Salvo Spoto e Vito Trecarichi
Salvo Spoto e Vito Trecarichi

La Sicilia, set naturale per il cinema – Il documentario “Fuitina” gareggia nel concorso Filmmaker in Sicilia e nel primo pomeriggio è stato mandato in onda nella sala A del Palazzo dei Congressi di Taormina. Sala piena e pubblico soddisfatto. Cosa c’è di meglio per i due creatori della pellicola di 50 minuti Salvo Spoto e Vito Trecarichi? Girato tra le province di Catania, Palermo e nella città di Taormina, la “Fuitina” ha posto l’attenzione su una tipica tradizione siciliana che, come si vede nel documentario, ha sia le sfumature tragiche che i cosiddetti “lieto fine”. Per vivere felici e contenti, però, non c’è bisogno di questa usanza che, in alcuni casi, fa parte della contemporaneità di certi paesi e villaggi della Sicilia. I due autori catanesi trapiantati a Milano hanno raccontato la “Fuitina” e l’hanno fatto con i volti, i luoghi e le storie siciliane. Le immagini e le musiche aiutano a immergersi nella realtà della Trinacria che, come aveva sottolineato qualche tempo fa Leonardo Sciascia, è la terra che più di altre si presta ai set cinematografici. I suoi colori, i personaggi, le abitudini, i paesaggi, i vizi e le virtù. Nell’isola del Mediterraneo tutto è cinema, dunque sotto questo punto di vista non è complicato raccontare i suoi tratti caratteristici.

I due volti della “Fuitina” – Ma se un profilo del genere emerge senza troppa fatica, Spoto e Trecarichi sono stati bravi nel riuscire a raccontare la “Fuitina” senza cadere nell’ideologismo e nella semplice tradizione. Questo successo non era scontato, perché in entrambi i casi rischiavano di cadere nel banale. Storie di siciliani di diverse età si intrecciano con la quotidianità di questa terra e al centro delle esperienze e dei discorsi emerge la “Fuitina”, un antico costume siciliano tramite il quale due giovani si allontanavano e andavano a vivere insieme. Il documentario, a tal proposito, narra alcune vicende concluse nel migliore dei modi. «La fuitina è una tempesta ormonale tra due adolescenti che hanno fretta di amarsi e travolgono qualsiasi ostacolo», dice Giovanni Cacioppo che compare nel documentario. Già, perché la “Fuitina” ha un tratto ormai comico, che in alcune circostanze serve a mostrare una Sicilia che non esiste più. Ma la “Fuitina” non è soltanto un sinonimo dell’ironia. Come detto in precedenza è anche tragedia, dolore, violenza.

La forza e il simbolo di Franca Viola – Molte ragazze, infatti, venivano quasi rapite e costrette a sposarsi con il ragazzotto del paese o della città che non poteva sprecare il suo tempo con il corteggiamento o roba del genere. Non si sprecano giorni, mesi con chi non viene neanche considerato un essere umano. L’uomo (si fa per dire) doveva sposarsi e mantenere dei paradossali equilibri familiari. Il silenzio, in molti casi, garantiva un matrimonio che nasceva da un vero e proprio rapimento. Storie di ordinaria follia. Conseguenze di concezioni arcaiche della donna, considerata uno strumento da utilizzare in alcuni frangenti della vita dell’uomo. Questa triste e silenziosa catena è stata spezzata, soprattutto a livello mediatico, da Franca Viola. La donna di Alcamo negli anni ‘60 si rifiutò di sposare il suo rapitore. Melodia l’aveva presa in ostaggio, distrutto la casa e violentata. Secondo le logiche dell’epoca, una donna “svergognata” non si sarebbe potuta più sposare con altri uomini. L’unica strada per recuperare il suo onore era unirsi in matrimonio con Melodia, proprio quella bestia che l’aveva trattata come un oggetto. Una concezione della donna che oggi, come possiamo notare tramite i mezzi di comunicazione, è presente in alcune zone dell’India e di luoghi assoggettati alle violenze dei fondamentalisti islamici. Franca Viola, però, ha avuto il coraggio di ribellarsi ed è diventata un simbolo dell’emancipazione femminile dell’Italia e nel 2014, durante la festa della donna, è stata insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana da parte del presidente Giorgio Napolitano. Una storia a lieto fine, ma per le donne, anche nell’evoluto Occidente, c’è molta strada da fare per sconfiggere pregiudizi e brutti pensieri.

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