Più una città è piccola e più è difficile far rispettare l’ordine e la pulizia nel centro storico? – Niente, non li schioda nessuno. Sono sempre là, al “loro” posto e credono sia un diritto rimanere in quelle zone del centro di Taormina. Per voto di scambio o indifferenza verso il decoro urbano e il profilo storico-artistico e archeologico della città hanno messo le radici nei centri storici e spostarli in qualche altro luogo diventa difficile, complicato. Nel nome del paradosso, più una città è piccola e più è difficile far rispettare l’ordine e la pulizia nel centro storico? Taormina, tra Corso Umberto e via Teatro Greco, è un esempio. Chissà per quale motivo. Sic! Questo paragone tra piccole e grandi realtà sembra proprio calzare a pennello e il riferimento, questa volta, non è a Roma dove tra il Colosseo, i Fori Imperiali, piazza di Spagna e il Pantheon i camion bar e i venditori ambulanti sono stati fatti sloggiare e spostati in altre zone della capitale. Il pensiero corre veloce verso una città molto più vicina a Taormina da un punto di vista geografico e culturale.

L’ordinanza della città di Palermo, «per favorire ordine ed equilibrio estetico» – Si tratta di Palermo, dove dalla fine del mese di maggio è stato vietato il commercio ambulante in tutta l’area perimetrale che va da piazza Croci a piazza Vigliena passando per via Libertà (comprese le corsie laterali), le piazze Castelnuovo e Ruggero Settimo, le vie Ruggero Settimo, Wagner e via Cavour, piazzale Ungheria, via Meccio, piazza Verdi e via Maqueda (fino ai Quattro Canti). Inoltre sono state coinvolte dalla nuova normativa della giunta guidata da Leoluca Orlando anche piazza san Domenico, piazza Bologni, il piano della Cattedrale, villa Bonanno, piazza Croce dei Vespri e le piazze Pretoria e Bellini. Il tutto è stato deciso tramite un’ordinanza sindacale e i commenti del primo cittadino Leoluca Orlando e dell’assessore alle Attività produttive, Giovanna Marano, sono stati rivolti al miglioramento del contesto urbano in un’ottica turistica e culturale: «L’ordinanza ha lo scopo di riqualificare alcune vie e piazze di grande rilevanza storico-culturale, che sono attrattiva per il turismo. Con l’ordinanza si è individuato un criterio che prevenga il contrasto tra venditori ambulanti e commercianti, oltre che. Per valorizzare l’armonia commerciale e il decoro urbano occorre intervenire con provvedimenti che aiutino la sintonia tra gli esercizi in sede fissa e ambulanti».

Bonificare le “paludi” taorminesi – Il comune di Palermo, inoltre, ha pensato, proprio come successo a Roma, di conferire delle zone ben precise per il commercio ambulante che con il trascorrere del tempo potranno diventare caratteristiche: «Le zone per il commercio ambulante sono state individuate per far sì che si avvii un percorso di integrazione, in cui le aree indicate assumano una loro identità commerciale, che possa valorizzare il lavoro ambulante, renderlo più riconoscibile e sintonizzarlo con la rete commerciale fissa». Le parole dell’amministrazione palermitana potrebbero essere pronunciate da qualsiasi sindaco, assessore e consigliere comunale di Taormina di ieri e oggi. Invece, che succede? Purtroppo soltanto qualcuno alza la voce e gli altri sperano che l’ennesima questione chiave per rilanciare la città venga affondata nella palude locale, nell’indifferenza. La speranza, considerando la posizione geografica della terrazza che si affaccia sul Mediterraneo, è che queste paludi vengano bonificate al più presto.

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