Taormina, ex pensione Minerva
Taormina, ex pensione Minerva

La madre di tutte le delibere – “Ma come è possibile che a Taormina esista un mostro del genere?”. È l’affermazione che potrebbe fare qualche viaggiatore mentre cammina tra le vie della città. Questa domanda, spesso e volentieri, riceve risposte generiche, superficiali e fuorvianti. In realtà, invece, i motivi sono presenti all’interno della delibera numero 23 dell’8 marzo 2004 approvata dal Consiglio comunale. In sostanza il Piano Regolatore degli anni ‘90 è stato snaturato con una serie di emendamenti presenti in quella delibera, che hanno rimesso in gioco le zone B e le zone C considerate, prima della revisione del 2004, sature e quindi non edificabili. Già, il Prg. Un argomento che è stato, di nuovo, tirato in ballo dalla regione quando il 10 giugno 2015 ha invitato il comune di Taormina a revisionare il Piano regolatore generale e il regolamento edilizio, perché privo di rapporto ambientale. In virtù di tali considerazioni la regione ha ritenuto di restituire al comune gli elaborati costituenti il Piano regolatore adottato nel 2004 affermando di non poter procedere al relativo iter istruttorio.

Prg, quanti decenni si sono persi? – In sostanza, con il trascorrere di oltre venti anni, si può affermare che non si è fatto altro che perdere tempo, perché si dovranno inserire delle norme che erano state pensate negli anni ‘90, quando il Consiglio comunale aveva affidato agli architetti Cutrufelli e Rodriguez e all’ingegnere Tudisco di redigere il progetto di revisione generale del Piano regolatore, ma vennero in sostanza bloccate dalla delibera del 2004. Il risultato, come si può leggere nella nota dell’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente, è che «lo strumento urbanistico generale dovrà essere oggetto, previa verifica dell’attuale stato di consistenza di dette aree, degli studi geologico e agricolo-forestale aggiornati ai sensi della normativa vigente, di una revisione e nuova adozione che tenga conto delle procedure di legge». Ma le colpe di quella delibera del 2004 non sono riconducibili soltanto alla necessità di inserire un rapporto ambientale. In realtà quella revisione del Piano regolatore ha dato il via libera a veri e propri orrori edilizi come l’ex Pensione Minerva, il terreno sotto Madonna delle Grazie e, “a causa” della crisi economica, ancora non si è costruito sopra Mazzeo.

La prima seduta del 2 marzo 2004 – Quando l’8 marzo 2004 è stata adottata la revisione generale del Piano regolatore, in realtà, era rimasto poco del lavoro svolto in precedenza dagli ingegneri e dagli architetti che si erano occupati del Prg. Ma andiamo per ordine. Nel verbale della seduta del 2 marzo 2004, riunitasi per l’adozione della revisione del Piano regolatore generale, erano presenti i consiglieri comunali: Pinuccio Composto (all’epoca presidente del Consiglio comunale), Gaetano Cucinotta, Marcello Muscolino, Leopoldo Di Leo, Agostino Di Pietro, Salvo Brocato, Dino Papale, Loredana Sturiale, Francesco Trifiletti, Antonella Garipoli, Carmelo La Face, Antonio Lo Monaco, Salvatore Abbate, Sergio Cavallaro, Edward Tronchet. Gli assenti, invece, erano Vittorio Sabato, Giuseppe Calabrò, Francesco Galeano, Antonino Lo Monaco, Giancarlo Ragusa. In quella seduta era stato Dino Papale a criticare il precedente Piano regolatore e presentava gli emendamenti di quella maggioranza in cui il sindaco era Aurelio Turiano. Papale riteneva che «il Prg presentato fosse un’offesa nei confronti di tutti coloro i quali si sono prodigati nel tempo sia dal punto di vista tecnico che da quello amministrativo per permettere la sua redazione». Mentre l’ex consigliere comunale Sergio Cavallaro, oggi esponente di spicco del Partito Democratico di Taormina, poneva tre quesiti: «Quale era il ruolo effettivo svolto dall’Utc nella disamina degli emendamenti presentati, in quale misura la maggioranza riteneva utile confrontarsi ulteriormente con i progettisti di piano nella considerazione del ridottissimo margine di tempo a disposizione, se, infine, la maggioranza voleva riflettere ancora sulle proposte formalizzate negli emendamenti o se riteneva questi non più suscettibili di modifica».

La giunta Turiano e la maggioranza a favore degli emendamenti per revisionare il Prg – La seduta era stata aggiornata al 4 marzo 2004 e le fila degli assenti iniziavano a ingrossarsi con Leopoldo Di Leo e Loredana Sturiale (che aveva dichiarato la propria incompatibilità sull’argomento). I due consiglieri comunali si sommavano al gruppetto dei non presenti: Vittorio Sabato, Giuseppe Calabrò, Francesco Galeano, Antonino Lo Monaco e Giancarlo Ragusa. L’obiettivo della maggioranza era chiaro: modificare nei punti cardine il Piano regolatore. Infatti il consigliere di Alleanza Nazionale, Agostino Di Pietro, si era scagliato contro il Piano regolatore precedente e aveva dichiarato che i progettisti non avevano tenuto nella giusta considerazione la salvaguardia e la tutela del territorio. Mentre Trifiletti temeva che con l’approvazione di quel Piano Regolatore potevano essere perpetrati abusi edilizi sul territorio taorminese, ma il sindaco Turiano ricordava che alcuni emendamenti facevano esplicito riferimento alle scelte volute dall’amministrazione e non rispettate dai progettisti del piano. In sostanza, secondo la maggioranza di quel periodo, gli emendamenti avrebbero dovuto impedire gli errori presenti nel Piano regolatore.

