di Taormina, a leggerla nei monumenti. Quello che però abbiamo visto oggi è qualcosa di molto diverso. È la Taormina nascosta che è emersa solo in piccoli frammenti. È indispensabile tutelare un patrimonio che non è solo di Taormina, ma è mondiale». Per un simile motivo, secondo l’assessore, «è indispensabile muoversi con le autorità che già si stanno adoperando: l’Università di Messina, il Parco archeologico di Naxos, la Sovrintendenza, la regione e adesso anche il comune di Taormina. Queste realtà, con sinergia, dovranno provare a elaborare un piano di tutela e valorizzazione. Ci troviamo al centro di una scoperta territoriale non emersa del tutto. Il tavolo tecnico dovrà nascere in breve tempo, perché questa è la carta migliore per dare la massima tutela al sito archeologico».

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