Un’alleanza contro il male – «Nove saranno i membri della Compagnia dell’Anello, ed i Nove Viandanti si opporranno ai Nove Cavalieri che sono Malvagi. […] Il totale dei Nove è stato raggiunto. Fra sette giorni la compagnia deve partire». È una delle frasi pronunciate da Elrond, signore di Gran Burrone, all’interno del “Signore degli Anelli” di Tolkien. I nove che si oppongono agli altri nove i quali, senza ombra di dubbio, sono malvagi. La lotta tra bene e male si rinnova nell’imponente scritto dell’autore britannico. La Compagnia dell’Anello rappresenta l’unione delle personalità dei popoli della Terra di Mezzo. Litigiosi tra loro, come non ricordare i continui battibecchi (per usare un eufemismo) tra nani ed elfi, ma per necessità uniti da un unico obiettivo: distruggere l’Anello custodito dallo hobbit Frodo. Mettere fine alla lunga storia di quel piccolo oggetto per impedire a Sauron di avanzare e di prendere il sopravvento.

Le Compagnie che non funzionano in politica – In realtà la Compagnia si disgregherà subito dopo la sua formazione, perché morirà Boromir, ma gli altri, in un modo o nell’altro, aiuteranno il coraggioso Frodo a raggiungere il suo obiettivo. Già, la Compagnia avrà la meglio e si ricongiungerà dopo la sconfitta di Sauron a Mordor. Un happy end che è dovuto alla presenza di un obiettivo comune, ovvero distruggere l’anello. Un’unione che va bene, anzi benissimo, in un romanzo fantasy epico o in qualche trilogia. Un qualcosa che entusiasma ed appassiona, come dimostrato in questi anni. No, non solo i nerd hanno “venerato” il “Signore degli anelli”. Ma al di là di adorazioni varie, ciò che si può mettere in evidenza è che in politica queste compagnie lasciano il tempo che trovano. Romano Prodi e la compagnia del centrosinistra docet. Quando il professore univa una coalizione che andava da Mastella a Bertinotti passando per D’Alema e Rosy Bindi, anche se vinceva le elezioni non riusciva a governare con tranquillità e dopo qualche mese falliva nel suo obiettivo.

Meglio la Compagnia che un progetto – Una compagnia, in quel caso senza anello, per sconfiggere il loro concetto di male, ovvero Silvio Berlusconi. No, la politica non è un romanzo e in un contesto del genere si è trasformata più volte in un horror. I litigi tra nani ed elfi narrati da Tolkien, mettendoli a confronto con i governi Prodi, erano un esempio di fratellanza e amore. Un certo modo di fare, tra le altre cose, era presente anche nel centrodestra di Berlusconi il quale era composto da Casini e Bossi passando per Fini e Borghezio. Il peggio della politica italiana, forse, l’abbiamo vissuto negli ultimi venticinque anni e quindi sorprende che, ancora oggi e con quegli esempi così recenti, si provi a perseguire simili logiche persino a livello locale. Le Compagnie senza anello sono il primo pensiero per politici che, ormai, non riflettono su un progetto a lungo termine per la loro città, ma si concentrano soltanto su una somma algebrica di voti: tu ne porti 80 e io 200. Bene, allora possiamo essere alleati.

Gli interessi e i progetti della città fanno da contorno – Peccato, però, che il litigio sia sempre dietro l’angolo. Anzi, dietro la fine di ogni tornata elettorale. A Taormina, per esempio, questo vizio è diventato molto frequente. Si creano alleanze, spesso intorno a un tavolo, contro una persona, ovvero il sindaco di turno. Sconfiggere quello che alcuni considerano il male in una dicotomia tutta particolare, dove gli interessi e i progetti della città fanno da contorno. Così non importa se stanno insieme gente che fino a qualche anno fa erano consiglieri comunale di Rifondazione Comunista, Alleanza Nazionale e Forza Italia. Ciò che conta sul serio è vincere, battere l’avversario. Prendere il suo posto e coltivare il proprio ego. Per governare Taormina, del resto, si può aspettare un’altra trilogia.

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