I bambini non sono indenni da malattie che coinvolgono cuore e vasi. Nei paesi sviluppati i processi di irrigidimento delle arterie iniziano nelle prime decadi di vita e sono condizionati da stili di vita e alimentazione. Già a dieci anni molti bambini presentano nelle arterie le “strie lipidiche”. Altrettanto precoce dovrebbe essere la prevenzione per l’adozione di buone abitudini, come una regolare attività fisica, una sana e corretta alimentazione e l’abitudine a stare all’aria aperta. In passato nel bambino l’ipertensione era considerata rara e quasi sempre secondaria a un’altra patologia, in genere a un danno renale. Più recentemente diverse ricerche hanno dimostrato che l’ipertensione arteriosa è, invece, abbastanza diffusa nella popolazione pediatrica. Uno dei più importanti fattori di rischio è costituito dall’eccesso di peso, ma elevati valori pressori possono essere riscontrati anche in una piccola percentuale di bambini normopeso.

Come nell’adulto, anche nel bambino in genere l’ipertensione arteriosa non si associa a sintomi che ne possano far sospettare la presenza, pertanto l’unico modo per evitare una condizione di pressione elevata è quello di misurarla regolarmente durante le visite per il controllo della crescita. In età pediatrica non esistono valori di riferimento uguali per tutti, come succede per gli adulti, ma variano a seconda di sesso, età e statura del bambino. Per evitare l’ipertensione è fondamentale la prevenzione dell’eccesso ponderale. Sono quindi necessari dei regolari controlli della crescita per individuare precocemente gli scostamenti del peso rispetto alla statura, attraverso una corretta valutazione dell’indice di massa corporea (BMI).

Oltre a evitare un eccessivo apporto calorico è opportuno concentrare l’attenzione su due nutrienti chiave: sale e zucchero. La predilezione per il gusto dolce è già presente alla nascita, mentre quella per il salato si acquisisce dopo poche settimane. L’assunzione di zuccheri semplici supera quella raccomandata nel 70% dei bambini di sei mesi, mentre il sale è consumato in eccesso nell’80% dei bambini di tre anni. Nell’alimentazione attuale la maggior parte del fruttosio assunto non deriva dalla frutta, che i bambini dovrebbero mangiare almeno due o tre volte al giorno. Quello che va messo in discussione è il consumo eccessivo di fruttosio che deriva da un lato dal saccarosio ( il comune zucchero da tavola) e dall’altra da sciroppi di produzione industriale. Queste sostanze sono molto usate dalle industrie in diversi prodotti preconfezionati, non necessariamente dolci, come wurstel, cracker o ketch-up, anche se il loro principale impiego è nella produzione di bevande zuccherate. Un apporto eccessivo di fruttosio dovrebbe suscitare preoccupazioni perché produce minor effetto saziante rispetto al glucosio, diminuisce il metabolismo basale e aumenta il riassorbimento di sale e acqua nell’intestino e nel rene, favorendo l’insorgenza di ipertensione. I livelli di assunzione raccomandata di nutrienti per la popolazione italiana ci dicono che l’assunzione di zuccheri semplici non dovrebbe eccedere il 15% della quota calorica complessiva, ma si va ben oltre esponendo i bambini ad alte concentrazioni di alimenti dolci. Sarebbe opportuno usare frutta fresca invece di prodotti preconfezionati già a partire dallo svezzamento, limitando il consumo di omogenizzati, succhi o bevande alla frutta contenenti fruttosio.

Al contrario di quanto si pensi riguardo lo zucchero, è nozione condivisa nella popolazione che il sale favorisce l’aumento della pressione arteriosa. Meno noto è che il sale può avere effetto ipertensivo non solo per la capacità di trattenere acqua, ma anche attraverso l’azione di irrigidimento delle pareti dei vasi più piccoli. In Italia il consumo quotidiano di sale nell’adulto è pari a circa 10-12gr cioè più del doppio della quota consigliata dall’OMS che è fissata a 5gr. I livelli di assunzione raccomandata di sale sono, per i bambini da 1 a 3 anni di circa 1,5gr, per quelli tra 4-6 anni di 2gr, tra 7-10 anni di 2,5gr e dopo gli 11 anni di 3,5gr al giorno.

Infine, alcune note riguardo l’importanza dell’attività fisica per garantire abitudini di vita salutari ai bambini: per ottenere una riduzione della pressione arteriosa nei bambini sono necessari almeno 40 minuti di attività fisica aerobica per 3-5 giorni a settimana. Va incoraggiata quindi sia la pratica regolare di sport che l’attività fisica non strutturata, come andare a scuola a piedi, passeggiare, andare in bicicletta, mentre va limitato il tempo delle attività sedentarie come televisione, videogiochi, computer. Da un’indagine risulta che il 60% dei ragazzi di 12-14 anni passa da 1 a 3 ore al giorno davanti alla tv e il 20% oltre le 3 ore. Il 57% ha la tv e il 50% un PC nella propria camera e questo ne aumenta il tempo di fruizione, oltre a diminuire il controllo genitoriale sui contenuti trasmessi. I programmi tv sono inframmezzati da numerosi spot pubblicitari, spesso di cibi ad alto contenuto calorico e salino e ciò può essere fonte di abitudini alimentari scorrette. Anche la scuola ha responsabilità perché la pratica di attività sportiva e temi quali alimentazione corretta trovano poco spazio nei programmi scolastici. Tuttavia la famiglia rimane l’ambito principale attraverso cui le buone abitudini sono trasmesse ai ragazzi, soprattutto tramite l’esempio dei genitori.

© Riproduzione Riservata

Commenti