Scavi archeologici Domus San Pancrazio, Taormina

Dagli anni ‘70 a oggi, quanto tempo perso – I turisti e i taorminesi che passano davanti al cancelletto arrugginito lungo la via san Pancrazio, dove si trova la Domus, sbirciano da fuori, fanno foto e domande, chiedono di entrare. Purtroppo per loro non possono accedere dentro le mura del cantiere per questioni, in primis, di sicurezza. La curiosità è tanta, perché, anche se siamo a Taormina, non capita tutti i giorni di vedere degli scavi dal vivo. Già, ma cosa sta succedendo? Era la fine degli anni ‘70 quando sono stati effettuati degli scavi nella Domus, ovvero una villa genericamente di età romana. Purtroppo, dopo quell’impegno, la villa era stata abbandonata a se stessa. Così le erbacce, mese dopo mese, anno dopo anno, hanno preso il sopravvento fino a coprire l’attività svolta. La Domus di san Pancrazio, per diversi decenni, è stata nascosta da sterpaglie e sporcizia. Adesso, però, è sorto un nuovo progetto. Quello della riqualificazione e della tutela dell’area.

Un lavoro all’interno di un progetto più ampio – Non è qualcosa di semplice, soprattutto nell’epoca contemporanea dove simili attività sono viste quasi con fastidio, ma, nel solco dei più grandi paradossi, senza simili scoperte i settori turistici ed economici non potrebbero utilizzare il brand Taormina per i loro incassi. Sta di fatto che grazie a un accordo tra l’Università di Messina e il Parco archeologico di Giardini Naxos e Taormina, è stata creata una convenzione tra i due enti all’interno di un progetto molto più ampio che riguarda la terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo. Si tratta della realizzazione di tutta la carta archeologica della città antica, fatta in collaborazione con il Cnr Ibam di Lecce e di Catania e portato avanti dall’Università di Messina, l’ente Parco e il Cnr Ibam. Ma, per quanto concerne gli scavi della Domus san Pancrazio, bisogna ricordare che i lavori dureranno quattro settimane e si concluderanno il 31 luglio. Va menzionato, inoltre, lo sforzo del dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina con il professor Lorenzo Campagna, il responsabile scientifico; poi va citato anche Alessio Toscano Raffa del Cnr Ibam di Catania che coordina le attività sul campo insieme alla dottoressa Marta Venuti.

Una convenzione tra l’ente Parco archeologico di Giardini Naxos e Taormina e l’Università di Messina – Questi lavori, al momento, non hanno ricevuto nessun finanziamento e così la manodopera è rappresentata dagli studenti dell’Università di Messina che tramite un tirocinio, che gli permette di imparare il proprio mestiere sul campo, svolgono questa attività dal lunedì al venerdì fino alle ore 16.30. I giovani, grazie all’impegno dell’amministrazione comunale di Taormina, vengono ospitati gratuitamente nelle strutture della piscina. Un segnale di attenzione verso questo lavoro davvero interessante per Taormina, una città che potrebbe vivere di cultura e arte per dodici mesi l’anno. Altro che problema legato alla destagionalizzazione. Intanto si guarda al futuro e quando saranno conclusi i lavori l’obiettivo principale sarà reperire dei fondi, perché ci sarà bisogno di opere di consolidamento, poi ci saranno i mosaici e i pavimenti che necessiteranno di costi per essere mantenuti in un discreto stato di conservazione. Per raggiungere i tanto agognati fondi, con ogni probabilità, si cercherà di mettere in piedi una sinergia tra Università, comune di Taormina e Parco archeologico.

Riqualificare gli scavi con le risorse umane a disposizione – Al momento, però, il pensiero è riqualificare gli scavi con le risorse umane a disposizione. La prima settimana dei lavori è stata dedicata alla pulizia dell’area e adesso lo scavo è tornato all’aspetto in cui era stato lasciato nei decenni precedenti. Il secondo step, invece è costituito da un’attività rilevante: un nuovo rilievo di tutte le strutture funzionali in modo da restituire una pianta in dettaglio di tutto l’edificio. Intanto si sta lavorando sul rifacimento della planimetria per conferire un’immagine quanto più fedele della villa. Le condizioni in cui è stata trovata la Domus erano disastrose e per acquisire un gran numero di dati in tempi brevi si sta utilizzando la stazione totale e in seguito verrà effettuato un rilievo manuale in scala 1:20. La stessa cosa verrà fatta per i mosaici, i quali andranno rilevati manualmente in scala 1:1 per cercare di ricostruire idealmente quali erano gli schemi decorativi, ma anche per preservarne la memoria.

La precarietà della copertura degli scavi che risale agli anni ‘70 – È un lavoro delicato e svolgerlo sotto questo sole deve essere una grande fatica, ma è la passione ad animare i giovani e tutti gli studiosi degli scavi della Domus di san Pancrazio. Un impegno reso ancora più gravoso dalla copertura degli scavi che risale alla fine degli anni ‘70 e oggi si trova in condizioni precarie, per utilizzare un generoso eufemismo. Nonostante tutto, anche se quella copertura è incerta ed è una metafora dell’instabilità di questi settori umanistici in Italia, i lavori vanno avanti. Chissà quando questo monumento diventerà fruibile per i visitatori. Si tratta di un sito di grande interesse, considerando che la villa di san Pancrazio è il risultato della sovrapposizione di fasi differenti che si sviluppano lungo un arco cronologico abbastanza ampio, il quale probabilmente va dall’età ellenistica, ovvero dal III secolo a.C., fino all’età Imperiale, Tardo antico e anche bizantina. Non è un caso, nel nome di queste stratificazioni, che è stata rinvenuta una tomba (con un cranio che emerge dalla terra) costruita in una fase di abbandono e in seguito, forse, l’area era stata riutilizzata come necropoli.

Un vero e proprio work in progress – La villa, impostata intorno a un cortile centrale con un peristilio dove ruotano tutti gli ambienti della casa, potrebbe essere una grande attrazione per i viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Intanto i lavori proseguono e se da un lato l’obiettivo è fare il rilievo delle strutture, dall’altro lato si è deciso di fare delle stratigrafie murarie, perché attraverso una lettura di tutti i muri si potranno individuare le differenti fasi di trasformazione avvenute all’interno della casa. È un vero e proprio work in progress e in futuro solo grazie a un finanziamento la Domus san Pancrazio diventerà uno dei siti archeologici visitati a Taormina.

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