Telegrammi di Bertrand Russell
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Casa Cuseni e il pacifismo di Russell – Telegrammi inviati da Parigi, Londra e diretti a Taormina e per essere precisi a Casa Cuseni, dove viveva Daphne Phelps. La nipote di Robert Kitson conservava proprio tutto, o quasi, e così tra i vari ricordi delle grandi personalità del Novecento che sono passate da Casa Cuseni si trovano i telegrammi che il filosofo inglese, Bertrand Russell, aveva inviato a Daphne Phelps. Era il 1949 quando l’autore di “Storia della filosofia occidentale” soggiornò a Casa Cuseni insieme alla sua terza moglie, Patricia Spencer. Un anno prima della consegna del premio Nobel per la Letteratura, quindi, lord Russell si trovava a Taormina e fu a Casa Cuseni che ricevette la telefonata che gli annunciava la sua candidatura al prestigioso riconoscimento. Ma al di là di queste vicende, che nel corso degli anni sono state raccontate in diverse occasioni, ciò che balza all’attenzione è come il noto impegno civile e politico di Russell arrivò fino alla storica casa museo della Perla dello Jonio. Il celebre pensatore, infatti, invitava l’amica Daphne a raduni di intellettuali progressisti e personalità letterarie e scientifiche che organizzavano, nel fatidico giorno del 30 aprile, una Giornata internazionale della Resistenza alla dittatura e alle guerre.

L’attivismo di Bertie e il voler coinvolgere Daphne Phelps – Erano gli anni in cui gli intellettuali erano parte integrante della vita sociale. Il periodo in cui si sognava un mondo di pace e fratellanza. Russell, del resto, era un’intelligenza anticonformista, fuori dal coro e dedicò una parte della sua vita, soprattutto gli ultimi anni, a coltivare i suoi ideali etico-politici e in particolar modo la libertà e la pace. Bertie, così lo chiamava in confidenza Daphne Phelps, fu colui che, insieme ad Albert Einstein firmò il Manifesto del 1955 in favore del disarmo nucleare. Queste idee andavano al di là della sua logica e delle teorie linguistiche documentate nelle sue speculazioni filosofiche. Bertie parlava di filosofia con Daphne Phelps a Casa Cuseni, aveva instaurato un buon rapporto e non sorprende l’insistenza che emerge dai telegrammi dell’epoca. Voleva che anche Daphne partecipasse a quegli incontri. E così fu. Come poteva non presenziare? Al di là del legame con lord Russell, documentato da un ricco materiale fotografico presente a Casa Cuseni, c’erano personalità del calibro di Albert Camus, Jean-Paule Sartre, David Rousset, Carlo Levi e Ignazio Silone.

L’attualità di quei telegrammi – Per l’ennesima volta il Museo di Casa Cuseni conferma di essere l’ombelico del Mediterraneo. Di quel mare che, in un momento storico come quello attuale, è simbolo di morte, disperazione, paura, guerra e instabilità. Non solo a causa delle continue e incessanti migrazioni che fanno della Sicilia un punto d’arrivo, ma anche per le guerre e i vari conflitti civili che sono scoppiati in quei paesi che fino a poco tempo fa festeggiavano l’inizio delle “primavere arabe”. In realtà quell’entusiasmo è stato spazzato via dal fanatismo islamico dell’Isis e così dalla primavera si è passati a un freddo inverno. Teste tagliate, l’oscurantismo e la dittatura del Califfato si diffondono a macchia d’olio e monumenti secolari vengono distrutti con una normalità disarmante. Già, quei telegrammi di pace e partecipazione civile di Bertrand Russell giunti a Casa Cuseni, che si affaccia sul Mediterraneo, tornano d’attualità. Fanno riscoprire la centralità di questo luogo anche da un punto di vista geografico, politico e culturale. Si, di fronte a una situazione così sconfortante il Museo taorminese può tornare a coltivare la pace, la lotta contro le guerre e le dittature. Del resto il terreno sul quale costruire è fertile. Quei telegrammi sono una testimonianza straordinaria, un testamento che non può rimanere fine a se stesso ma deve attualizzarsi al contesto dell’età contemporanea.

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