La categoria “ragazzi difficili” a prima lettura sembrerebbe comprendere chiunque. L’aggettivo “difficile” ha una valenza prettamente pedagogica, individua infatti, quelle condizioni in cui la soglia di problematicità viene superata, tale da rendere necessario il costituirsi di una equipe pedagogica volta a ricercare delle valide strategie di intervento. Ragazzi che abbandonano la scuola, che scappano di casa, commettono reati, tentano il suicidio, subiscono violenze, assumono alcolici e sostanze stupefacenti. Sono questi, comportamenti non omogenei, percorsi di vita individuali non sovrapponibili, non affiancati alle norme sociali maggiormente diffuse. In base ad un insieme di atteggiamenti un minore può essere considerato a “rischio”, “disadattato” o “delinquente”. La prima categoria, quella dei ragazzi a rischio, ha carenze di ordine materiale, cioè economico, e relazionare riferita a particolari storie familiari. Questo gruppo di ragazzi ha una caduta sulla vita futura di ognuno di loro, pur conservando una netta peculiarità ed inconsistenza, poiché “l’eccessivo controllo” può portare allo sviluppo di maggiore delinquenza. La seconda categoria, in cui sono concentrati i maggiori interventi educativi, è quella dei ragazzi disadattati.

Ne fanno parte tutti coloro che, non hanno solo carenze nell’ambito familiare, ma soprattutto nell’assunzione di atteggiamenti anomali. Una considerazione a parte è per tutti quei minori che hanno infranto le norme del codice penale, quindi vengono categorizzati come delinquenti. Questi giovani, non solo devono fare i conti con i provvedimenti del tribunale dei minori, ma dovranno cercare di svestirsi dal profondo degrado sociale in cui versano. L’intervento pedagogico non cambia, in quanto l’educatore scopre che anche questi ragazzi hanno “risposto” in modo delinquenziale mossi da particolari esperienze di vita. Il pedagogista ha preso in esame il contesto familiare focalizzando la propria attenzione sulle madri assenti o possessive, cercando di creare un parallelismo con la devianza minorile. Elemento dell’analisi educativa è anche il contesto sociale di provenienza che può portare alla formazione di bande giovanili. Questi ragazzi, di certo, non vanno giustificati, è sovente imputare tutto all’egoismo che caratterizza la società odierna; è doveroso tuttavia, fare in modo che anche cosiddetti ragazzi difficili possano vivere un’esperienza educativa come se fosse un continuum formativo, un immergersi in comportamenti positivi valorizzando e creando omogeneità con il contesto sociale di riferimento.

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