La mafia con la “m” minuscola – Ventitré anni possono bastare. Sono trascorsi più di due decenni dall’assassinio del giudice Paolo Borsellino da parte della mafia. Già, la mafia con la “m” minuscola (come diceva Leonardo Sciascia in un suo discorso parlamentare) in quanto non c’è niente di più piccolo e miserabile che possa esistere in questa terra. Perché, come fanno alcuni, innalzarla con una maiuscola? Al di là di una questione linguistica, oggi si ricorda la morte del giudice Borsellino. Un momento doloroso, drammatico per l’Italia e questa terra in particolare. La criminalità organizzata raggiungeva un’organizzazione e un’aggressività mai viste prima. Con l’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino la mafia confermava i propri piani che si mischiavano, e in realtà si mischiano ancora oggi, con la politica. In tutti questi anni si sono iniziate a celebrare queste due ricorrenze. Prima Falcone e dopo Borsellino. Corone d’alloro, navi della legalità, discorsi politici e di varie associazioni.

La “legalità da processione”, meglio di una laurea e di anni di lavoro presso diverse aziende – Ricordo che fino a qualche anno fa anche una professoressa che abitava vicino a me, organizzava eventi sulla legalità. In realtà, avendo inquadrato il personaggio in lunghi anni di vicinato, lo faceva più per lei che per la Sicilia e l’educazione dei più giovani alla legalità. Del resto, come accade in politica, quella docente sperava di far carriera tramite iniziative così “lodevoli” che venivano tirate fuori solo in prossimità della ricorrenza. La legalità come una processione, una festa comandata che dopo la mezzanotte viene relegata nel cassetto dei ricordi. Per ventitré anni la legalità è stata una sorta di bandiera da sventolare allo stadio in occasione di qualche partita importante. L’hanno usata tutti: società civile, politici e imprenditori. I risultati di queste strumentalizzazioni sono sotto gli occhi di tutti. La legalità è diventata meglio di una laurea e di anni di lavoro presso qualche grande azienda privata o pubblica.

Mettere una “crocetta” sopra anni bui e ripartire – Riesce a far emergere persino una ragazzina calabrese che è stata nell’anonimato fino a qualche settimana fa e adesso strumentalizza un paese della sua provincia per diventare sindaco e affermare che lei si, “combatte la mafia”. Chissà se questa giovane donna sarebbe arrivata dove si trova, all’interno del suo partito, solo con il suo curriculum e le proprie competenze? Ma per fortuna c’è quella legalità. Si, perché non tutta la legalità è uguale. Esiste ancora e nonostante simili personaggi la legalità quotidiana. Dopo ventitré anni è arrivato il momento di riscoprirla, di riprenderla per mano e farla rivivere giorno dopo giorno, senza urlare e mostrarsi come suoi paladini sui giornali e sui social network. La legalità dovrebbe far parte della normalità e dovrebbe essere parte integrante dei nostri comportamenti. Per quale motivo sventolarla durante una campagna elettorale? È la trasparenza del politico di turno a parlare e il suo modo di agire. La “legalità della normalità”, quella che ci hanno strappato via i professionisti dell’antimafia, deve riprendersi ciò che le è stato tolto. Questa ricorrenza di via D’Amelio e il verminaio di intercettazioni uscite fuori qualche giorno fa, sono l’occasione migliore per ripartire e mettere una “crocetta” sopra anni bui e pieni di ipocrisie.

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