La richiesta della giovane “Kiosks Sea S.r.l.s.” – Nel momento in cui si è riaperta la discussione sul villaggio “Le Rocce” e sulla necessità di rendere il promontorio fruibile al pubblico, nel rispetto della natura, ecco che una brutta notizia giunge dall’Isola Bella. Il 19 marzo 2015 la società “Kiosks Sea S.r.l.s.” (la sigla S.r.l.s. sta a significare che la società in questione è “semplificata”), rappresentata dall’amministratore unico Ivan Romeo, aveva fatto richiesta di una porzione di specchio acqueo, di metri quadrati 267,77, per l’installazione di sei gavitelli con segnalamento notturno e relativa fascia di rispetto perimetrale per consentire la collocazione di una piattaforma galleggiante destinata a isola relax. Ci saranno un banco rinfresco, sedie e ombrelloni. Una sorta di piccola struttura simile a quelle presenti nelle località esotiche. È strano, però, che un’azienda costituita il 23 gennaio 2015 abbia così ambiziose mire. Considerando, con precisione, che ha un capitale sociale di soli 1000 euro. Alquanto strano, per utilizzare un generoso eufemismo, che un’azienda del genere, che svolge attività di gestione di stabilimenti balneari (marittimi, lacuari e fluviali), punti a collocare una struttura all’interno della Baia dell’Isola Bella. E tutto dovrà avvenire in fretta e furia. Nel documento firmato dal dirigente dell’Ufficio del Demanio marittimo di Messina, ingegnere Francesco Bonasera, si legge che è presente un vero e proprio countdown che scadrà il 5 giugno. Chi vorrà presentare per iscritto delle osservazioni in difesa dei diritti della zona, avrà tempo fino a 30 giorni successivi alla data di pubblicazione dell’avviso. In seguito si procederà alla concessione.

Quando la regione istituiva la Riserva naturale – Si tratta di un documento con la firma del Dirigente dell’ufficio del Demanio marittimo di Messina, un organo della regione Sicilia (più precisamente dell’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente). Un vero e proprio paradosso, perché era il 4 novembre 1998 quando per decreto avveniva l’istituzione della Riserva naturale Isola Bella, ricadente nel territorio del comune di Taormina. A tal riguardo nell’articolo 3 del decreto si legge che «la riserva naturale è individuata come riserva naturale orientata al fine di conservare e tutelare il particolare valore paesaggistico». Come se non bastasse, il complesso di “Villa Caronia” è stato acquisito al patrimonio della regione Sicilia con contratto di compravendita reso esecutivo nel 1991 e, insieme a Isola Bella, destinato anch’esso a Museo Regionale Naturalistico. In più, nell’articolo 4 del decreto, c’è scritto che «nei territori destinati a riserva e pre-riserva vigono le disposizioni regolamentari, con cui si stabiliscono le modalità d’uso e divieti da osservarsi, di cui all’allegato numero 2 che forma parte integrante del presente decreto». Dopo simili premesse, non si capisce per quale motivo la regione abbia così celermente intrapreso l’iter che potrebbe portare all’accoglimento di una simile proposta, per di più in una zona riconosciuta come Sic (Sito di importanza comunitaria).

Area_Protetta

Quei divieti presenti, anche, nella zona B – Già, e cosa c’è scritto in questo “allegato numero 2”? Nei vari divieti, alla lettera c delle norme per la zona B (ovvero pre-riserva), è vietata «la collocazione di strutture prefabbricate anche mobili e di roulotte. E’ ammessa deroga unicamente a favore dell’ente gestore per le finalità di gestione, qualora non vi siano manufatti esistenti da destinare a tale funzione, previo nulla osta dell’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente, sentito il parere del C.R.P.P.N.». Viene espresso un chiaro divieto per la collocazione di strutture mobili. Non può esserci riferimento più chiaro contro la piattaforma (mobile, ancorché possa essere ancorata al fondale) che dovrebbe essere collocata vicino l’Isola Bella. A questo vanno ad aggiungersi i divieti previsti dalla vigente normativa statale e regionale in materia di tutela dei beni culturali e ambientali e del paesaggio, di tutela del suolo, delle acque e dell’aria dagli inquinamenti, di forestazione e polizia forestale e di esercizio venatorio. Interessante, inoltre, il divieto documentato nella lettera i («asportare o danneggiare rocce, minerali, fossili e reperti di qualsiasi natura, anche se si presentano in frammenti sciolti superficiali, salvo per motivi di ricerca scientifica a favore di soggetti espressamente autorizzati con apposito disciplinare dell’ente gestore»).

«Interventi non in contrasto con la conservazione degli ambienti naturali» – Stando alle coordinate (latitudine 37°, 51’, 7.23’’; longitudine 15°, 18’, 6.80’’) presenti nel documento firmato dal Demanio marittimo di Messina, la struttura dovrebbe essere montata nella pre-riserva dove le norme sono meno stringenti rispetto alla riserva. Però, come evidenziato con le lettere “c” ed “i”, anche in questo contesto una piattaforma del genere non avrebbe alcun senso. Sebbene non vietato, non c’è nemmeno scritto in alcun modo che una piattaforma come quella proposta possa essere inserita all’interno di una Riserva orientata, che, come si può leggere in diverse definizioni, «è un tipo di area naturale protetta in cui sono consentiti interventi colturali, agricoli o silvo-pastorali purché non in contrasto con la conservazione degli ambienti naturali. Al contorno delle zone di Riserva (zona A) è individuata un’area di pre-riserva (zona B) a sviluppo controllato al fine di integrare il territorio circostante nel sistema di tutela ambientale». Quindi, stando a questa precisazione, non ci sarebbe la possibilità di dare una concessione come quella paventata dal Demanio marittimo di Messina.