Chi ha votato e chi non l’ha fatto – Un Piano che venne difeso il 4 marzo 2004 da Antonella Garipoli: «E’ questo un piano degli anni 2000. Un piano non più di quantità, come negli anni ‘70, ma di qualità; un piano redatto non più per una popolazione presunta di 25 mila abitanti, ma per una popolazione reale; un piano che ha come obiettivi la mobilità, la riorganizzazione del tessuto urbano, il potenziamento delle funzioni produttive basate su un’offerta differenziata di ricettività». La Garipoli rimproverava a quella maggioranza di «proporre la riconferma delle zone B e C e abolire i piani particolareggiati che costituiscono lo strumento attuativo di un Piano regolatore». In sostanza la Garipoli parlava di “gattopardismo” riferendosi alla maggioranza di Turiano. In questo clima politico, il 5 marzo 2004, sempre con i soliti consiglieri comunali assenti, si procedeva alla votazione degli emendamenti. Alquanto curioso che il consigliere comunale d’opposizione, Sergio Cavallaro, dopo aver dichiarato che «gli emendamenti presentati offrivano una configurazione ben lontana da quella prospettata dai progettisti di Piano, usciva dall’Aula e non partecipava alle votazioni che hanno imposto il mantenimento della zona B e tra i vari emendamenti approvati c’erano l’emendamento 3 sul prolungamento e ampliamento zona F1b, l’emendamento 4 sull’integrazione dell’articolo 31 delle Nta per la zona del centro storico, l’emendamento 8 sulle destinazioni delle aree ricadenti all’interno del piano di zona. Nella maggior parte dei casi, durante questa seduta, i voti favorevoli sono stati 12.

Un’approvazione dietro l’altra – Nell’incontro successivo, quello del 7 marzo 2004, venivano approvati l’emendamento 9 inerente le zone A3 e BO, l’emendamento 10 su nuovi alberghi in zona B e C, l’emendamento 11 sull’eliminazione dei piani particolareggiati. Nella seduta dell’8 marzo, con i soliti assenti, si proseguiva nell’approvazione degli emendamenti e tra questi c’era l’emendamento 15 che trattava la zona F1/D frazione Trappitello, l’emendamento 16 sulla limitata edificabilità nei terreni agricoli collinari compresi tra quota 50 ml e 350 ml sul livello del mare. Un emendamento in cui votarono in maniera contraria i consiglieri Garipoli e Antonio Lo Monaco. Ci fu anche il via libera all’emendamento 17 relativo al mantenimento delle zone B, in cui il solo voto contrario fu quello della Garipoli e gli astenuti furono Antonio Lo Monaco, Trifiletti e La Face.

Come giudicare quegli emendamenti? – Gli emendamenti erano davvero tanti e alle ore 18 dell’8 marzo 2004 si svolse la seconda parte della seduta conclusiva e vennero approvati l’emendamento 18 su una variazione di una zona prevista a parcheggio della frazione di Trappitello adiacente alla chiesa di Santa Venera, l’emendamento 19 che consisteva nell’eliminazione della zona Ct in contrada Fiascara, eliminazione Piano particolareggiato dei servizi territoriali e delle infrastrutture per il turismo, l’accoglienza e lo sport, eliminazione zona F1a. Questi erano i principali emendamenti che hanno modificato il Piano regolatore generale. Una revisione che è stata approvata grazie al voto favorevole dei consiglieri comunali, durante la giunta Turiano, Pinuccio Composto, Gaetano Cucinotta, Marcello Muscolino, Agostino Di Pietro, Salvo Brocato, Dino Papale, Salvatore Abbate. Avevano votato no Giuseppe Calabrò, Francesco Trifiletti, Antonella Garipoli, Carmelo La Face e Antonio Lo Monaco. Tutti gli altri non si erano assunti la responsabilità di votare un Piano regolatore fondamentale per il futuro di Taormina. Sull’efficacia e la bontà di quegli emendamenti non servono parole, ma è sufficiente guardarsi intorno.

Quelle parole della Garipoli e una vicenda che si riapre – Però, nella seduta che ha segnato più di altre il territorio di Taormina, rimangono agli atti le parole di Antonella Garipoli: «Voi avete operato una trasfigurazione della revisione del Prg, […] ciò che avete prodotto è illegittimo tecnicamente. Siete andati oltre tutte le determinazioni dei consigli comunali che si sono succeduti da venti anni a questa parte, avete stravolto la zonizzazione della revisione del Prg. […] Voi non avete neanche guardato la valutazione di impatto ambientale né gli studi idrogeologici». E sono proprio le questioni ambientali che hanno spinto la regione Sicilia, a distanza di anni, a chiedere al comune di Taormina di revisionare il Piano regolatore generale e il regolamento edilizio, proprio perché privo di rapporto ambientale. Una decisione che sconfessa quella approvazione del 2004, una scelta, nonostante le contraddizioni della regione Sicilia, che riapre i giochi anche se, ormai, diversi scempi hanno violentato la bellezza di Taormina.

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