Ci sono oggi pseudo-artisti che pretendono non solo di essere veri artisti, ma anche di essere gli unici artisti contemporanei. In realtà essi sono esperti di una forma di istrionismo, spesso volutamente sgradevole, prodotto da intellettuali più o meno consapevolmente esoterici ad uso e consumo di una cerchia di iniziati. Non si tratta di essere geniali, basta la scaltrezza. Ci sono invece artisti autentici, creativi e contemporanei pur nel solco della continuità, che si sobbarcano la dura fatica dell’apprendistato del linguaggio figurativo, per dominare il quale è necessario conoscere a menadito l’anatomia, tecniche e materiali da impiegare, oltre che i trucchi per catturare l’anima del personaggio raffigurato. A tale proposito risulta interessante quanto scrive la giornalista Pilar Urbano (“Roma nel cuore”, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2010, pp. 14-15) sull’occasione in cui, nel 1966, il pittore Luis Mosquera ritrasse S. Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei.

«Mosquera sa che questa volta l’abbigliamento del personaggio da ritrarre costituirà una difficoltà in più: monsignor Escrivá indossa una veste talare nera, sulla quale spicca unicamente una lunga fila verticale di minuscoli bottoncini neri, e senza altro contrasto che le brevi evidenze bianche del colletto e delle estremità dei polsini. Tutta l’animazione del quadro deve provenire dal viso e dalle mani. È lì che il pittore deve plasmare un’espressione, un carattere, l’incarnazione di una personalità che intravede vigorosa, ricca di sfumature, di conio esclusivo. Deve ritrarre un uomo maturo, ma che trasmette ardore di gioventù. Un asceta, temprato dal dolore eppure allegro. Una persona con l’ordito di anima contemplativa, ma di polso energicamente attivo. Intellettuale, senza freddezza. Elegante, senza ricercatezze. Vigoroso, ma non brusco. Semplice, senza semplicioneria. Sorridente, ma serio e serenamente forte. Un uomo di pace; eppure un lottatore. Basta guardarlo. Il mento, prominente e rotondo, denota tenacia. Le labbra, sottili e ben serrate, denunciano fermezza e autocontrollo. Le ampie rughe della fronte, come gabbiani ad ali aperte disegnano, da una tempia, un’orografia accentuata dai dolori passati o, forse, presenti. Sì, Mosquera sa di trovarsi di fronte a un personaggio dai forti contrasti. Nell’insieme del volto spiccano tre note dominanti. L’intelligenza, certo. La simpatia … o piuttosto un’intensa capacità di comunicazione? E un terzo elemento, profondo e tenue, che sfugge al pittore e che sarà la sfida appassionante per tutte e cinque le sedute. È un terzo fattore, semplice e complesso, molto difficile da cogliere e fermare sulla tela, ma che sarà presente, più intravisto che esplicito, fin dal primo momento in cui, ogni mattina alle undici, nell’autunno dei pioppi dorati, il pittore si trova a tu per tu con il personaggio».

Molte di queste considerazioni si potrebbero applicare al giovane scultore Mauro Gelardi, al quale l’avv. Santo Primavera, commissario straordinario dell’IPAB “Collegio Santonoceto e conservatori riuniti” di Acireale, ha commissionato a gennaio di quest’anno un busto in bronzo di S. Josemaría da collocare nel cortile interno dell’antica istituzione acese. Gelardi non aveva a disposizione il modello vivo, si è dovuto avvalere di foto e filmati. Ma ha dimostrato di saper dare quel colpo d’ala tipico dei veri artisti: realizzare un’opera unica, intensamente espressiva del carattere e delle opere del personaggio ritratto, apparentemente partorita senza fatica ma in realtà frutto di un sofferto travaglio. Per il 4 luglio è prevista una cerimonia di inaugurazione. Alle 10.30, presso il Collegio Santonoceto, in corso Umberto I n. 188, verrà svelato il busto. A seguire ci sarà una conferenza di presentazione dei criteri di elaborazione del ritratto. Alle 12.00 mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, celebrerà una messa in onore di S. Josemaría. Ancora una volta – e non a caso – la perla della Riviera dei Ciclopi dimostrerà di meritarsi l’aggiunta “reale” al suo antichissimo nome.

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