L’unghia del gattopardo – Giardini Naxos e i suoi 9.200 abitanti circa. Una popolazione appena inferiore a quella di Taormina, ma con le stesse questioni da affrontare. Quando si parla di elezioni amministrative, per esempio, il tema del familismo emerge in tutta la sua forza radicale. In realtà è un fenomeno diffuso anche in grandi città come Messina, dove durante le ultime elezioni comunali c’era quasi un candidato per famiglia. Non è una questione che riguarda soltanto la Sicilia o il meridione, ma ormai si è diffusa, più o meno, in tutto il Paese. È un modo per controllare i voti, “picchi u votu a me soru o a me cugnatu” non posso non darlo e lo stesso vale per amici di una vita e così via. Il familismo è una sorta di ragnatela per tenere bloccato, fermo, immobile il territorio. È l’unghia del gattopardo, uno dei mali che non fanno emergere le potenzialità, in questo caso, della Sicilia e delle sue città piccole o grandi che siano.

Pericle e il discorso frainteso – È ironico che a Naxos, la prima colonia greca fondata in Sicilia, si fraintendano le parole di Pericle. Si, il pensiero va al celebre discorso di Pericle agli ateniesi che, a quanto pare, non è stato ben compreso da qualcuno. Quando si diceva che «qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia», non vuol dire candidare chiunque alle imminenti elezioni amministrative. «Favorire i molti invece dei pochi”, in realtà, significa garantire l’esercizio democratico. Invece il concetto è stato ribaltato, ha subito una degenerazione ed ecco la moda del familismo. Tra candidati al comune e assessori in pectore, chiunque può indossare i panni del politico per caso e affermare che c’è un candidato per nucleo familiare non è un’esagerazione. In queste occasioni è sufficiente guardarsi intorno per capire che anche il nostro vicino di casa, oppure un lontano parente, si trova coinvolto nella battaglia elettorale.

Il compimento della società annunciata da Jünger – Tutti potrebbero essere i nuovi protagonisti della politica di Giardini Naxos. Il trionfo dell’operaio, per citare Ernst Jünger, la vittoria della società di massa che rischia di distruggere il principio fondamentale della democrazia: la libera scelta. Qualcuno potrebbe pensare al compimento dei valori democratici, perché il semplice cittadino si interessa alla cosa pubblica, ma non è così. È soltanto un’illusione, considerando che in molti casi le candidature sono pilotate e il desiderio di alcuni aspiranti “politici” è imboscarsi nella giungla locale e accomodarsi in un confortevole posto “all’ombra”. È chiaro che, in un contesto del genere, non c’entrano nulla il senso civico e lo spirito di appartenenza alla città. Non c’è novità nella filosofia del “candidiamoci tutti”. Invece diventano protagonisti, tanto per cambiare, soliti vizi che sembrano non passare mai di moda: il clientelismo e il familismo. Due termini che non hanno mai abbandonato l’Italia e in particolar modo la Sicilia.

Come si può guarire se la malattia non è scomparsa? – Due concetti che nel corso del Novecento sono stati denunciati da intellettuali del calibro di Antonio Gramsci e Piero Gobetti. Il primo ha attaccato le logiche clientelari nella “Questione meridionale”, mentre il pensatore liberale ha evidenziato nella sua breve vita il familismo come un male dell’Italia dei suoi tempi. Sono trascorsi decenni, siamo in un nuovo secolo, ma il familismo è sempre protagonista nelle campagne elettorali. Magari ha assunto forme diverse e si è adattato ai tempi, ma la sostanza non cambia. Candidare più cittadini possibili vuol dire controllare in maniera capillare i voti. E’, se vogliamo, una forma di ricatto e quindi di assenza di democrazia. Non è esagerato chiamarlo metodo mafioso: ti candido in una lista così so per certo che tutto il tuo nucleo familiare ti sosterrà e quindi assicurerà un pacchetto di voti al nostro candidato sindaco. No, un simile modo di agire non fa parte della democrazia. È, semmai, un modo per distruggerla del tutto. In queste settimane si continua a ripetere che le elezioni amministrative di Giardini Naxos sono fondamentali, perché non si può più sbagliare. È l’anno zero e bisogna ricostruire tutto. Ma come può cambiare la città in provincia di Messina se ci si basa su ciò che ha contribuito ad affossarla come il clientelismo e il familismo? Forse, però, è venuto il momento che Naxos si metta in relazione con la propria storia e interpreti in maniera corretta il discorso ellenico di Pericle.

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