Crocetta senza velo – Uno scudo contro le future accuse e nulla di più. Quando il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, aveva deciso di inserire nella sua squadra l’assessore alla Sanità Lucia Borsellino, l’idea era di voler mostrare ai siciliani una svolta rispetto agli ultimi decenni e ai tanti scandali che avevano umiliato questa terra. Tra Battiato e Zichichi, si era cercato di cambiare musica e lo si voleva fare in modo scientifico. Con il passare dei mesi, però, la musica è venuta meno e lo stesso si può dire per il metodo scientifico. Anche se in realtà, quest’ultimo, non ha mai abbandonato l’azione della giunta che si è comportata sempre in maniera ben precisa e seguendo un copione che il presidente della regione, nonostante le recenti difficoltà, sta seguendo con grande scrupolosità. Infine è arrivato il turno di Lucia Borsellino. Quando l’assessore alla Sanità ha deciso di dimettersi è venuto meno quel velo che copriva Rosario Crocetta e la sua azione politica.

Senza Lucia Borsellino, non c’è più lo scudo di Crocetta – Con Lucia in squadra, del resto, Pietrangelo Buttafuoco e altri potevano scrivere quello che volevano. La loro Sicilia buttanissima rimaneva nei libri e nei convegni, ma non intaccava la giunta in cui c’era la figlia di Paolo Borsellino. Ma quando l’assessore ha deciso di fare un passo indietro tutto è cambiato e quelle intercettazioni, al centro di un aspro dibattito sulla loro veridicità, hanno accelerato un percorso ormai avviato per i seguaci dell’antimafia da curriculum presenti in Sicilia. Che ne sarà di Rosario Crocetta e della sue battaglie per la legalità? Tra intercettazioni, dimissioni e cerchio magico questa parola è sempre più lontana dal governatore. Del resto è sufficiente scavare un tantino nella Sanità siciliana per rendersi conto della manciugghia che non si è esaurita durante l’epoca di Crocetta. Anzi. La Sicilia spende poco più di 9 miliardi di euro l’anno in assistenza sanitaria ed è facile immaginare che le mani della mafia siano protese verso il malloppo.

Tutino e Sampieri, i due bastoni tra le ruote della Borsellino – In effetti, come ricorda il settimanale “L’Espresso”, era stato Bernardo Provenzano a decidere di investire nelle società che forniscono servizi a ospedali e ambulatori pubblici. Quando, però, arriva il momento di Lucia Borsellino, che prima dell’esperienza come assessore ha lavorato all’assessorato alla Salute come dirigente del settore farmaceutico, il sogno è di cambiare la sanità in Sicilia e renderla “libera”. La Borsellino era determinata, ma non tutti erano convinti del suo operato. In prima fila c’era Matteo Tutino, medico personale e amico di Crocetta, arrestato lo scorso giugno per truffa, peculato, abuso d’ufficio e falso. Avrebbe dovuto limitarsi a gestire il reparto di Chirurgia plastica a Villa Sofia, ma in sostanza si comportava come se fosse un manager della sanità. E poi l’ex dirigente dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Giacomo Sampieri, anche lui coinvolto in questa inchiesta giudiziaria. Sampieri e Tutino al telefono si definivano «uomini del presidente», che operano per «la legalità» e su «mandato» di Crocetta.

Il “fuoco amico” sulla Borsellino – Si, Lucia Borsellino oltre alle difficoltà incontrate nel sistema, ha dovuto fronteggiare anche il “fuoco amico”. Ecco a cosa si riferiva Manfredi Borsellino quando ha detto che Lucia «ha portato la croce». Ha provato a resistere per diversi mesi, ma il sistema era troppo marcio e, cosa ancora più grave, si nascondeva dietro una parola come la legalità per perpetuare gli stessi comportamenti degli ultimi decenni. Quelle recenti intercettazioni, dunque, non sono state una “sorpresa” per Lucia Borsellino. Sono state la conferma di quello che stava avvenendo da circa un anno a questa parte. Le dichiarazioni di Manfredi Borsellino, riportate dall’Espresso, ne sono una conferma: «Non hanno turbato l’interessata, mia sorella Lucia per una semplice ragione: perché da oltre un anno, perché l’ho vissuto da fratello, era consapevole del clima di ostilità in cui operava, delle offese che le venivano rivolte per adempiere nient’altro che il suo dovere, purtroppo sono corsi e ricorsi storici drammatici».

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