Il linguaggio rende possibile comunicare con le persone, pensare ad oggetti, processi che non è possibile vedere, toccare, sentire; permette, anche, di avere accesso a delle idee. Nonostante questo, la comunicazione non avviene solo tramite il linguaggio, ma comprende i mezzi non verbali, gesti, sguardi e tocchi. Entro il primo anno di vita, gli essere umani progrediscono attraverso alcuni stadi: vocalizzazione indifferenziata, lallazione, momento della parola-frase, parlato telegrafico, frase “adulta” con un sempre più evoluto vocabolario. Alcuni studi hanno dimostrato che i neonati sono attratti dalla voce materna, il loro linguaggio, è spesso, armonico con i movimenti del corpo. Osservando un bambino ci si accorge che il “primo linguaggio” avviene per imitazione; il vocabolario dell’infante riflette il modo di parlare dell’ambiente che lo circonda; spesso i genitori quando si relazionano con i bambini, utilizzano un costrutto semplice ed un tono alto. Questa forma particolare di linguaggio è stata chiamata “linguaggio diretto”.

Man mano che il piccolo cresce, la famiglia sembra allentare la presa, è come se avessero gettato le fondamenta. Molto diffuso è anche il condizionamento; i bambini sentono le parole e le associano ad oggetti ed eventi del loro ambiente. All’inizio non saranno emissioni corrette, ma con il passare del tempo miglioreranno. Si potrebbe definire il linguaggio un grande pianeta da esplorare, studiare, teorizzare; tante le teorie milioni le supposizioni. Interessante è anche il linguaggio che emettono gli animali. Un capitolo a parte lo si deve riservare all’acquisizione delle tecniche linguistiche da parte dei cechi, a questo proposito è doveroso ricordare la storia di Hellen Keller, la bambina cieca è sorda dopo la nascita e della sua maestra. Insegnante dotata di grande passione è bambina prodigio, riescono in un mix di emozioni a tirar fuori l’acquisizione linguistica, facendosi aiutare dallo sgorgare dell’acqua su di una mano e sull’altra scomponendo proprio la parola acqua.

Un’esperienza, questa, di grande umanità e di immenso valore pedagogico. Non bisogna trascurare i difetti di pronuncia che, spesso, caratterizzano la crescita di molto bambini e destano la preoccupazione di diversi genitori. Ci sono bambini che a tre anni parlano perfettamente, altri che a sei inciampano su alcuni fonemi. Tale difficoltà si chiama dislalia. Alla base di questi errori di pronuncia ci sono difficoltà funzionali legate a qualche evento specifico che ha modificato, influenzato l’emissione di un fonema; oppure difficoltà strutturali come la presenza del frenulo corto, che nella maggior parte dei casi va corretto con un piccolo intervento. Naturalmente i primi suoni ad essere pronunciati sono quelli più semplici, che utilizzano la parte della bocca allenata per la suzione. Pian piano ci sarà lo sviluppo armonico è strutturato di tutti i fonemi. Qualora questo non avvenisse è consigliabile rivolgersi ad un logopedista o pedagogista, che aiuterà il bambino, con esercizi appropriati, a passare dalla comprensione percettiva a quella linguistica. Altro aiuto fondamentale sarà l’età scolare; attraverso la lettura si attuerà un esercizio continuo ed efficace.

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