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I frammenti del Novecento a Casa Cuseni – Casa Cuseni prosegue sulla strada dell’arte. Un percorso segnato, obbligatorio, considerando il contesto del Museo. La Casa della cultura novecentesca della Sicilia, infatti, ha ospitato artisti e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo. Donne e uomini attirati da un edificio e dai contenuti raccolti e conservati da Robert Kitson e Daphne Phelps. Personaggi che abbiamo incontrato sui libri di scuola e nelle pagine culturali dei grandi quotidiani nazionali, a Casa Cuseni hanno lasciato un frammento, una parte della loro vita che viene custodita in questo edificio tra il mar Mediterraneo e il fuoco dell’Etna. In un contesto del genere qualsiasi cosa può diventare arte e a maggior ragione lo sono dipinti (in questo caso incisioni) di artisti che hanno fatto la storia. “Art’s? It’s just a job” giunge alla seconda tappa, un secondo appuntamento in cui emerge la collaborazione tra il Museo di Casa Cuseni e la Galleria d’Arte Moderna di Giardini Naxos. Una mostra che è stata inaugurata il 14 maggio (e si concluderà il 30 maggio) nella sala espositiva della Casa taorminese.

Dalì, Campigli, Villon – I visitatori potranno soffermarsi davanti alle opere di Salvador Dalì, “Puntasecca e acquatinta del 1975”; Jacques Villon, “acquaforte del 1963”; Luigi Veronesi, “Xilografia a colori del 1937”; Luigi Toccacieli, “acquaforte con applicazioni manuali”; Sigfrido  Oliva, “acquaforte”; Bruno Missieri, “acquaforte a colori”;  Bruno Caruso, “acquaforte del 1965”; Gino Severini, “acquaforte del 1962”; Massimo Campigli, “acquaforte del 1962”; Marino Marini, “acquaforte del 1975”; Canfarini, “acquaforte”. È l’incisione il filo conduttore della mostra. Come sottolineato dal direttore di Casa Cuseni, Franco Spadaro, e da Franco Santisi per la Galleria d’Arte Moderna di Giardini Naxos, «il valore educativo dell’incisione è maggiore di  quello del pezzo unico e si può dare un piccolo contributo per riconoscere il merito e il valore dei mastri incisori che permettono al grande pubblico la fruizione di pregevoli opere d’arte».

Una pratica molto diffusa tra l’epoca moderna e quella contemporanea – I due curatori della mostra parlano di unicità dell’opera d’arte e di incisioni, una pratica per produrre diverse volte una stessa opera. «Il pezzo unico, proprio per la sua unicità, è visibile solo da pochi eletti nel museo o nell’abitazione dove l’opera è allocata. Storicamente i pittori si rivolgevano a mastri incisori o divenivano loro stessi incisori, per produrre più copie del loro lavoro, replicando per un numero definito di volte l’opera e permettendone quindi una fruizione globale. L’incisione ha pertanto un valore educativo elevato se teniamo conto che raggiunge il grande pubblico più di quanto possa farlo l’opera unica». Del resto si sono cimentati in questa pratica tutti i grandi pittori dell’età moderna e contemporanea: da Chagall, Dérain, Léger, a Nolde e Kokoschka, da Picasso, Miró e Dalí, a Carrà, Morandi, Campigli, Guttuso. Un modo di fare che ha reso impossibile scindere una storia dell’incisione dalla fisionomia dei diversi momenti culturali e dall’attività dei singoli artisti che si sono dedicati a questa pratica.

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