Dare delle risposte alla Corte dei Conti – La città di Taormina, come la maggior parte dei comuni siciliani e come la stessa regione, rischia il dissesto economico e finanziario. La Corte dei Conti, nei prossimi mesi, si dovrà pronunciare sulla Perla dello Jonio ed è in attesa di prese di posizione da parte dell’amministrazione comunale. Si tratta di rivedere il Piano di riequilibrio tramite delibere approvate e non promesse che rischiano di non essere mantenute. Quindi l’assessore al Bilancio, Salvo Cilona, e la maggioranza guidata da Eligio Giardina stanno cercando di trovare delle soluzioni per impedire il fallimento del comune di Taormina. L’unica strada, a quanto pare, sembra quella dell’aumento delle imposte. Parcheggi, suoli pubblici e tassa di soggiorno dovrebbero essere aumentate in maniera provvisoria per provare a rientrare, a quanto pare, di ben 8 milioni di euro in due anni. Si chiederà uno sforzo alla città per evitare un disastro che pagherebbero tutti in maniera indistinta.

La soluzione potrebbe trovarsi nel sempre attuale John Maynard Keynes – Taormina e il rischio default. Sembra quasi un paradosso in termini, eppure è la realtà dei fatti. Però da questa crisi economica, che ha colpito la città, potrebbe esserci un’opportunità per ripartire. No, non si tratta delle solite teorie dell’economia classica. La soluzione potrebbe trovarsi nel sempre attuale John Maynard Keynes. Secondo l’economista di Cambridge, in estrema sintesi, quando il sistema economico si trova in grande difficoltà diventa fondamentale l’intervento pubblico tramite politiche monetarie e fiscali espansive. Certo, questa teoria va reinterpretata e contestualizzata a un comune di poco più di 11 mila abitanti, ma il concetto di base non cambia. In una situazione così delicata, infatti, non è sufficiente fare sforzi immani per ricoprire i debiti, ma serve soprattutto un ruolo da protagonista da parte del comune. L’istituzione comunale, infatti, può creare le condizioni per uscire in maniera definitiva dalla palude attuale e ripartire con un nuovo slancio.

Far si che il comune investa sulla città – Già, ma come? Investendo su ciò che possiede, ovvero Taormina. Nella crisi greca sorprende come il premier Alexis Tsipras abbia avallato una manovra lacrime e sangue in cui è prevista, tra le varie misure, la vendita a privati di porti e aeroporti. Ecco, un qualcosa del genere potrebbe accadere anche a Taormina con vecchi edifici ormai dismessi i quali dovrebbero aiutare, tramite la loro vendita, a rimpolpare le casse comunali. Il principio, stando alla teoria di Keynes, è errato. Perché non rovesciare questo modo di pensare e far si che il comune investa sulla città? Molti potrebbero affermare: “Ma come? Taormina è a un passo dal dissesto e si chiede di investire?”. Esatto e il riferimento è a un programma strutturale sulla città. Investire nelle sue ricchezze, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti d’America del presidente Barack Obama all’indomani della tremenda crisi economica del 2008. Quelle politiche di investimento, quelle scelte coraggiose, oggi stanno ripagando il popolo a stelle e strisce.

Il comune e l’investimento pubblico su Taormina – Dunque, volendo mettere da parte le teorie dell’economia classica, e prendendo in considerazione Keynes, si potrebbe investire nelle ricchezze di Taormina e in questo caso in Taormina stessa, nella sua cultura. Qualche esempio? Si tratta di quello che BlogTaormina, da un anno a questa parte, ripete con insistenza. Pensiamo alla Torre dell’Orologio. Darle di nuovo dignità, liberandola da bancarelle made in Spongebob e rendendola visitabile per i turisti che potrebbero pagare per ammirare il panorama e rimanere affascinati dal funzionamento dell’orologio che li farà immedesimare in Hugo Cabret di Martin Scorsese. Prendersi cura del territorio, della bellezza naturale dell’Isola Bella, della storia e dell’arte di Taormina, evitare gli abusi edilizi che si inghiottono le mura medievali. È questo il vero intervento pubblico che può essere realizzato. Poi aprire gli edifici culturali al pubblico durante tutto l’anno, organizzare concerti ed eventi, proprio come succede a Praga.

Investire sulla bellezza con azioni forti contro i venditori ambulanti e i camion bar e non avere “timore” del solito voto di scambio – Ogni posto che si vorrà visitare dovrà avere un ingresso a pagamento. Ticket, ticket e ancora ticket. È così nelle principali mete turistiche mondiali e non si capisce per quale motivo non dovrebbe essere così a Taormina. Il comune dovrebbe avere il coraggio di rivoltare la città, investire sulla bellezza con azioni forti contro i venditori ambulanti e i camion bar e non avere “timore” del solito voto di scambio. L’intervento pubblico in stile Keynes potrebbe trasformare la città in quello che è stata per un certo periodo nel Novecento. Del resto le crisi economiche, come le difficoltà, insegnano sempre qualcosa e permettono di rivalutare alcuni aspetti che per anni non sono stati presi in considerazione. Taormina, seguendo la visione di John Keynes, potrebbe tornare di nuovo una metà esclusiva e una perla del Mediterraneo.

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