Siamo pronti ad affrontare con il nostro bambino la classe prima? Ansia, preoccupazione, gioia, un mix di emozioni nella mente di ogni genitore. Come sarà l’esperienza che getterà le basi dell’apprendimento? Sarà ancora l’età del gioco? La comunicazione è la chiave di lettura, non deve essere egocentrica, narcisista, ma deve basarsi su una circolarità di scambi, sull’attenzione dell’altro. E’ solo ponendosi nell’ottica della condivisione e della ascolto che, l’insegnante sfuggirà alla routine burocratica. Si profila, per tanto, una didattica relazionale, una didattica che interviene per razionalizzare, una didattica che permetta l’incontro del sistema insegnante-allievo. Ciò, inevitabilmente, richiede un continuo porsi in discussione da parte del docente; un valido sistema educativo, infatti, dovrebbe far rivivere i concetti del pedagogista Fromm: “libertà di e libertà da”. Il piccolo allievo dovrebbe essere accolto con gioco ed affetto, lavorando sin dal primo giorno nel tirar fuori le capacità insite in ogni bambino, creando un parallelismo positivo tra le basi di italiano e matematica ed il gioco. L’insegnante dovrà svestirsi da nobili abiti ed indossare vesti umili, fatte di sorrisi e voglia di trasmettere formazione ed educazione.

In classe, si profilerà una didattica centrata su condivisione e partecipazione, ciò dovrà comportare una ri-costruzione del ruolo insegnante, non visto più come mediatore di contenuti, ma come un abile progettista di attività educative. L’apprendimento assumerà, quindi, una bidirezionalità dell’apprendere insieme. In classe è consigliato l’uso di supporti audio, di fiabe, giochi interattivi e partecipati; la lettura che, a volte annoia, può essere somministrata sotto forma di karaoke, giocando e vivendo la dimensione del gruppo, l’apprendimento risulterà divertente e proficuo. Anche drammatizzare qualche piccola lettura, aiuterà il neo discente a costruire il proprio sè. Un clima sereno e divertente, renderà le ore scolastiche piacevoli. Dall’altra parte, i genitori, non dovranno pensare al proprio piccolo come “al primo della classe”; tutti raggiungono la meta, ma bisognerà rispettare i tempi del bambino, per un piccolo abituato solo al gioco non sarà immediato il passaggio allo stare seduto nel banco. Nessun genitore, pedagogista, insegnante dovrà dimenticare che, la scuola deve adattarsi all’allievo e non il contrario. I bambini vanno sempre incentivati, basta “numeri”, ma pensieri, disegni. E’ antipedagogico scoraggiare l’allievo e la famiglia, bisogna essere sicuri, come insegnanti del proprio lavoro e come genitori nell’essere delle valide ancore per i momenti di tempesta. Preparare è preparati dunque, con il sorriso, vivendo la gioia del primo giorno di scuola con lo zainetto e con qualche inevitabile ed innocente pianto.

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