Joice Yuille al Taormina Jazz Festival
Joice Yuille al Taormina Jazz Festival

La voce elegante, tenera e forte di una delle più raffinate donne del Jazz ha inaugurato il 10 luglio scorso la sesta edizione di “Taormina Jazz Festival”, la rassegna di musica jazz che da un po’ di anni prova a chiarire le infinite sfumature di un genere così articolato e complesso da diventare a tratti quasi indefinibile. A parte le note differenze tecniche, negli accordi, nelle scale e nel ritmo, che rimane tutto quello che tecnicamente può essere insegnato in maniera meccanica, il resto del jazz si vive, si respira. Nasce da uno spirito nero, ma è diventato parte di noi, delle esperienze anche del popolo bianco e di ogni abitante del pianeta. È qualcosa che ha certamente a che fare con la nostra individualità, ma è anche qualcosa che di fondo si costruisce nella dinamica di un gruppo. «È l’unica forma d’arte moderna» – ha detto Dave Brubeck – «dove v’è rispetto per l’individualità pur senza l’affrancamento dal lavoro di gruppo».

Il gruppo di Joice Yuille ha accompagnato la sua voce elegante esprimendosi a grandi livelli. La cantante ha collaborato con tantissimi artisti sia italiani, come Paolo Conte e Laura Pausini, sia internazionali, come la Bridgewater, Randy Crawford, Donna Summer, e Gloria Gaynor, e ci perdoneranno quelli di cui ci dimentichiamo. Cresciuta tra le atmosfere della “grande mela” e le sonorità dei cori Gospel, ha allenato la sua sensibilità e le sue capacità canore, fino a entrare nella “Fiorello La Guardia high school of the music and performing art”, sì, quella di “Saranno famosi”, in pratica la più importante scuola d’arte dello spettacolo di New York. Il jazz ha un qualcosa che ti fa sentire vivo, quando lo suoni, quando lo ascolti, e soprattutto quando lo canti. Gli anni di passione e di applicazione a quel “quid” del jazz, che non è il semplice riproporre quello che un altro ha scritto, ma è sempre la ricerca continua di un proprio canto, l’hannno trasformata in un’interprete raffinata ed emozionante.

Il 18 di luglio si sono esibiti i “Sam Mortellaro Trio”, di Taormina, rispettivamente Samuel Mortellaro al pianoforte, Angelo Minacapilli al basso, e Francesco Alessi alla batteria. Il trio si muove da anni nel panorama Jazz portando avanti la loro ricerca attraverso il trio che è una delle formazioni più spettacolari e intuitive. Libertà assoluta e controllo esagerato nell’esecuzione di standard classici e raffinati sempre attenti a porre l’accento sull’estetica delle composizioni, nel passaggio struggente tra i momenti molto intimi e quelli giocosi. E come spesso accade a chi suona veramente il jazz, dagli strumenti usciva fuori qualcosa che forse non riascolteremo mai più precisamente così.

Per gli appassionati che si sono persi i primi appuntamenti, non è il caso di rammaricarsi troppo. La manifestazione andrà avanti nelle date del 3 agosto con Rossano Emili Sextet “In Limine”, il 5 agosto con Wine Hot Sextet, e il 6 agosto con Javier Girotto & Atem Saxophone Quartet. Sono gruppi diversi nel numero, nella composizione strumentale, ma tutti legati dallo stesso spirito. Piace molto la maniera in cui lo riassume Duke Ellington, «In genere, il jazz è sempre stato come il tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia». Ma voi potete sicuramente andare all’appuntamento di questi concerti che si svolgeranno presso il Parco dell’Excelsior Palace Hotel a Taormina. E, anche se alle 21:30, non saranno mai appuntamenti completamente al buio, anzi ci sarà proprio nella luce della musica che non è mai una pura manifestazione onanistica del proprio io, ma è sempre un rapporto con l’altro. La musica ha già in se la presenza di un ascoltatore, e il jazz ha in più la volontà del fruitore di essere toccato, di essere scarnificato dai sentimenti del lato oscuro. E’ la musica delle proprie esperienze, dei propri pensieri. Soprattutto contiene l’emozione in un attimo preciso; l’adesso.

© Riproduzione Riservata

Commenti