Impressioni di maggio – Il grande autore tedesco, nato a Francoforte sul Meno il 28 agosto del 1749, fu protagonista di un intenso viaggio in Sicilia dal 2 aprile al 14 maggio 1787. La Sicilia e i tedeschi. Un rapporto speciale, quasi unico. Nel periodo stagionale in cui iniziano ad aumentare i viaggiatori teutonici a Taormina e nel resto delle altre località turistiche della Trinacria, si potrebbe pensare a tutti quei grandi intellettuali, come Johann Wolfgang Goethe, che decisero di visitare la Sicilia. Come non citare, tra i tanti, il filosofo Friedrich Wilhelm Nietzsche che giunse sulle coste sicule per beneficiare del clima mediterraneo e del sole che accarezza il paesaggio in maniera diversa, unica, rispetto alla Germania. La Sicilia vista con gli occhi di un tedesco è qualcosa che oggi, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, si può leggere con facilità tramite i principali quotidiani internazionali, che hanno una rubrica di viaggi dove il riferimento “Taormina” è immancabile, oppure tramite quei siti online dedicati al viaggio e alla scoperta. Però, prima dell’epoca della tecnologia e ancor prima dell’età delle ideologie novecentesche, Goethe, figura chiave nel passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo, ha lasciato le sue impressioni sull’isola italiana e in particolar modo su Taormina nel libro “Viaggio in Sicilia”.

«Mai, forse, un pubblico, in teatro, ebbe davanti a sé simile prospettiva» – Era il mese di maggio e per la precisione lunedì 7 maggio, quando l’autore del “Faust” da Catania giungeva nella Perla dello Jonio. Le sue parole sono rimaste scolpite nel tempo. Non sono sbiadite come una fotografia antica, non sono passate di moda come un libro o una canzone di successo. Quelle parole stanno al proprio posto, magari un po’ impolverate. Però rappresentano uno di quegli aspetti che hanno contribuito a rendere Taormina la “Diva Mediterranea”. E a tratti è emozionante poggiare lo sguardo su qualcosa che è stato visto da uno dei più grandi autori della letteratura mondiale. «Quando si è saliti in alto sulle parti delle rocce che si elevano non lontano dalla riva, si trovano due sommità unite da un semicerchio. Qualunque fosse la sua forma naturale, l’arte vi ha concorso per formarne un teatro semicircolare destinato agli spettatori. Delle mura e altre costruzioni supplementari in mattoni, hanno aggiunto i corridoi e le sale necessarie. […] Se si prende posto dove una volta sedevano gli spettatori che erano più in alto, si dovrà confessare che mai, forse, un pubblico, in teatro, ebbe davanti a sé simile prospettiva».

Sfumature bucoliche smarrite con il trascorrere del tempo – In parte la descrizione di Goethe, paragonata al nostro tempo, non coincide più con la realtà. Il paesaggio è cambiato e in alcuni casi si è imbruttito. Meno alberi e più cemento caratterizzano Taormina e la sua costa. «A dritta, su grandi rocce, si elevano delle foreste; più lontano e più in basso è la città, e sebbene queste costruzioni siano moderne, ve n’erano un tempo di simili allo stesso posto. Poi la vista si estende su tutta la lunga catena delle schiere di montagne dell’Etna. A sinistra è la riva fino a Catania, anzi, fino a Siracusa. L’immensa montagna fumante termina questo vasto quadro che non ha nulla di spaventevole perché l’atmosfera vaporosa allontana e addolcisce gli oggetti». Il panorama che ogni giorno viene visto da migliaia di persone, in passato è stato ammirato anche da Johann Wolfgang Goethe che, nel suo girovagare per Taormina, ne descriveva anche un tratto bucolico che con il trascorrere del tempo è venuto meno: «In un brutto giardino di contadini, che è lasciato in abbandono, mi sono seduto sui rami d’un albero d’arancio per immergermi nelle mie fantasticherie. Suona un po’ strano il dire i rami d’arancio su cui siede un viaggiatore; ma si trova assolutamente naturale quando si sa che l’albero d’arancio, abbandonato a se stesso, si divide, poco al di sopra della radice, in ramicelli che, col tempo, divengono dei rami robusti». Si, maggio è il mese “laico” di Goethe a Taormina.

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