Joanna Parisi / Foto di Ernesto De Luna
Joanna Parisi / Foto di Ernesto De Luna

La temperatura è già abbastanza alta di suo. Il periodo estivo è decisamente sopra le medie stagionali ma l’attesa e le curiosità per il debutto della Carmen al Teatro Antico crescono di ora in ora. Già in città si percepisce dal chiacchiericcio nei bar e nei luoghi di ritrovo che la curiosità di vedere l’allestimento all’interno del Teatro Antico monta sempre di più. C’è chi è contento di mostrare il biglietto e chi invece per vari motivi manifesta il rammarico di non poterci essere. Oltre alle attese legate alla particolarità dell’allestimento legata alla struttura unica del Teatro, e alle notevoli capacità del regista, che è anche scenografo e della costumista Cammarata, vi sono quelle connesse alla potenza evocativa dell’opera stessa.

Un’opera che racconta di una donna forte che pagherà con la vita questa forza espressiva, ed è circondata da donne altrettanto forti e decise pur nella loro diversa morbidezza. Tra i tanti artisti che renderanno unica la serata, è stato chiesto ad una delle più brave e affascinanti del panorama lirico mondiale Joanna Parisi, soprano italo-americana, come vive l’attesa del debutto, perché anche per lei Taormina è un palcoscenico nel quale non si era mai esibita.

«Questa sarà la mia prima volta a Taormina, a dire il vero, in Italia in generale. Sarà una performance molto speciale per me perché segnerà il mio debutto nel luogo in cui risiedono le mie origini: la mia famiglia, infatti, proviene dalla Sicilia e dall’Abruzzo. Nell’ultimo decennio la mia vita ha girato intorno all’arte del canto operistico italiano, quindi cantare nel Bel Paese è come un sogno diventato, finalmente, realtà». Rivestirà un ruolo apparentemente di secondo piano, ma comunque molto complesso e difficile dal punto di vista interpretativo, Micaela, la sorella adottiva di Don José. Le domandiamo quale crede sia il vero ritratto psicologico di Micaela?

«È senza dubbio una ragazza gentile, genuina, onesta, ma la sua caratteristica più autentica è la timidezza, un aspetto distintivo che ne ingabbia completamente l’anima. È giovane e inesperta, e come tutte le fanciulle è piena di speranze e di insicurezze. Durante l’opera impara, pian piano, a capire meglio se stessa e così riesce a maturare e a tirare fuori un coraggio straordinario e una prontezza d’animo insospettabili».

In che modo questo portato emotivo viene trasposto vocalmente?

«Le prime frasi di Micaela riflettono proprio la sua semplicità. Nel primo duetto con Don José, sia il suo carattere che la sua voce iniziano a svilupparsi grazie ad emozioni come l’amore e la nostalgia di casa. Non appena comincia a fiorire come donna, il suo canto mostra più calore e profondità sia musicalmente che drammaticamente, e io cerco di usare più colori vocali e più potenza per ottenere questo effetto. Anche la parte orchestrale che la supporta cresce di conseguenza, assecondando il suo sviluppo. Quando nel finale affronta Don José e Carmen, sembra quasi tornare momentaneamente alla candidezza del duetto iniziale, ma nell’attimo in cui implora Don José di tornare a casa per recarsi al capezzale della madre, si dimostra una donna forte ed eroica».

Dal punto di vista tecnico, quali sono le difficoltà del ruolo?

«Vocalmente è molto impegnativo per via della poca costanza del suo impegno in scena. È difficile trovare il momentum lirico e drammatico: Micaela canta durante il primo atto, e dopodiché torna soltanto alla fine del terzo atto. Ciò che è arduo è mantenere la voce calda e pronta nel corso di una pausa così lunga. Per quanto riguarda invece l’interpretazione, sia vocale che attoriale, all’inizio lei è molto riservata e non esprime quello che prova davvero, anche se vorrebbe farlo. Nel bellissimo duetto con Don José, lei gli comunica il suo amore per lui, ma lo fa attraverso le parole della madre di lui. Questa sua natura così introversa è davvero incantevole, ma non sempre semplice da portare sul palcoscenico. Successivamente, grazie all’aria “Je dis que rien ne m’épouvante”, Micaela scopre e, finalmente, comprende il suo vero io e a quel punto, per me, diventa tutto più naturale».

Grandi aspettative sullo spettacolo, dunque, ma anche grandi certezza dunque. Una Carmen interpretata da Elena Maximova, bella ed elegante, una vera e propria forza della natura che porta con fierezza un ruolo che è ormai una icona del mondo della lirica, circondata da innumerevoli professionisti del canto, come Joanna Parisi, anche nei ruoli di apparente secondo piano, perché si sa che non esistono nel teatro ruoli minori, ma è la forza del gruppo a trascinare verso le altezze della qualità. Tutti guidati poi da Castiglione, un regista forte di un allestimento moderno che non intacca la grande tradizione e lo spirito originario dell’opera. Un innovativo nella tradizione. Fortunati quelli che potranno dire c’ero anche io.

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