Il tweet di Paolo Marchi – «Il lato vergogna di Taormina che non amo: sala giochi accanto al Duomo». È questo il tweet del giornalista Paolo Marchi, che qualche settimana fa ha presentato il suo ultimo libro, “Xxl – 50 piatti che hanno allargato la mia vita”, al Grand Hotel San Pietro di Taormina. Marchi ha lavorato per trentuno anni al “Giornale”, ma la passione per la cucina sta caratterizzando la sua vita. Al di là di tutto ciò, la frase di Marchi con tanto di foto pubblicata qualche giorno fa su Twitter potrebbe aprire un discorso su Taormina. Un pensiero che non si discosta molto da quello che abbiamo sostenuto in questi mesi riguardo Taormina come un grande centro commerciale, dove la bellezza naturale e storica sta lasciando il passo all’ipercommercializzazione. Se la nascita di fast-food e roba del genere sono, anche, un segno della crisi economica che tarda a lasciare l’Italia, scorgere una sala giochi vicino al Duomo cittadino è qualcosa che chiama in causa ben altro dai problemi finanziari.

Non ci sono più spazi sacri – I problemi ci sono, ma non sono riconducibili alla sfera economica. Viene in mente, di nuovo, il filosofo tedesco Ernst Jünger che nelle sue speculazioni ha affrontato anche il tema della spiritualità e della religione. Lo ha fatto ne “L’operaio”, dove evidenzia che la tecnica è un’opera di distruzione e questo lo si può notare anche con il sacerdote che ha a che fare con chiese che non hanno più nulla di sacro. Nell’epoca dell’operaio non ci sono più spazi sacri, perché non c’è più bisogno di percepire lo spazio come sacro. E in queste chiese, sosteneva Jünger, mancano tutti i simboli culturali: ad esempio non ci sono più candele che ardono con il fuoco e lo stesso vale per le campane, ormai ridotte a una registrazione. Inoltre, una volta, c’era il valore della “voce” nelle cattedrali. Di tutto ciò, purtroppo, non è rimasto molto e la linea che separa il sacro dal profano è sottile, troppo sottile.

Taormina e il senso del sacro – Al di là della visione apocalittica del filosofo teutonico, quel pensiero, seppur non in tutti i suoi aspetti, è riconducibile all’epoca contemporanea. La sala giochi vicino al Duomo ne è una dimostrazione. Se da un lato molti turisti usano il Duomo come luogo per andare in bagno, perché in città scarseggiano i bagni pubblici, dall’altro lato bisognerebbe riflettere su cosa circonda i luoghi sacri. Si, nell’antichità (e non solo) gli edifici spirituali venivano eretti a stretto contatto con la natura e la cultura. Oggi, purtroppo, non è più così. Un esempio potrebbe essere, a tal proposito, il Tempio dei mormoni a Roma che sorgerà accanto all’Ikea. È la dimostrazione della secolarizzazione della religione. Ma, nel caso di Taormina, la vicenda è diversa. Si, perché il Duomo fa parte del centro storico cittadino da secoli, ma tutto il resto è venuto dopo. La sala giochi è soltanto un esempio per mostrare la difficoltà di coltivare la spiritualità a Taormina, città ricca di cultura, storia e bellezza naturali, ma che oggi sembra andare incontro a una commercializzazione che sta spazzando via il senso del sacro e sta ghettizzando tutto ciò che è religione e spiritualità.

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