Gabriele Salvatores
Gabriele Salvatores

Il legame con il Meridione – Gabriele Salvatores al Taormina Film Fest, che si svolgerà con un’anteprima a Messina il 12 giungo e a Taormina dal 13 al 20 giugno. Si tratta di uno dei più importanti registi italiani ed europei, vincitore nel 1992 del premio Oscar per “miglior film straniero” con “Mediterraneo”. È in quell’arco di tempo che Salvatores vive un periodo di grande fama, dopo i successi cinematografici rappresentati da “Marrakesh Express” e “Turné”. In queste pellicole, e soprattutto in Turnè, Gabriele Salvatores ha messo in evidenza una sua riflessione su alcuni temi che lo caratterizzano: il viaggio come fuga, l’amicizia virile, la goliardica solidarietà generazionale e il peso dei ricordi. Altro argomento verso il quale Salvatores ha sempre mostrato una grande sensibilità è quello del “sud”. Il luogo di nascita, Napoli, ha influito in maniera decisiva verso questo interesse. Ma c’è di più. Salvatores ama il meridione, vuole conoscerlo, cerca di percorrerlo nelle sue particolarità, unicità. Per un motivo del genere, il suo arrivo a Taormina ha un valore cinematografico davvero significativo.

Tra campagna e mare – E a proposito di Mezzogiorno, Salvatores, con riferimento alla Basilicata, aveva detto: «Prendere l’autostrada Napoli-Bari, uscire a Candela e puntare verso Sud. E s’incontreranno colline di grano a perdita d’occhio. È il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino». L’ultima parte è un concetto che può essere esteso a tutto il sud, anche a una buona fetta di Sicilia. Taormina, luogo bucolico ricordato nei viaggi di Goethe, oggi ha perso quel senso campestre, ma chissà quali sentimenti susciterà in Gabriele Salvatores quando arriverà in Sicilia. Emozioni, sensazioni nell’isola del Mediterraneo che sta vivendo un momento particolare, quello dei continui e incessanti sbarchi di migranti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Quel Mare Nostrum raccontato e mostrato nel celebre film, nonostante la crudeltà della Seconda guerra mondiale, non si era imbruttito. Aveva conservato la sua profondità, i suoi colori, i riflessi, la sua poesia. A prescindere dall’evento catastrofico per eccellenza del Novecento, Salvatores era riuscito a scorgere il bello nel Mediterraneo che in quel momento storico era un luogo bellico tra morti e conflitti.

Taormina e i significati cinematografici di Salvatores – Oggi, dopo gli sbarchi e le centinaia di morti sui barconi, il Mediterraneo è diventato un “mare di indifferenza”. Le sue acque non sono più simbolo di incontri e confronti, di scambi commerciali e culturali. Il Mediterraneo è un confine, un muro liquido contro cui vanno a sbattere “povirazzi” provenienti da altri continenti. Di fronte a un simile cambiamento, Gabriele Salvatores riuscirebbe a mostrare ancora il bello del “Mare Nostrum”? Meridione e Mediterraneo. Intorno a queste due parole c’è una parte consistente della carriera di Gabriele Salvatores. Risale al 1993, a tal proposito, il film “Sud”. Era una storia ambientata in un paesino del Meridione in una domenica di elezioni, dove quattro disoccupati disperati avevano occupato un seggio elettorale e avevano preso in ostaggio, per caso, la figlia del boss della zona. La protesta sfuggì di mano ai quattro senza lavoro e finì per avere un inaspettato eco mediatico. Era uno spaccato del Mezzogiorno, lo sguardo di Salvatores verso la sua terra. Come lo è stato anche “Io non ho paura”, pellicola tratta dal libro di Niccolò Ammaniti, ambientata ad Acqua Traverse, un piccolissimo borgo rurale della Basilicata. Tra campagna e mare, tra Meridione e Mediterraneo. Quanti significati ci sono nell’arrivo di Gabriele Salvatores a Taormina, città della Sicilia, punto di riferimento del turismo meridionale e terrazza che si affaccia sul Mediterraneo.

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