Osservare Taormina in un fine settimana – Se sabato sera ci si trovava nei pressi di Porta Catania, mentre si aspettava un amico che era andato a comprare delle pizze, può capitare di guardarsi intorno, soprattutto se si attende mezz’ora. È possibile osservare i volti e i comportamenti degli altri. Nel cuore del week-end appena trascorso la confusione regnava sovrana. Taormina era invasa da turisti e persone che avevano deciso di trascorrere qualche ora tra le vie e i locali della Perla dello Jonio. Il parcheggio di Porta Catania, intorno alle 21.30, era pieno e i vigili urbani presidiavano l’entrata per impedire ulteriore confusione. Così le macchine venivano parcheggiate nella salita che conduce a Taormina e lungo la via, quella dopo la galleria, che permette alle persone di sostare con il proprio mezzo senza incappare in qualche multa. Discoteche, aperitivi, passeggiata sul Corso Umberto, sosta in piazza IX Aprile e magari un buon gelato con vista Giardini Naxos ed Etna. È un sabato taorminese, un fine settimana di inizio estate.

Taormina e il “turismo mordi e fuggi” – Una serata da trascorrere in un luogo che di solito viene definito esclusivo, unico, particolare. Ma in realtà, come nella maggior parte dei borghi simili disseminati per l’Italia e per il mondo occidentale, in queste occasioni Taormina dimostra di aver smarrito la sua esclusività. Tempi lontani e non è colpa di un’amministrazione politica invece di un’altra. È il segno dei cambiamenti sociali. Guardando Taormina che fatica a ingurgitare tutto quel “turismo mordi e fuggi”, viene quasi un colpo al cuore. Muri millenari, vie storiche e scorci mozzafiato sono sommersi dall’epoca della massa. Era il 1932 quando Ernst Jünger scriveva “L’Operaio”. Uno dei suoi libri destinati a far discutere sia in quel drammatico momento storico, caratterizzato dall’affermazione del nazismo in Germania, sia dopo la fine del secondo conflitto mondiale in quanto aveva fotografato con largo anticipo l’ultima parte del Novecento e anche il nuovo secolo. Come un viandante su un mare di nebbia, il pensatore tedesco si era incamminato verso un sentiero misterioso e non battuto. Aveva subito molte critiche, ma il testo aveva lasciato il segno perché svelava alcuni mutamenti sociali che oggi sono diventati realtà.

I Grandi Magazzini di Taormina – A Taormina, come in altre città, si può notare questo cambiamento antropologico. Se nella nostra società il cittadino si è trasformato in consumatore, non deve sorprendere che Taormina sia ormai un attraente centro commerciale a cielo aperto dove ognuno prova a massimizzare i propri guadagni, anche con tavolini lungo le scalinate che diventano quasi inaccessibili per le persone. Nel contesto sociale dove si è consumato il declino dell’individuo borghese in favore dell’operaio e della sua omologazione a tutti gli altri, fa impressione pensare che anche in una città come Taormina l’operaio abbia preso il sopravvento. Vestiti, comportamenti, immagini standardizzate si inseriscono in una Taormina ormai lontana dai fasti di un tempo con i tratti di differenziazione che tendono a svanire sempre di più. Del resto vedere Taormina in preda al turismo di massa, quello di una serata e via, da ragione a Jünger. Anche l’arte prodotta e mostrata in città, spesso e volentieri, non è più qualcosa di unico, ma è caratterizzata da prodotti in serie, identici tra loro. Taormina, ormai, non è più una città nel senso artistico e culturale del termine, ma è una “marca”, un brand da vendere nel resto del mondo. Nell’epoca dell’operaio anche il sacro viene ridimensionato e mette in un angolo la religione, costretta anche per il Corso Umberto di Taormina, durante una processione religiosa, a chiedere quasi permesso alla degenerazione della “tecnica” rappresentata dall’iper-commercializzazione dei Grandi Magazzini di Taormina.

Quale futuro per Taormina? – Il contesto urbano, ormai, è puro caos. La velocità rischia di travolgere persino il buon gusto, ovvero la prelibata cucina siciliana insidiata da qualche fast food o cibo veloce lungo il percorso. Ma, a proposito di confusione, a Taormina, nonostante ci siano chiari divieti per scaricare merci dopo le 8.30 di mattina, alle 13 e alle 14, anche di fronte al Palazzo Corvaja, c’è sempre qualche furgone pronto a svuotarsi nell’indifferenza generale. Il paesaggio, inoltre, appare all’operaio nella sua indistinzione e uniformità. Uno scorcio naturale, per lui, non è molto differente da una colata di cemento. Un pensiero che fa comprendere le brutture che caratterizzano Taormina, ex Pensione Minerva in primis, messe in piedi da coloro i quali considerano il paesaggio identico in qualsiasi luogo e zona. Per non parlare delle vecchie e recenti mire nei pressi della Riserva naturale orientata “Isola Bella”. Nell’epoca della massa cambia il lessico tra gli uomini e assumono una fisionomia diversa anche le grandi città. Taormina andrà incontro allo stesso destino? È sufficiente stare fermi e vedere passare un po’ di vita per rendersi conto che la risposta non può che essere positiva.

© Riproduzione Riservata

Commenti