Una bellezza descritta nella scheda del Sic – L’Isola Bella, infatti, è una bellezza paesaggistica costituita, come si legge nella Scheda del Sic, «da rocce calcaree mesozoiche, con qualche limitato affioramento di substrati silicei. Il bioclima rientra nel termomediterraneo subumido inferiore. Gli aspetti vegetazionali più rappresentativi di questa area sono le formazioni alofile tipiche delle scogliere marine caratterizzate da Limonium ionicum e Crithmum maritimum, come pure quelle casmofile delle pareti rocciose a Dianthus rupicola e Scabiosa cretica. Frequenti sono pure aspetti di macchia a Euphorbia dendroides che colonizzano i costoni rocciosi, sostituite nelle zone più pianeggianti da formazioni a Rhamnus alaternus e Teucrium fruticans. Abbastanza peculiari le praterie steppiche a Hyparrhenia hirta, nelle quali si localizzano alcune specie termoxerofile di tipo nord-africano. Pregevole tratto di costa alta calcarea di grande valore paesaggistico e naturalistico, soggetta ad una forte pressione antropica di tipo urbanistico e turistico. Qui si trovano diverse specie abbastanza rare in Sicilia, alcune esclusive di questa area, che per il loro rilevante interesse fitogeografico sono menzionate fra le specie meritevoli di protezione. La fauna presenta un notevole interesse scientifico e biogeografico. Fra le specie ornitiche merita menzione il Gabbiano corso, specie relativamente rara che trova un ambiente particolarmente favorevole nel sito, anche in relazione alle misure di salvaguardia al quale esso è attualmente sottoposto; in particolare il divieto di transito per le imbarcazioni sembra aver prodotto effetti molto positivi su questa specie, incrementandone sensibilmente le presenze negli ultimi anni. Sull’Isola Bella vive una sottospecie endemica di Lucertola, Podarcis sicula medemi, meritevole di stretta tutela in considerazione delle ridotte dimensioni della sua popolazione. Malgrado le sue ridotte dimensioni, il sito ospita una ricca fauna invertebrata con molte specie endemiche e/o rare, talora molto localizzate in Sicilia».

L’onda lunga della concorrenza – Limitandosi agli aspetti formali dell’avviso diramato dall’Assessorato regionale, sorge un primo elemento di perplessità in ordine alla interpretazione dello stesso. Nell’avviso si legge, infatti, che decorso il termine per la presentazione delle osservazioni, finalizzate «a tutela di eventuali diritti», la regione «darà ulteriore corso alla pratica». Cosa vogliono dire tali espressioni? Stando alla lettera dell’avviso in questione, innanzitutto, non si specifica chi siano tali portatori di “diritti” che potrebbero essere teoricamente lesi dalla installazione di una piattaforma del tipo di che trattasi. Sono forse i proprietari di edifici frontistanti lo specchio di mare interessato dalla “isola galleggiante”, che vedrebbero leso il loro diritto di veduta? Forse eventuali società con un oggetto sociale simile a quello della Kiosks, che potrebbero vantare un loro interesse a prendere parte a una procedura concorrenziale per l’avvio di una simile iniziativa imprenditoriale? Al momento non pare potersi esprimere un giudizio in merito, tenendo conto anche del fatto che – in teoria – entrambe dette categorie di soggetti potrebbero prendere parte al relativo procedimento che, peraltro, almeno a leggere l’avviso in commento, non sembra debba necessariamente concludersi con il rilascio della concessione. La regione, infatti, scrive solo che «darà ulteriore corso alla pratica», ma non esprime da subito un proprio chiaro assenso alla installazione. Cosa vuol dire, dunque, dare corso alla pratica? Probabilmente, non avendo motivo di dubitare delle intenzioni dell’amministrazione regionale, dovrà intraprendersi almeno una conferenza di servizi (v. artt. 14 e segg. L. 7 agosto 1990, n. 241) tra le amministrazioni potenzialmente interessate ad esprimere un giudizio sulla nuova conformazione che l’assetto del “suolo” verrebbe ad avere in seguito alla installazione. In seguito, sembra ragionevole ritenere che, prima di individuare la Kiosks come concessionaria dello specchio d’acqua, la regione debba anche esperire – almeno – una procedura di evidenza pubblica (almeno questo è il parere dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che, nel proprio Parere sulla normativa del 15 febbraio 2013, ricorda come, secondo certa parte della giurisprudenza, «alle concessioni di beni pubblici di rilevanza economica  (e, tra queste, specificamente ricomprese le concessioni demaniali marittime), poiché idonee a fornire una situazione di guadagno a soggetti operanti nel libero mercato, devono applicarsi i principi discendenti dall’art. 81 del Trattato UE e dalle Direttive comunitarie in materia di appalti, quali quelli della loro necessaria attribuzione mediante procedure concorsuali, trasparenti, non discriminatorie, nonché tali da assicurare la parità di trattamento ai partecipanti (TAR Campania, Napoli, VII, 3828/2009)». Non sappiamo come evolverà, dunque, l’iter intrapreso dalla regione, ma, almeno secondo gli orientamenti appena citati, non sembra sia “in vista” il momento dell’installazione richiesta dalla Kiosks.


Nota: (Si ringrazia per le delucidazioni giuridiche e la collaborazione lo studio legale Salvo di Roma)

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