I salesiani e la comunità di Taormina – I salesiani lontani da Taormina. Non è ancora avvenuta la separazione, ma è davvero questione di mesi. Nell’ultimo periodo, cercando di fare luce sulla vicenda, abbiamo cercato di ricollegare le questioni locali a quelle nazionali. Abbiamo ricomposto un puzzle che aveva pezzi sparsi di qua e di là e l’abbiamo fatto con l’aiuto dei grandi quotidiani nazionali come il “Corriere della Sera”. Al di là delle vicende giuridiche, dei testamenti, delle importanti cifre economiche che sono state tirate in ballo e delle questioni internazionali, ciò che interessa sapere alla comunità taorminese è comprendere che ne sarà di quelle strutture e di quell’eredità umana e spirituale dei salesiani? Quelle tradizioni secolari radicate sul territorio verranno accantonate senza troppe perplessità? Quale sarà il futuro dei padri salesiani che hanno svolto il proprio lavoro in città? Sono queste le domande che molte persone si pongono. Interrogativi che vanno al di là della cronaca e del desiderio di trovare a tutti i costi presunti intrecci nel codice salesiano.

La Chiesa di San Giuseppe e la vita parrocchiale – Punti di domanda che hanno trovato delle risposte in Monsignor Carmelo Lupò, il parroco della città di Taormina, che nelle prossime settimane si troverà a gestire l’intera comunità del luogo. In primis Monsignor Lupò ha tenuto a precisare che la Chiesa di San Giuseppe «tornerà alla Parrocchia, che è sempre stata una. I salesiani si sono occupati per decenni della Chiesa e l’hanno animata con le loro attività, ma andando via il luogo sacro tornerà a essere della Parrocchia come lo è sempre stato». Su questo punto non ci sono dubbi e già nell’ultimo periodo, con una flessione delle attività salesiane, si era avuto il sentore di un cambiamento. La Chiesa, a quanto pare, entrerà a far parte della vita parrocchiale «tenendo conto che fino a oggi c’erano tre preti che gestivano la quotidianità». Ora bisognerà guardare avanti e servirà «rivisitare tutto il percorso della Parrocchia. Non siamo l’unica città che ha più di una Chiesa, San Pier Niceto, per esempio, ne ha 12, Fiumedinisi ne ha almeno 5. Sono realtà che vengono gestite da un prete o da due preti».

«Le tradizioni salesiane andranno avanti» – Insomma, non cambierà molto nella realtà parrocchiale di Taormina. Per quanto riguarda i tre sacerdoti, don Enzo Biuso, don Alessandro e don Gioacchino, bisognerà attendere le scelte della Congregazione salesiana. Com’è noto, infatti, «i salesiani sono una famiglia e quindi i tre sacerdoti dovranno rispondere all’obbedienza salesiana. Tutto ciò non dipende dal vescovo, ma dalla volontà della Congregazione». Durante l’ultimo Consiglio comunale di giovedì la classe politica taorminese era uscita fuori da Palazzo dei Giurati, interrompendo la seduta, in segno di rispetto e devozione verso la processione della Madonna Maria Ausiliatrice e per salutare i salesiani. Il timore è che le tradizioni salesiane (festa della Madonna Maria Ausiliatrice, di San Giovanni Bosco e di San Domenico Savio) abbandonino la città insieme alla Congregazione. In realtà non sarà così e a confermarlo è stato Monsignor Lupò: «Le tradizioni andranno avanti. Dobbiamo ringraziare i salesiani per averle radicate nel territorio, ma ora appartengono alla comunità. Fin quando questa comunità avrà rispetto per le proprie devozioni ci saranno le tradizioni. Quando la comunità taorminese penserà di non dover rispettare più le tradizioni, non ci sarà più niente da fare».

«Rivedere le forze e le esigenze del territorio» – Quindi come si riorganizzerà la comunità religiosa di Taormina? Per Monsignor Lupò «si tratta di rivedere le forze e le esigenze del territorio. Il tessuto parrocchiale è sempre stato unico. La realtà sono i giovani, gli anziani, le famiglie, la vita liturgica, le celebrazioni. Dobbiamo comprendere le nostre reali esigenze e dobbiamo tenere conto che ci sono anche i laici. I catechisti, le famiglie ci sono e danno il loro contributo. Questo è un aspetto da sottolineare, perché sono la risorsa naturale di una comunità. Ci sono tante famiglie, al momento, che si occupano dei giovani e non mi sembra corretto dare l’impressione che da un momento all’altro ci si trovi sprovvisti di tutto».

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