Matilde D'Errico all'archivio storico di Taormina per la presentazione del suo libro
Matilde D'Errico all'archivio storico di Taormina per la presentazione del suo libro "Amore criminale"

Il femminicidio è «la causa di morte per 130/150 donne l’anno» – Matilde D’Errico, regista di “Amore criminale”, il programma che va in onda su Rai Tre, ha presentato all’Archivio storico di Taormina il suo libro “L’amore criminale”. L’evento è stato organizzato dall’associazione culturale “L’altra metà”, presieduta da Maria Pia Lucà e dalla vicepresidente Antonella Zumbo. Tra i presenti, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, c’era l’assessore al Turismo, Salvo Cilona. È stato un modo per parlare di un argomento che, purtroppo, è molto diffuso nella società occidentale. La violenza sulle donne, infatti, almeno nel nostro Paese, è «la causa di morte per 130/150 donne l’anno», ha detto la D’Errico. Cifre che fanno impressione, le quali mostrano che si tratta di un «fenomeno trasversale. È un luogo comune pensare che accada solo al sud. Anzi, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia accade dovunque e in tutte le classi sociali». In un contesto così deprimente l’Italia non sembra essere divisa. Però, ammette la regista di “Amore criminale”, «oggi c’è meno diffidenza e indifferenza rispetto al passato, perché se ne parla tanto. Quando otto anni fa avevo iniziato a parlarne con “Amore criminale” non era stata neanche approvata la legge sul femminicidio, ovvero quella sullo stalking. Sicuramente è un argomento poco trattato, relegato nelle notizie di cronaca. Oggi, però, qualcosa è cambiato».

«Stare con una donna non significa esserne diventati proprietari» – Qualche passo avanti, dunque, è stato compiuto. Però rimane la questione culturale della violenza sulle donne. Un problema che viene da lontano e affonda le sue radici su un modo di pensare che ci trasciniamo dietro da troppo tempo. «La violenza sulle donne è un problema culturale serio. Solo partendo da un grande lavoro di formazione, da una grande opera culturale di rispetto dell’altro si può superare il femminicidio. Stare con una donna non significa esserne diventati proprietari. Bisogna imparare a gestire anche il “lutto del rifiuto”. Calcolate che nell’80 per cento dei casi quando muore una donna il motivo è sempre lo stesso, perché l’uomo che sta con lei ha deciso di non lasciarla libera nel momento in cui lei ha scelto di porre fine a quella storia d’amore». La D’Errico ha messo in evidenza un argomento molto importante nella nostra epoca: l’altro inteso come colui che ci sta davanti e vive nella nostra quotidianità.

Emmanuel Lévinas e il “volto dell’altro” – In realtà è questo il problema centrale della violenza sulle donne. Quegli uomini non si rendono conto di chi hanno davanti. Non è un soprammobile, bensì una persona. In un contesto del genere sarebbe utile leggere Emmanuel Lévinas e il suo “volto dell’altro” contenuto nel libro “Alterità e trascendenza”. «Incontrare veramente l’altro significa incontrarlo come radicalmente differente. L’altro è sempre oltre i miei orizzonti. E questo significa che la sua comparsa disintegra il mio mondo egocentrico. Quando l’altro entra nel mio mondo non sono più libero di fare quello che voglio. Ora ho nuove responsabilità: devo riconoscere altre persone. Il volto dell’altro esprime la domanda etica: “Non uccidermi”, non cancellarmi». Questo pensiero del filosofo di origini ebraiche si collega con quanto dichiarato dalla D’Errico, la quale, inoltre, ha ricordato i passi avanti della sua trasmissione televisiva in questi anni: «“Amore criminale” è nato 8 anni fa come un esperimento. Oggi è diventata una trasmissione di successo, popolare, conosciuta da tutti. È una trasmissione di servizio pubblico molto importante. È una trasmissione utile. Pensate che tante donne ci scrivono e ci chiedono aiuto e noi le mettiamo in contatto con i centri anti-violenza».

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