Decidere di non decidere – L’esperienza del governo Crocetta è finita. Manca l’ufficialità, potrà vivacchiare per altri mesi, ma la giunta più tormentata degli ultimi decenni è ormai arrivata al capolinea. Eppure il principale partito che la sostiene, il Partito Democratico, ha deciso di non decidere all’ultima assemblea regionale. C’erano mugugni, freddezza nei confronti del presidente Crocetta, che ha provato a buttarla sul vittimismo contro gli omosessuali, ma poi si è scelto di non prendere nessuna posizione. L’unico, ancora prima di quell’incontro, era stato Ferrandelli ad appoggiare la necessità di votare la sfiducia al governatore. Gli altri, nonostante i malumori che esternano un giorno si e l’altro pure, non hanno il coraggio di staccare la spina. Preferiscono attendere l’evoluzione della vicenda, le ennesime promesse di riforme dell’ex sindaco di Gela, qualche rimpasto in salsa sicula.

Nessun progetto per la Sicilia, solo giochi di poltrone – Il trasformismo, per l’ennesima volta, potrebbe salvare i democratici dell’isola. Ma, in realtà, è un tentativo sin troppo chiaro di rimandare il più tardi possibile le elezioni. Perché? Il Partito Democratico non è pronto. La rottamazione da queste parti non è mai iniziata. Anzi, ha messo la retromarcia. Invece di rinnovare la classe dirigente e formare le nuove generazioni, si preferisce andare dietro ai signori dei voti della città o del paese di turno. Poco importano i loro trascorsi politici. Questo Pd non è per niente innovatore, semmai è conservatore e senza un’idea sul futuro della regione. Un peccato mortale, imperdonabile nella terra che più delle altre avrebbe bisogno di un progetto di ampio respiro per rilanciarsi nel panorama italiano e nel contesto Mediterraneo. Niente di tutto ciò è stato pianificato, ma non c’è da sorprendersi. Come si può parlare di novità se il segretario regionale del partito, Fausto Raciti, definisce la meritocrazia un grande imbroglio?

La via stretta dei democratici – Certo, da chi è stato sempre calato dall’alto nei ruoli che ricopre non ci si poteva aspettare altro, però non è facile con simili premesse provare a parlare alle nuove generazioni. Già, quando Crocetta verrà sfiduciato o si dimetterà chi prenderà il suo posto nel centrosinistra? Raciti? Difficile, anzi impossibile. Faraone? Potrebbe essere un’opzione, ma non è detto che accetti e non ha questa grande presa sul territorio regionale. L’opzione Bianco piace a molti, anche ai centristi, ma non è detto che il sindaco di Catania lasci, di nuovo, la città per altri impegni. Poi c’è il vuoto. Si potrebbe sperare in qualche big nazionale, ma il rischio è che venga travolto come la Finocchiaro contro Lombardo. Dunque non resta che temporeggiare, perché dopo Crocetta c’è il vuoto. Non c’è alternativa per i democratici, a meno che non inizino a fare quello che il loro segretario nazionale affermava durante la campagna delle primarie. Quella è l’unica speranza, altrimenti una sconfitta di proporzioni inaspettate potrebbe essere dietro l’angolo. Questa volta, bisogna ammetterlo, sarebbe meritata.

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