Il documentario “Ocho pasos adelante” continua a far parlare di se. Dopo aver contribuito a far passare la legge sull’Autismo in Argentina, la partecipazione a tre festival internazionali stranieri e una proiezione alle Nazioni Unite davanti a rappresentanti di 193 paesi, la pellicola è stata selezionata dalla prestigiosa rassegna cinematografica per far conoscere i valori dell’inclusione e della disabilità attraverso uno dei generi del cinema maggiormente apprezzati in questi tempi: il documentario. Il docu-film era stato proiettato qualche mese fa nel workshop dal titolo “Autismo: campanelli d’allarme e diagnosi precoce”. «Poiché l’accettazione della diversità e l’inclusione non sono valori che si studiano sui libri ma si possono imparare solo attraverso un processo lento che abitui l’occhio e la mente al rispetto dell’altro e ad una maggiore apertura abbiamo deciso di partire da un documentario emotivamente molto coinvolgente», hanno detto Selene, la regista, e sua sorella Sabina, la produttrice, che ono partite per un’avventura che le ha portate ad esplorare il mondo, ancora poco conosciuto, dell’Autismo.

La telecamera spia per 60 minuti la vita di 5 bambini diversamente affetti dal disturbo dello spettro autistico ed illustra con intensità il lavoro di un associazione civile Argentina – PANAACEA – nel favorire l’inclusione di questi bambini senza cadere mai nel pietismo ma al contrario trasmettendo un messaggio positivo e di gioia. Il documentario non è solamente un inno all’inclusione tra bambini con disabilità e bambini “normodotati”, e un invito allo stare insieme senza escludere il “diverso”, ma in generale rappresenta un vero inno alla vita in tutte le sue forme. Dopo il successo internazionale, in Italia viene avviato un ciclo di proiezioni programmate in tutto il territorio nazionale, per genitori e non, professionisti del settore, università, scuole e asili nido.

Da “Ocho pasos adelante” è nato in Italia il progetto di formazione Otto passi avanti per la diffusione degli strumenti sul riconoscimento dei “campanelli di allarme” visibile entro i primi 3 anni di vita. Ideatrici del progetto sono le sorelle Colombo e l’Avvocato Claudia Scapicchio con l’obiettivo di ridurre l’età media della diagnosi, quindi di massimizzare l’efficacia dei trattamenti. Il progetto pilota – in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Associazione Culturale Pediatri, la Regione Lazio e Roma Capitale – si è concluso a Roma lo scorso 6 giugno con il coinvolgimento di circa 500 asili nido, attirando l’attenzione di altre Regioni, come l’Abruzzo, la Sicilia, la Lombardia e l’Umbria che a breve partiranno con i loro corsi di formazione, esportando così il format romano. Otto passi avanti ha lanciato anche una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità presso gli asili nido coinvolti per l’elaborazione dei primi dati italiani sull’Autismo infantile in età precoce, diretta dalla nota ricercatrice Maria Luisa Scattoni, responsabile del Network italiano per la diagnosi precoce.

© Riproduzione Riservata

Commenti