Teatro greco di Taormina - Foto/blogTAORMINA/©2015

Nel nome della tradizione nazional-popolare il Teatro si riempie di personaggi che in altre parti d’Italia e d’Europa non avrebbero l’opportunità di esibirsi – Fine luglio, parcheggi di Porta Catania e Lumbi pieni, confusione sul Corso Umberto. È la stagione dei concerti e degli spettacoli a Taormina. In pochi giorni si passa dagli Spandau Ballet e Mika a Gianluca Grignani e Litfiba. I discorsi e i dibattiti invernali su cosa e chi dovrebbe esibirsi al Teatro greco della Perla dello Jonio, in queste settimane, vengono messi da parte. Dimenticati. Pazienza se si sono svolte lunghe riflessioni sull’essenza del Teatro greco e sulla sua funzione che dovrebbe coniugarsi con l’esclusività e la particolarità di Taormina. Ora, ciò che conta per qualcuno, è fare cassa. Nel nome della tradizione nazional-popolare, dunque, il Teatro si riempie di personaggi che in altre parti d’Italia e d’Europa non avrebbero l’opportunità di esibirsi nello scenario per eccellenza di Taormina. Niente da dire se si tratta di concerti “mordi e fuggi”, dove la città non ha nessun beneficio (parcheggi a parte) dalla marea di persone che arriva nel tardo pomeriggio e va via dopo il concerto. Però non tutti vengono “accettati” nel Teatro greco di Taormina. Ci sono spettacoli e spettacoli.

Il veto della Sovrintendenza ai Beni culturali nei confronti di Marco Travaglio – Così se non sembrano esserci grossi problemi per il Grignani di turno, in passato è stato posto un veto a un giornalista di primo piano come Marco Travaglio. Era il 2010 quando il Sovrintendente ai Beni culturali di Messina decideva di cancellare lo spettacolo del direttore del “Fatto Quotidiano”. L’evento, che doveva andare in scena il 9 luglio del 2015, era stato «giudicato privo di valore culturale e dunque inadatto al Teatro Antico». All’epoca non si era fatta attendere la dura replica della società produttrice di “Promemoria”, lo spettacolo di Travaglio: «Viene negato il permesso di rappresentazione dello spettacolo sulla base di considerazioni che appaiono dettate da motivazioni malcelatamente politiche anziché, come dovrebbe essere trattandosi di uno spettacolo teatrale, da valutazioni di preminente carattere culturale e di interesse sociale. Lo spettacolo, che si configura come un excursus giornalistico che ripercorre la storia politica italiana degli ultimi 15 anni dai tempi della prima Repubblica, fino ai giorni nostri, accompagnato sul palco da due musicisti e da opportune scenografie, in tre anni di programmazione ha registrato il tutto esaurito in tutta Italia».

Quali spettacoli sono di “valore culturale” a Taormina? Quali sono gli elementi che permettono di inserirli in questo insieme? – A distanza di cinque anni, anche se un altro caso Travaglio non si è verificato, fa impressione pensare che oggi la regione Sicilia abbia concesso, senza troppi problemi, la parte panoramica del Teatro greco alla mostra di Piccolo e Grudda impedendo, a chi non vuole vedere l’esposizione che si concluderà addirittura a novembre, di ammirare in toto il sito archeologico e costringendo la gente a pagare il prezzo intero del biglietto. A questo punto occorrerebbe porsi una domanda: quali spettacoli sono di “valore culturale” a Taormina? Quali sono gli elementi che permettono di inserirli in questo insieme? Per quale motivo uno spettacolo provocatorio di un importante e brillante giornalista non dovrebbe svolgersi al Teatro greco e invece si è costretti a subire il “tunz tunz” dei Litfiba del sabato sera? Nell’epoca della liquidità, forse, può capitare di smarrire la bussola e confondersi. Ma ormai Taormina non può permettersi simili “distrazioni”.

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