Carla La Placa, giovane imprenditrice catanese

È partito lo scorso primo maggio Expo Milano 2015, il più grande evento mai organizzato in tema di alimentazione e nutrizione. Per sei mesi il nostro Paese sarà luogo di incontro e di dibattito sul tema del cibo sano e della produzione sostenibile nel rispetto della biodiversità. Per la Mostra delle Regioni, nella sezione Potenza del saper fare, una giovane donna catanese, Carla La Placa, è stata scelta per rappresentare la Sicilia con la sua azienda agricola San Giovannello. L’abbiamo incontrata a Villarosa, nel cuore dell’isola, dove ha sede la sua azienda e dove da anni è impegnata nella produzione e nella tutela, come seed saver, di grani antichi siciliani.

Cosa vuol dire per lei rappresentare la Sicilia in un evento di portata mondiale?
«È un onore, perché la mia realtà imprenditoriale è stata scelta tra tante aziende che in Sicilia fanno qualità; è un onere perché ciò mi spingerà a migliorare sempre più il lavoro svolto nella mia azienda»

Lei è cresciuta in una grande città come Catania. Quando è nata la sua passione per la terra e come ha scoperto le varietà di semi a rischio di estinzione che oggi si occupa di preservare?
«La passione per la terra è nata quando, da ragazzina, con la mia famiglia trascorrevo in campagna le vacanze estive. Le varietà di legumi e grani antichi che oggi coltivo in azienda le ho scoperte pian piano ed in particolar modo grazie alla stazione consorziale sperimentale di granicoltura di Caltagirone. La stazione si occupa della conservazione del germoplasma. Io ho iniziato dal 2006 introducendo in azienda le sementi di grano timilia, le lenticchie nere delle colline ennesi e la cicerchia di Aidone. Ho iniziato a suddividere la superficie aziendale in piccole parcelle destinate alla loro coltivazione. Negli anni ho introdotto sia la coltivazione di altre varietà antiche, come il cece nero, la fava larga di Leonforte, il cece rosso di cianciana e il grano Maiorca, un grano tenero antico siciliano, che la coltivazione di varietà di legumi non antichi come il cece sultano o la lenticchia maior, ottimi per soddisfare le crescenti richieste di prodotti a km zero di attenti consumatori sempre più vegetariani.

Il cibo sano e la tutela della biodiversità saranno alcuni degli importanti temi che animeranno il dibattito all’interno di Expo 2015. Quanto questa scelta produttiva ha caratterizzato la sua attività?
«L’azienda agricola che gestisco da 15 anni produce prodotti certificati da agricoltura biologica. Il non uso di sostanze chimiche e tossiche per la produzione di generi alimentari ha fatto si che i terreni della mia azienda si ripopolassero di insetti “amici”. La presenza di coccinelle, lucciole e l’aumento degli insetti ha a sua volta permesso il ripopolamento delle rondini nel territorio. Nel mio piccolo, quindi, mi occupo di salvaguardia della biodiversità ma anche di un intero ecosistema»

Quanto è difficile per una donna lavorare e farsi valere nel campo dell’agricoltura?
«Per me è stato difficile iniziare, avevo poco più di 18 anni e arrivavo dalla città, non avevo le giuste competenze. Si c’era mio padre che per i primi anni mi ha guidato nell’imparare a gestire l’azienda. La difficoltà maggiore è stata quella di affermare il ruolo di una donna come capo azienda in un contesto prettamente maschilista. Oggi le cose per fortuna stanno cambiando: in agricoltura negli ultimi anni hanno iniziato a lavorare molti giovani uomini e donne. Quello agricolo è diventato un mondo in evoluzione e aperto al cambiamento e all’innovazione».

La sua partecipazione all’Expo di Milano rappresenta un grande riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni nel territorio. Che messaggio si sente di lanciare ai suoi coetanei, la maggior parte dei quali oggi si trova a fare i conti con un mondo del lavoro paralizzato dalla crisi economica?
«Credere nei propri sogni ed essere disposti ad affrontare grandi sacrifici pur di realizzarli. Consiglio ai giovani di avvicinarsi alla realtà agricola che anche in caso di crisi economica consente loro di produrre cibo e mantenendone elevata la qualità hanno la possibilità di contribuire al benessere dell’ambiente, del territorio e della gente che vive in esso».

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