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L’incontro con il professor Ristagno – Nella giornata di ieri si è riunita la quarta Commissione consiliare ed era presente Luigi Ristagno, docente universitario che fa parte della Cabina di regia dell’Expo 2015 della città di Taormina. Il professore, a quanto pare, ha insistito su argomenti come la biodiversità e sull’idea di creare un orto biologico, tramite il lavoro degli studenti dell’Istituto Pugliatti, in modo da portare i frutti di quella terra all’Esposizione Universale di Milano per mostrare al resto del mondo le prelibatezze di questa zona. In realtà la città di Taormina non brilla, nonostante la presenza di importanti chef, per la sua cucina. Si mangia bene, ma le particolarità sono della zona e non solo della Perla dello Jonio. Però, come è noto, il tema dell’evento internazionale è “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Quindi si dovrà insistere su questo concetto e provare a emergere rispetto al contesto globale. Non sarà facile, anche se a Milano non mancano i paradossi. I padiglioni che hanno aperto al pubblico, infatti, hanno mostrato una multimedialità significativa in grado di mettere in ombra i prodotti alimentari.

Un Expo low cost L’Expo come una grande fiera, un palcoscenico con riflettori troppo forti che rischiano di non far vedere nulla ai visitatori. In un contesto del genere la città di Taormina, come le altre località italiane e non solo, rischia di perdere tempo. Se l’obiettivo è attirare turisti e portarli in Sicilia, si potrebbero spendere quei soldi in maniera diversa. È un concetto che si sta facendo strada anche a Taormina? L’impressione è che la somma da mettere a disposizione per l’Expo stia diminuendo con il trascorrere del tempo. Alcune indiscrezioni parlano di 87 mila euro e non più 130 mila euro, però si tratta di numeri che potrebbero sgonfiarsi in maniera significativa. Un Expo low cost, soprattutto tenendo in considerazione la figuraccia della Sicilia all’inaugurazione della Piazzetta e degli evidenti problemi dimostrati in questi giorni. Nell’ultimo periodo la Sicilia ha detto bye bye alla guida del Cluster Biomediterraneo. Il padiglione che è costato all’assessorato regionale all’Agricoltura tre milioni di euro ha i suoi limiti e dal punto di vista economico è un vero e proprio flop. Non ci sono altri aggettivi per definirlo.

I problemi del Cluster e l’aria siciliana – Come documentato da “Live Sicilia”, infatti, ci sono ancora diversi problemi. Innanzitutto manca una segnaletica per giungere al Cluster Biomediterraneo e una volta arrivati sul posto dovrebbe esserci un chiosco giallo a forma di moto ape, proprio vicino alla grande fontana. Sta là, ma è chiuso a causa di un problema tecnico. Non c’è un cavo elettrico e l’organizzazione di Expo tarda a consegnarlo. Poi ci sono gli intoppi che hanno suscitato polemiche in queste settimane: non esiste una copertura nella zona del palco e mancano prospetti esterni in grado di riportare l’identificazione e la segnaletica del Cluster. Insomma, che fine hanno fatto tutti quei soldi investiti dalla regione per l’Expo? Come è possibile che dopo aver speso quella cifra ci siano ancora tutti questi problemi? Nonostante ciò, nel Cluster si respira una forte aria siciliana. Almeno è così rispetto agli altri paesi. C’è la pasticceria “Sweet Sicily” che vende cannoli in continuazione e il “Sicilian Bakery” dove si può acquistare un trancio di pizza cucinato con farina di Tumminia e il pane “cunzato”. Oppure come non notare il “Sicilian Wine Bar”, dove si può degustare un calice di vino autoctono. Già, e Taormina, dal punto di vista culinario, cosa dovrebbe offrire? Se è vero che anche il contesto culturale e naturale, oltre al glamour, avrà la sua importanza, non bisogna dimenticare che l’ingrediente principale dovrà essere la cucina

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