«Da quest’area una quantità di informazioni straordinarie per Taormina» – L’archeologo messinese residente al nord con una casa a Taormina, che questa mattina si è recato sul luogo degli scavi della Domus san Pancrazio dimostra la grande attenzione dei cittadini verso l’attività di riqualificazione dell’area. Il responsabile scientifico dei lavori è il professor Lorenzo Campagna, docente del dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina, il quale si è detto convinto che «da quest’area possono emergere una quantità di informazioni straordinarie per la storia di Taormina». Ma il progetto a cui sta partecipando il professor Campagna è molto più ampio e punta ad affrontare «lo studio dell’archeologia di Taormina in maniera globale». Tutto parte da una convezione tra l’Università degli studi di Messina, il Parco archeologico di Giardini Naxos e Taormina e il Cnr Ibam. Da questa intesa nascerà la carta archeologica della città antica.

«È necessario che Taormina si riappropri della sua identità» – Già, ma di cosa si tratta? La risposta la da il docente dell’Università di Messina: «Il nostro prodotto sarà una base cartografica digitale nella quale saranno posizionate tutte le evidenze monumentali e archeologiche della città di Taormina». Un lavoro importante, perché non riguarderà soltanto l’ambiente universitario ma offrirà delle opportunità significative per il territorio. Del resto l’obiettivo professionale di Lorenzo Campagna è chiaro: «È necessario che Taormina si riappropri della sua identità passata, della propria memoria storica. Il nostro dovere è restituire ai taorminesi il loro patrimonio storico». Così, in un contesto del genere, si inseriscono gli scavi della Domus di san Pancrazio. I lavori si concluderanno il 31 luglio e il professore ha affermato che «questa prima campagna ha un obiettivo diagnostico ben preciso, ovvero vedere in quali condizioni di salute si trova la villa». Un passaggio necessario, dovuto, considerando che gli ultimi scavi sono stati quelli risalenti alla fine degli anni ‘70.

«Trovare una soluzione tra gli interessi legittimi del proprietario e la restituzione di questo bene ai taorminesi» – Quindi il professor Campagna, insieme ad Alessio Toscano Raffa del Cnr Ibam di Catania che coordina le attività sul campo insieme alla dottoressa Marta Venuti e agli studenti dell’Università di Messina, stanno cercando di verificare lo stato di salute della villa. Anche se la Domus san Pancrazio ricade all’interno di un terreno privato, il professor Campagna non si abbatte. Anzi, crede che tramite una sinergia tra pubblico e privato si possano raggiungere risultati importanti: «Da parte nostra non c’è nessun interesse a creare problemi al proprietario, perché si tratta di recuperare e valorizzare una delle evidenze monumentali di Taormina. Sarebbe auspicabile trovare una soluzione tra gli interessi legittimi del proprietario e la restituzione di questo bene ai taorminesi». A quanto pare c’è la volontà, da parte del responsabile scientifico degli scavi, di trovare un’intesa. E non potrebbe essere altrimenti, perché stiamo parlando di una zona con un grande potenziale archeologico.

«Vorrei ringraziare il comune di Taormina, che ci ha messo a disposizione la struttura della piscina che ospita i ragazzi» – Non c’è voluto molto tempo per comprendere l’importanza della Domus di san Pancrazio. Ma se alla fine degli anni ‘70, con ogni probabilità per mancanza di fondi, i lavori erano stati sospesi, il rischio è che dopo il 31 luglio possa verificarsi lo stesso intoppo. «Sarebbe bello poter continuare attraverso una collaborazione indispensabile con il Parco archeologico di Giardini Naxos e Taormina e la Soprintendenza, magari con un impegno consistente dal punto di vista degli interventi. L’area è grande, ha sottolineato il professor Campagna, ma le nostre risorse sono limitate e questi lavori sono a costo zero». Il problema, come succede nel resto d’Italia, è legato ai fondi necessari per portare avanti i lavori: «Purtroppo i finanziamenti per la ricerca sono esigui, quindi cerchiamo di lavorare a costo zero grazie all’entusiasmo degli studenti e alla disponibilità degli istituti che ci ospitano. Vorrei ringraziare il comune di Taormina, che ci ha messo a disposizione la struttura della piscina che ospita i ragazzi. Spero che questa collaborazione possa rinnovarsi, perché andiamo tutti verso un interesse comune, ovvero valorizzare il più possibile il patrimonio straordinario di Taormina per farlo conoscere e restituirlo ai taorminesi e ai turisti».

«Da una valorizzazione intelligente e progettata del patrimonio di Taormina può venir fuori un rilancio dell’economia» – Investire in cultura è stata una delle ricette del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per far uscire il suo Paese dalla recessione. E potrebbe essere un modo per rilanciare la realtà taorminese che si trova a dover affrontare il rischio default. Al di là del Piano di riequilibrio, infatti, il comune potrebbe prendere spunto dai “principi keynesiani” e investire sull’unico bene sul quale può ancora puntare: Taormina. «Credo che in un comune come Taormina bisognerebbe investire in queste risorse storico-artistiche, archeologiche e ciò può avvenire con una sinergia tra i vari enti. Da una valorizzazione intelligente e progettata del patrimonio di Taormina può venir fuori un rilancio dell’economia». Secondo il professor Lorenzo Campagna è un punto dal quale ripartire. Difficile che i cittadini di Taormina non siano d’accordo.

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