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Il giovane barone tedesco Wilhelm von Gloeden lancia Taormina nel mondo, facendola apparire, grazie alle sue fotografie, come una piccola città mitologica appartata tra una rupe e il mare. Il barone manda in giro e riesce a far pubblicare sui quotidiani del tempo scorci di un mondo mitologico rivisitato con il gusto languido e romantico di un europeo di fine Ottocento. L’epoca di Von Gloeden coincide con il periodo definito da molti storici “la grande febbre per Taormina”: altissime personalità della cultura, dell’arte e importanti regnanti, che possono consentirsi di viaggiare, giungono in questa città incantata del profondo Sud dell’Europa. Noi siamo certi, comunque, che il barone von Gloeden una volta a Taormina ha conosciuto un uomo straordinario, un artista della fotografia, cui deve molto e che gli ha fatto da mentore. Quest’uomo è Giovanni Crupi, che della sua grande passione appunto la fotografia ne fa un arte, aprendo il suo primo studio in Via Teatro Greco e una filiale in Piazza Duomo nel 1885.

Wilhelm von Gloeden assorbe certamente la passione per gli esperimenti con le tecniche d’impressione e stampa di cui Crupi conosce tutti i segreti. I due fotografi stringono stretti rapporti di collaborazione e di amicizia e si può perfino ipotizzare che per le fotografie di grandi dimensioni Crupi chiedesse in prestito a Von Gloeden l’apparecchio fotografico formato 30×40 cm, donato al tedesco dal Granduca Federico III di Mecklenburg, e che invece fosse lo stesso Crupi a stampare e a vendere le foto di Von Gloeden e le sue ai “forestieri” che venivano a Taormina. Giovanni Crupi, artista di talento, gentiluomo dal carattere schivo, è certamente il fondatore della fotografia artistica siciliana, il suo patrimonio fotografico è stato conservato con cura dalla famiglia Fiumara, un patrimonio storico e culturale di grande rilievo per la nostra città. Consigliere comunale eletto il 9 novembre del 1889, Giovanni Crupi, un uomo dai modi raffinati, schivo e introverso, viveva nella splendida villa Mon Repos, frequentando quel bel mondo che, soprattutto nel periodo invernale, soggiornava nel mite clima di Taormina. Assiduo soprattutto dell’entourage della baronessa lettone Stempel di cui sposò la dama di compagnia, Crupi dedicò tutta la sua vita alla fotografia artistica intesa come legame inscindibile tra la monumentalità e la naturalità. Le sue foto di fatto inseriscono elementi nuovi in un contesto naturalistico e si distinguono per un modo moderno e unico di registrare la realtà.

L’esplorazione fotografica di Giovanni Crupi spazia tra tipi antropologici, mestieri, costumi d’epoca, spesso inseriti in una natura intatta, arcaica, mitologica della Sicilia de tempo. Le sue foto tendono a creare particolari atmosfere che rafforzano l’idea della mediterraneità. Le vedute dei siti archeologici di Taormina, Siracusa e Agrigento acquistano nuove valenze estetiche e rivelano una personalità poetica. Dal 1901 al 1910, Crupi è stato in Egitto a Heliopolis, mentre in questo periodo il laboratorio fotografico taorminese proseguì l’attività grazie al nipote Francesco Galifi, che ne ha ereditato in pieno l’amore per l’arte antica della fotografia, di cui Giovanni Crupi è un brillante e acuto innovatore.

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