Manca poco ormai all’atteso concerto del musicista e compositore Goran Bregoviċ, il 20 luglio, al Teatro Antico di Taormina, unica data in Sicilia del suo tour europeo “If you don’t go crazy you are not normal!” (“chi non diventa pazzo non è normale!”). Goran di sicuro non diventerà pazzo nella nostra accezione più stretta, soprattutto perché per lui la normalità ha sempre avuto a che fare con l’essere leggermente distante da quello che viene definito normale. Già da ragazzo, per via di una vicissitudine ormai abbastanza comune, la separazione dei genitori, fu spinto dagli eventi a vivere insieme alla madre nella zona musulmana di Sarajevo, dove comunque si respiravano intensamente tre culture, tre nazionalità e tre religioni diverse. Poi fu iscritto a un corso di violino, però dopo un po’, per via forse proprio della sua “normalità” fu ritenuto non idoneo, perché non abbastanza talentuoso. E si ridusse a suonare la chitarra. Quasi sicuramente, e mi piacerebbe poterglielo chiedere, non lo entusiasmava l’idea di ripetere scale su scale, per riuscire a suonare qualche opera di Tchaikovsky, ma era molto più attratto dal “melting pot” che incontrava per strada, da quel calderone di elementi umani e culturali che sperimentava nella vita normale.

Non corre il rischio di diventare pazzo oltre il lecito neanche chi lo andrà ad ascoltare, perché Bregoviċ è riuscito a mettere in atto un’operazione delicatissima e anche difficile, trasformare in qualcosa quasi di classico, ciò non apparteneva per nulla alla cultura “alta “ della musica europea. Attraversare le correnti di tutta la musica del mediterraneo per lui è stato reso possibile anche dall’attraversamento reale delle correnti reali del mare, e per fortuna non su un gommone per Lampedusa. Dopo aver lavorato suonando musica folk in un bar di Konjic, arrivò a Napoli dove iniziò a suonare in un locale chiamato “ Lo Schiribizzo”, con il gruppo “Kodeksi”. E rimase a lungo a Napoli, altra metropoli multietnica, soprattutto dal punto di vista musicale, dove tra Ischia e Capri ebbe anche l’occasione di Fare da spalla ai Pooh.

La sua musica già notevolmente sporca dal punto di vista delle contaminazioni si fece ancora più densa, e spaziava dai temi zigani e slavi meridionali, alla musica polifonica popolare dei Balcani, innestandovi le influenze del tango, della world music, e delle bande di ottoni. Risuonava in lui l’eco di una musica popolare strettamente collegata alla vita e agli eventi che ne scandivano le tappe, come i matrimoni, i riti sacri e i funerali, che da ragazzo aveva sentito nei Balcani, e con sagacia e semplicità li collegava agli stessi elementi che si riconoscevano in ogni cultura. Attraverso danze di ottoni scintillanti e saltellanti, con un ritmo tipicamente slavo, la cui comprensibilità metrica, con cambi anche repentini tra una battuta e l’altra, e difficile da comprendere anche per un esperto, portava in giro la colonna sonora gitana con l’allegria e la profondità tipica della vita. Continuava però a rimanere uno dei tanti musicisti folk.

Poi ci fu l’incontro con il cinema, e la sua musica slava che nel frattempo maturava, acquistò una maggiore familiarità e comprensione alle orecchie anche nostrane. Sullo sfondo di una guerra che era appena scoppiata lui ed Emir Kusturica realizzarono una serie di film il cui successo proiettò anche Goran verso una carriera internazionale. Le complesse e difficilissime partiture ritmiche che nel linguaggio cinematografico sono difficilmente utilizzabili lo costrinsero ricercare il caratteristico impatto melodico che riesce a trasportare l’emotività del vero folklore balcanico , e la originale impronta della musica slava, che comunque arriva al cuore perché le dinamiche emotive sono le stesse nel bacino del mediterraneo. Si cantano nelle stesse feste e nei funerali canti che sussurrano melodie rese comuni e familiari da secoli di scambi culturali della memoria collettiva. Se si ascolta uno dei canti funebri siciliani o di una qualunque regione mediterranea, basta aggiungere i tromboni sporchi o l’accompagnamento di una banda di paese per associarle alle sonorità di Bregovic.

 Gli ottoni saltellanti seguono a ruota e viene fuori in maniera naturale una musica sporca ed allegra. Non a caso Il musicista e compositore bosniaco sarà accompagnato sul suggestivo palcoscenico di Taormina dalla sua storica formazione la Wedding & Funeral Orchestra ( matrimoni e funerali), composta da fiati, percussioni e voci bulgare. Tra sonorità fascinose e ritmi travolgenti e trascinanti, l’evento, organizzato da Euphonya Management di Dario Grasso, godrà del particolare abbinamento più che mai suggestivo del Teatro Antico, che sembra ricollegare in maniera naturale tutte le culture musicali del mediterraneo.

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